Hai mai sperimentato, anche in minima parte, l’abbandono come soggetto attivo o passivo? Scrivi un testo (ad esempio in forma di monologo interiore o come una pagina di diario) in cui comunichi le tue sensazioni e le tue risoluzioni per affrontarlo.
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 20.01.2026 alle 11:56
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 16.01.2026 alle 17:34
Riepilogo:
Scopri come scrivere un monologo interiore o una pagina di diario personale sull'abbandono, esprimendo sensazioni, riflessioni e risoluzioni per affrontarlo
Caro diario,
oggi sento il bisogno di confidarmi con te su un tema che mi tocca profondamente: l'abbandono. Non è facile parlarne, perché sembra quasi di rivivere quei momenti di solitudine e di incertezza che ho cercato di archiviare in un angolo remoto della mente.
Ho provato la sensazione di abbandono in diverse occasioni, sia come soggetto attivo che passivo. Da un lato, ricordo il dolore che mi ha provocato l'allontanamento di un caro amico durante gli anni delle medie. Eravamo inseparabili, o almeno così credevo. Tuttavia, con il tempo qualcosa è cambiato; nuove amicizie e interessi ci hanno separati. Non c'è stato un vero e proprio litigio, più che altro una progressiva distanza, un allontanamento silenzioso che mi ha fatto sentire dimenticato. Per me non era facile accettare che qualcuno a cui tenevo potesse scegliere di andare per la sua strada senza di me. Mi sono sentito abbandonato, come se una parte di me fosse stata strappata via.
Dall'altro lato, devo ammettere di esser stato anche un protagonista attivo in una situazione analoga. Durante il primo anno di superiori mi sono allontanato, quasi senza accorgermene, da un gruppo di amici delle medie. È stato un gesto non intenzionale, ma piuttosto una conseguenza del desiderio di integrarmi nel nuovo ambiente scolastico. Ho iniziato a trascorrere più tempo con i nuovi compagni di classe, lasciando che le vecchie amicizie si affievolissero. Solo in seguito ho compreso il dolore che può derivare dall'essere messi da parte, e mi sono chiesto se i miei vecchi amici avessero provato lo stesso sentimento di abbandono che avevo provato io anni prima.
Adesso, riflettendo su questi episodi, provo una sensazione di crescita interiore. Ho capito che l'abbandono, sebbene doloroso, può essere anche un'opportunità per maturare e imparare a far fronte alle difficoltà della vita. Prima di tutto, ho imparato a comunicare meglio i miei sentimenti, a non tenermi tutto dentro. Credo sia fondamentale parlarne con persone di fiducia, che possano offrire supporto e punti di vista diversi. Ho scoperto che il dialogo è un potente strumento per sciogliere i nodi di incomprensioni e sentimenti negativi.
Inoltre, ho capito che l'abbandono non definisce il mio valore come persona. Siamo tutti esseri umani e attraversiamo fasi diverse nella vita, con bisogni e desideri che si evolvono. Ho imparato ad accettare che le relazioni cambiano e che a volte è necessario lasciare andare ciò che non serve più per fare spazio a nuove esperienze.
Sono anche riuscito a trovare conforto nelle attività che mi appassionano. La lettura e la scrittura, ad esempio, sono diventate un rifugio, un modo per esplorare e comprendere emozioni che talvolta non riesco a esprimere a parole. Mi permettono di viaggiare con la mente e di trovare nuovi punti di vista sulla vita e su me stesso.
Infine, ho deciso di impegnarmi affinché l'abbandono non diventi una barriera nelle mie relazioni future. Voglio essere presente, ascoltare attivamente e mantenere viva la comunicazione con le persone a cui tengo. So che non posso controllare tutto, ma sono determinato a costruire rapporti basati sulla sincerità e sul rispetto reciproco.
Allo stesso tempo, sono consapevole che non tutte le amicizie possono durare per sempre, e va bene così. Ogni persona che entra nella nostra vita ci insegna qualcosa, e anche un addio può lasciare spazio a nuovi incontri e possibilità.
Caro diario, concludo qui il mio sfogo. Mi sento più leggero e pronto ad affrontare ciò che verrà, consapevole dell'importanza di essere aperti al cambiamento e di valorizzare il momento presente, senza lasciarmi sopraffare dalla paura dell'abbandono.
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