Perché eliminare i commissari esterni alla Maturità 2015 potrebbe funzionare
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: oggi alle 7:54
Riepilogo:
Scopri perché eliminare i commissari esterni alla Maturità 2015 può migliorare l’esame, riducendo ansia e valorizzando davvero le competenze degli studenti 🎓
Maturità 2015: i commissari esterni non servono. Ecco perché
L’Esame di Stato, comunemente chiamato “Maturità”, rappresenta una delle tappe più significative nella vita di ogni studente italiano. Si tratta di un rito di passaggio, intriso di tensione, aspettative e decisiva importanza per il futuro accademico e lavorativo. Da quando nacque, nel 1923 con la Riforma Gentile, la maturità ha subito numerosi cambiamenti, sia nella struttura delle prove che nella composizione delle commissioni esaminatrici. In particolare, la presenza dei commissari esterni è stata introdotta come garanzia di obiettività e imparzialità del giudizio. Tuttavia, negli ultimi anni – e segnatamente nel 2015 – si è acceso il dibattito sulla reale necessità di queste figure. Alcuni propongono, infatti, l’abolizione dei commissari esterni, lasciando la valutazione esclusivamente in mano agli insegnanti interni. Questa discussione, se portata avanti in modo critico, offre spunti profondi non solo sulla natura dell’esame, ma anche sull’identità stessa della scuola italiana.
Il tema, dunque, è rilevante: la rimozione (o meno) dei commissari esterni influisce sul senso di legittimità dell’esame, sulla serenità degli studenti e sulla credibilità del titolo di studio. In questa riflessione si vuole analizzare vantaggi e limiti di tale proposta, cercando di comprendere quale modello di Maturità garantisca meglio rigore, trasparenza e valorizzazione reale delle competenze.
1. Il sistema tradizionale della Maturità: ruolo e funzione dei commissari esterni
Per comprendere la portata del cambiamento, è necessario soffermarsi sull’assetto tradizionale della Maturità italiana. Storicamente, la commissione d’esame è formata da un presidente, tre commissari interni designati dall’istituto (i docenti della classe), e tre commissari esterni nominati dal Ministero dell’Istruzione. Il loro compito principale, almeno sulla carta, sarebbe quello di garantire un giudizio imparziale, ponendo un argine a possibili favoritismi o rigidità eccessive da parte dei professori interni. La figura del commissario esterno nasce dopo anni di critiche rivolte a una scuola percepita come chiusa in se stessa, autoreferenziale e incapace di mantenere standard omogenei a livello nazionale.Ciò nonostante, la presenza di “estranei” all’ambiente classe si riflette anche sull’esperienza diretta dello studente. Chiunque abbia affrontato la Maturità conosce il senso di ansia alimentato dall’incognita: “Come sarà il commissario esterno di matematica? Sarà severo? Capirà davvero il mio percorso?”. Tale tensione, talvolta, può motivare a una preparazione più accurata; ma spesso rischia di diventare fonte di stress dannoso, tanto da compromettere la performance durante le prove orali.
Un’altra critica riguarda la qualità della valutazione. Non sono rari i casi di divergenze di giudizio tra commissari esterni e interni, con esiti talvolta incoerenti. Inoltre, i costi generati dalla retribuzione dei commissari esterni, a cui si sommano le spese di viaggio e di alloggio, rappresentano un peso non indifferente sulle casse dello Stato, specie in tempi di bilanci pubblici sempre più compressi.
2. Le ragioni dell’abolizione dei commissari esterni: argomentazioni a favore
Di fronte a tali problematiche, la proposta di abolire i commissari esterni non appare priva di basi solide. In primo luogo, gli insegnanti interni conoscono ragazzi e ragazze sotto un profilo che va ben oltre la semplice preparazione disciplinare: hanno osservato i loro progressi, le difficoltà incontrate, le potenzialità espresse anche nelle materie meno affini. In questo senso, possono restituire una valutazione meno legata alla prestazione di pochi giorni e più centrata sulla maturazione globale dell’allievo.Un ulteriore motivo a favore riguarda l’efficienza e il contenimento dei costi. Abolendo la figura esterna, si potrebbero risparmiare risorse economiche importanti, che potrebbero essere reinvestite in laboratori, nuove tecnologie o corsi di aggiornamento per i docenti, migliorando così la qualità complessiva della scuola. L’argomento non è secondario, se si riflette su come la scuola italiana sia troppo spesso penalizzata nei finanziamenti rispetto ad altri Paesi europei.
Caratteristica tipica del sistema italiano è inoltre quella di una promozione piuttosto elevata alla Maturità: secondo i dati MIUR, ogni anno oltre il 95% degli studenti viene ammesso e supera l’esame. Ciò suggerisce che la selezione più rilevante avvenga già durante l’intero ciclo scolastico, rendendo l’esame finale più un momento di “certificazione” che di “sbarramento”. In questa logica, il giudizio degli insegnanti interni è già filtrato da anni di verifiche e valutazioni.
Dal punto di vista psicologico, inoltre, molti studenti affermano che affrontare l’esame davanti a un corpo docente conosciuto ridurrebbe la pressione emotiva, favorendo prestazioni più serene e autentiche. Infine, una commissione completamente interna avrebbe maggiore flessibilità nel contestualizzare eventuali difficoltà – personali, familiari o di salute – e nel riconoscere il talento anche laddove non si esprima attraverso forme di eccellenza convenzionale.
3. Le critiche e i rischi dell’eliminazione dei commissari esterni
Tuttavia, abbandonare la commissione mista porta con sé rischi non trascurabili. Anzitutto, la possibilità che la valutazione diventi meno oggettiva: la “familiarità” tra docenti e studenti potrebbe generare favoritismi o, al contrario, penalizzazioni legate a rapporti personali difficili. La funzione di garanzia e controllo dei commissari esterni non può essere liquidata come retaggio del passato: il loro giudizio “terzo” rappresenta, in molti casi, una tutela per gli studenti stessi.Un secondo nodo riguarda la qualità e il valore legale del titolo di studio. Se l’esame perde rigore, rischia di perdere anche quella credibilità che permette a un diploma italiano di essere riconosciuto e valorizzato nei concorsi pubblici, nelle università e nei contesti lavorativi internazionali.
Allo stesso modo, va considerato il problema della disparità tra scuole, già oggi spesso accusate di essere “generose” o “severe” a seconda del contesto geografico, sociale ed economico. I commissari esterni dovrebbero garantire (anche solo attraverso la loro presenza) un maggior livello di omogeneità nelle valutazioni. Togliendo questo elemento, lo studente di una scuola del Sud potrebbe essere valutato con criteri molto diversi rispetto a un coetaneo del Nord, minando la funzione di equità dell’Esame di Stato.
Le famiglie, a loro volta, manifestano timori legati alla trasparenza dell’esame e alla difficoltà di vedere riconosciute le reali competenze dei figli. Anche per i docenti la faccenda non è priva di contraccolpi: vedersi affidare la responsabilità esclusiva della valutazione finale potrebbe aumentare la pressione psicologica, portando a giudizi troppo prudenti o, al contrario, troppo “generosi”.
4. La Maturità come “finale” di un percorso: quale funzione reale?
A prescindere dalla composizione della commissione, è importante chiedersi quale sia oggi la funzione concreta della Maturità. Nelle origini, l’esame finale voleva essere un autentico banco di prova, lo spartiacque fra adolescenza e cittadinanza. Ma cosa significa oggi, in una scuola dove la selezione dura cinque anni e dove il voto dell’Esame di Stato spesso pesa marginalmente sull’accesso all’università (che sempre più ricorre a test interni)?Sempre più studiosi e pedagogisti suggeriscono che il valore pratico del voto finale sia ridotto. Molte facoltà universitarie adottano sistemi autonomi di selezione o ammissione, mentre le aziende pongono maggior attenzione a competenze trasversali e soft skills dimostrate nei tirocini, negli stage, nelle attività extracurriculari. In molti Istituti Superiori, inoltre, sono già sperimentate forme di valutazione differenti: dal portfolio personale, che registra attività e progressi, agli esami standardizzati elaborati dal Ministero (si pensi alle Prove Invalsi).
In questo quadro, la Maturità potrebbe diventare davvero un momento di “valutazione di percorso” invece che un esame calato dall’alto e affidato a pochi giorni di selezione rigida. I modelli adottati in paesi come la Francia (con il Baccalaureato) o la Germania differiscono profondamente dal sistema italiano, adottando spesso una valutazione più distribuita e basata su prove cumulative.
5. Prospettive future e possibili sviluppi
Guardando avanti, non si può non riflettere sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie. La didattica a distanza, esplosa durante l’emergenza Covid-19, ha mostrato che parte delle prove può essere gestita con strumenti digitali, rendendo il processo valutativo più trasparente, meno costoso e facilmente monitorabile – anche senza la presenza fisica dei commissari esterni. Alcune scuole sperimentano già sistemi di registrazione e archiviazione digitale delle prove orali e scritte.Un eventuale superamento della storica contrapposizione tra interni ed esterni potrebbe configurarsi anche in forma “ibrida”: alcune materie valutate da una commissione mista, altre affidate a prove standardizzate nazionali, altre ancora a progetti e portfolio individuali, certificati da enti terzi.
È fondamentale coinvolgere studenti e famiglie in questi processi di cambiamento, in modo che la scuola non appaia come una realtà distante e autoreferenziale, ma come una comunità capace di ascoltare e innovare. Allo stesso modo, le scelte politiche dovrebbero basarsi su dati e sperimentazioni accurate, evitando derive propagandistiche che rischiano di svilire il valore del sistema scolastico stesso.
Conclusione
In sintesi, la questione dei commissari esterni alla Maturità è molto più complessa di quanto possa sembrare a prima vista. Da un lato, la loro abolizione potrebbe rendere l’esame più umano, efficiente e vicino alle reali attitudini degli studenti, consentendo significativi risparmi di risorse. Dall’altro, eliminare il controllo esterno espone il sistema a rischi di disparità, favoritismi e perdita di credibilità.Personalmente, ritengo che il futuro della Maturità debba passare per un profondo ripensamento sia delle prove, sia delle modalità di valutazione. Servono sistemi flessibili, attenti alle diverse realtà territoriali, ma sorretti da standard nazionali chiari e trasparenti. La soluzione ideale potrebbe essere un modello misto, dove i commissari esterni non scompaiano del tutto, ma il loro ruolo venga ripensato (magari come supervisori o garanti di procedure), integrando l’esperienza degli insegnanti interni.
In conclusione, la maturità non deve essere solo una prova, ma il coronamento autentico di un percorso di crescita, conoscenza e competenza. Abolire tout court i commissari esterni rischia di essere una risposta semplicistica a problemi complessi. Solo uno sforzo corale di innovazione, ascolto e adeguamento ai tempi potrà restituire dignità e senso alla scuola italiana.
---
Vota:
Accedi per poter valutare il lavoro.
Accedi