La mia esperienza unica con la maturità 2020 in tempo di Covid
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: oggi alle 10:45
Riepilogo:
Scopri come affrontare la maturità 2020 durante il Covid, con strategie e riflessioni per superare l'esame orale in un anno scolastico unico 📚
Introduzione
La maturità è da sempre uno dei passaggi più emblematici nel percorso di ogni studente italiano. Rappresenta, infatti, non solo l’ultimo banco di prova prima di lasciare le mura della scuola superiore, ma anche un vero e proprio rito di passaggio all’età adulta. Tra tesine, ripetizioni, ansie condivise con i compagni di classe e i conti con se stessi, l’esame di Stato è entrato nell’immaginario di generazioni di studenti, raccontato nei romanzi di formazione come “Cuore” di De Amicis o nella poesia ironica e dolente di Umberto Saba e Pier Paolo Pasolini, che descriveva la scuola come un luogo di speranze ma anche di pressioni.Il 2020, però, ha riscritto la sceneggiatura di questo rito antico. All’improvviso, la pandemia di Covid-19 ha costretto a chiudere scuole, a sospendere le abitudini e a rivedere regole inviolabili. Anche la maturità si è ritrovata stravolta da provvedimenti d’emergenza mai visti prima nella storia della Repubblica: niente prove scritte, solo un maxi orale, ed esami in presenza con mascherine, distanze e inquietudini condivise. In queste pagine, racconterò la mia personale esperienza con la maturità 2020, cercando di trasmettere il clima, le emozioni, le difficoltà e le piccole strategie che permettono di sopravvivere – e, perché no, crescere – anche nelle tempeste più imprevedibili.
---
Il contesto eccezionale della maturità 2020
Quell’anno scolastico, iniziato come tutti gli altri tra ottobre e gennaio, si interruppe bruscamente quando il coronavirus divenne realtà quotidiana in Italia. Ricordo perfettamente il 4 marzo, giorno in cui arrivò la notizia: scuole chiuse “fino a nuovo ordine”. Nessuno si aspettava che da quel giorno non saremmo più tornati in aula fino a giugno, con le cartelle rimaste sulle sedie e i libri ad aspettarci sui banchi.La didattica a distanza, la famigerata DAD, si è imposta come unica possibilità per provare a proseguire il programma. All’inizio è stato quasi un gioco: “Che bello, la scuola da casa!”. Ma presto l’entusiasmo ha lasciato spazio a una fatica diffusa, mentale e fisica. Connessioni che saltavano, insegnanti spaesati, genitori fuori sede o costretti a lavorare da casa, e un’atmosfera di incertezza opprimente. Mancava tutto ciò che rendeva speciale la scuola: il confronto quotidiano con i professori, la complicità con i compagni durante la ricreazione, persino le ansie collettive prima di un’interrogazione.
Tutto questo ha reso il periodo che precedeva la maturità ancora più snervante. A maggio ci si chiedeva ancora se e come si sarebbero svolti gli esami. Si rincorrevano voci di aiuti o di abolizione della maturità, mentre le direttive ufficiali tardavano ad arrivare. Quando a inizio giugno venne reso noto che l’unica prova avrebbe avuto la forma di un “maxi orale”, con commissioni interne e domande multidisciplinari, molti di noi si sentirono ancora più spaesati. Chi avrebbe mai pensato che la paura di sbagliare una versione di latino sarebbe stata sostituita dalla paura di non sapere come sedersi davanti a una commissione vestita con mascherine chirurgiche? Il senso di sicurezza, già vacillante, era ai minimi storici.
---
L’esperienza personale dello studente con la maturità Covid
Se penso a com’ero io, “studente tipo” di quell’annata, non posso che definirmi prima di tutto ansioso. Prima del Covid, alternavo momenti di entusiasmo e passione per le materie che amavo – come italiano, filosofia e storia dell’arte – a fasi in cui mi lasciavo prendere dalla paura del giudizio e dal timore di non essere all’altezza, soprattutto in matematica. La pandemia ha amplificato tutto: lo stress, la fatica di mantenere la concentrazione, la solitudine nei pomeriggi davanti al pc, e il terrore che tutta la nostra preparazione potesse essere inutile in un contesto così caotico.Poi arrivò il verdetto: il maxi orale. Era una formula completamente nuova per tutti. Si trattava di un unico colloquio lungo fino a un’ora, articolato in più fasi: la discussione dell’elaborato assegnato alcune settimane prima (tema scelto dal consiglio di classe), l’analisi di un testo di italiano, la trattazione di materiali distribuiti dai professori durante il colloquio, e un dialogo sull’esperienza di PCTO (il vecchio “alternanza scuola-lavoro”). Prepararsi a una simile prova, senza l’ancora delle classiche tre scritte e con il timore di domande impreviste, era come dover salire su un palcoscenico senza avere il copione definitivo.
Nel caos dell’incertezza, ho trovato utile creare una tabella di marcia dettagliata, imponendomi di alternare momenti di studio intenso a brevi pause per spezzare la tensione. Aiutava anche tenere un diario per gestire l’ansia: annotare ogni giorno pensieri negativi e progressi raggiunti dava una strana forma di sicurezza. Il supporto della famiglia, presente ma non invadente, è stato fondamentale: a volte bastava una chiacchierata o un sorriso per ritrovare la motivazione. Diverso invece era il rapporto con lo schermo: i gruppi di studio online, le videochiamate con compagni e amici, le chat WhatsApp tra ansie condivise e meme per sdrammatizzare.
La giornata dell’esame la ricorderò sempre. Si entrava a scuola solo all’orario stabilito, dopo aver compilato autocertificazione e igienizzato le mani. Mascherina, distanze, porte aperte per far circolare l’aria: sembrava tutto irreale, quasi distopico. Eppure, quando mi sono seduto davanti alla commissione, ho visto negli occhi dei professori la stessa incertezza e, in fondo, la stessa umanità. Ci siamo capiti in uno sguardo: era un momento unico, un esame diverso per tutti. Alcuni insegnanti cercavano di metterci a nostro agio, capendo la difficoltà del periodo, altri si attenevano alle regole con rigore. Alla fine, quella stretta di mano mancata per motivi di sicurezza è stata sostituita da un sorriso sincero, pieno di orgoglio.
---
Il ruolo degli insegnanti e dell’ambiente scolastico durante la maturità 2020
Nessuno, nemmeno i professori che di maturità ne avevano vissute decine, si era mai trovato a dover affrontare una situazione simile. I docenti hanno trovato improvvisamente le loro certezze ribaltate. Si sono dovuti reinventare, imparando a usare piattaforme digitali spesso in fretta e furia, condividendo con noi studenti lo spaesamento, l’ansia e la difficoltà di far valere empatia e attenzione attraverso uno schermo. Alcuni – ricordo la mia professoressa di latino e greco – non hanno mai smesso di inviarci messaggi motivazionali, articoli, consigli personalizzati. Altri si sono chiusi nella loro forma più severa, forse per paura o timore di perdere autorevolezza.Il rapporto studenti-insegnanti si è completamente trasformato. Non più spazi comuni, niente più sguardi d’intesa tra i banchi. Tutto mediato dalla rete, a tratti più democratico (feedback immediati nelle chat, possibilità di rimanere in pigiama durante le spiegazioni), a tratti terribilmente spersonalizzante. I docenti più sensibili sono stati punti di riferimento, aiutandoci a non perdere entusiasmo illustrando il valore dell’impegno anche a distanza, consolidando la resilienza come capacità indispensabile per la vita (un po’ come avviene nei racconti di Elsa Morante, dove i personaggi trovano forza nella solidarietà reciproca). I limiti però non sono mancati: il distacco, l’impossibilità di cogliere i segnali del nostro disagio, a volte la frustrazione di non riuscire a motivare chi era stato colpito dalla sofferenza familiare o dalla depressione da isolamento.
Se c’è una cosa che ha aiutato molti, è stata la solidarietà tra studenti. Anche separati, ci siamo trovati a condividere risorse, appunti, conferenze online e simulazioni di esposizione orali via Skype o Zoom. I gruppi WhatsApp si sono trasformati in piccole “agorà” digitali dove lamentarsi, consigliarsi, perfino ritrovare il coraggio per affrontare una situazione più grande di noi. Questo spirito di mutuo aiuto, trasversale tra classi e scuole, è forse l’eredità più bella che ci ha lasciato la maturità 2020.
---
Le lezioni apprese e i consigli per affrontare un esame in emergenza
Se la pandemia ha avuto un merito, è stato quello di costringerci a essere più flessibili, a imparare l’arte dell’adattamento. Non puoi sconfiggere ciò che non puoi prevedere, ma puoi imparare ad affrontarlo con creatività. Ho capito che la vera maturità non coincide solo con il superamento di un esame, ma con la capacità di organizzarsi, di motivarsi anche quando tutto intorno vacilla.I miei consigli per chi dovesse mai trovarsi in una situazione simile sono pochi, ma sentiti. Innanzitutto: suddividere il carico di studio, darsi tappe realistiche e non esagerare con le aspettative. Le liste di “cose da fare” sono state mie alleate: vedere ogni giorno qualche voce depennata regalava soddisfazione. Quando lo studio diventava un peso insostenibile, cercavo rifugio nell’attività fisica, anche solo una passeggiata intorno al cortile, e in una dieta regolare senza troppi “comfort food”.
Per superare il blocco da studio, scrivevo domande probabili e ne discutevo con mia madre o in videochiamata con amici: parlare a voce alta, anche davanti allo specchio, aiuta a sentirsi più sicuri durante l’esposizione orale. È importante non sottovalutare il valore delle simulazioni: quelle fatte a casa, anche se meno realistiche, sono preziose per imparare a gestire i tempi. E non dimenticarsi mai di dormire abbastanza: la stanchezza accentua l’ansia e annebbia i pensieri. Infine, ho capito che bisogna imparare ad accettare l’incertezza, senza cercare il controllo assoluto: è il primo passo per contenere la paura ed esprimere il meglio di sé.
---
Conclusione
La maturità 2020 rimane, senza dubbio, una pagina unica nella storia della scuola italiana. Non solo per le circostanze drammatiche che l’hanno segnata, ma soprattutto per la straordinaria capacità di resistenza, adattamento e solidarietà dimostrata da tutti: studenti, insegnanti, famiglie. Abbiamo trovato forza dove pensavamo ci fossero solo limiti, scoperto nuove modalità di apprendimento, imparato a valorizzare la presenza anche dietro uno schermo.Ai maturandi del futuro dico: a prescindere dalle condizioni esterne, abbiate fiducia nelle vostre risorse, non abbiate paura di chiedere aiuto e ricordate che nessuna tempesta può impedire al sole di tornare a splendere. La maturità, dopotutto, non è solo un esame: è una scuola di vita.
Spero che le difficoltà vissute nel 2020 siano servite a migliorare il sistema, aprendo la strada a innovazioni significative, come un uso più intelligente della tecnologia o un’attenzione maggiore al benessere psicologico degli allievi. Perché, se c’è un insegnamento che questa esperienza ci lascia, è che la scuola deve essere prima di tutto una comunità di persone capaci di sostenersi nei momenti difficili.
---
Appendice
Glossario - DAD: Didattica a Distanza, modalità di lezione online. - Maxi orale: Colloquio d’esame unico e articolato, introdotto nel 2020. - PCTO: Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (ex alternanza scuola-lavoro).Schemi riassuntivi del maxi orale - Discussione dell’elaborato d’indirizzo - Analisi di un testo di letteratura italiana - Colloquio multidisciplinare su materiali proposti dai docenti - Esposizione delle esperienze PCTO
Risorse utili - Siti dedicati alla preparazione della maturità, ad esempio: - “Skuola.net” - “Orizzonte Scuola” - “Studenti.it” - Portali ministeriali (MIUR)
---
Questa è la mia storia e quella di tanti adolescenti italiani, testimoni di una maturità fuori dall’ordinario, ma ricca di lezioni che resteranno con noi per tutta la vita.
Vota:
Accedi per poter valutare il lavoro.
Accedi