La giustizia e la critica ai soprusi nei primi 8 capitoli de I Promessi Sposi
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Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 4.02.2026 alle 9:14

Riepilogo:
Scopri come nei primi 8 capitoli de I Promessi Sposi Manzoni denuncia ingiustizie e soprusi, analizzando la fragilità della giustizia nel Seicento italiano.
I primi otto capitoli de "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni offrono un ricco e complesso panorama di ingiustizie e soprusi che riflettono in modo preciso e vivido la realtà del Seicento in Italia, con particolare riferimento alla regione lombarda. La storia, incentrata sulle vicende di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, due giovani innamorati, mette in luce la difficoltà dei più deboli nel trovare giustizia in una società profondamente segnata da disparità sociali e dominata da potenti senza scrupoli. La narrazione manzoniana ci introduce a una serie di episodi in cui la legge e la giustizia vengono messe a dura prova, consacrando l’opera come una critica serrata e feroce ai soprusi del tempo.
Il romanzo inizia con una scena che preannuncia il tema dominante della prepotenza dei potenti e delle ingiustizie subite dai più deboli. L’idilliaco paesaggio del lago di Como si presenta in netto contrasto con la realtà terribile che incombe sui protagonisti: la minaccia di Don Rodrigo. Questo personaggio incarna il simbolo della prepotenza e dell’arroganza aristocratica, capace di piegare la legge e le istituzioni al proprio volere. Il suo capriccio di impedire il matrimonio tra Renzo e Lucia, motivato esclusivamente da desiderio personale, distrugge la vita di due semplici popolani, mettendo in moto una catena di eventi drammatici. Questa prevaricazione è il fulcro attorno al quale ruotano le vicende iniziali del romanzo, e rappresenta una denuncia chiara e diretta delle ingiustizie sociali dell’epoca.
L'incontro tra Don Abbondio e i bravi di Don Rodrigo è uno dei primi episodi fondamentali in cui Manzoni ci mostra la vulnerabilità delle istituzioni religiose e civili di fronte al potere degli aristocratici. Don Abbondio, il curato del villaggio, viene minacciato dai bravi affinché non celebri il matrimonio tra Renzo e Lucia. Impotente e timoroso per la propria vita, Don Abbondio cede alle minacce, dimostrando come la paura e la debolezza personale possano rendere inesistenti le figure di autorità religiosa. Manzoni ci mostra qui come la giustizia possa essere manipolata e ostacolata dalla violenza e dall'arroganza di chi detiene il potere, mettendo in evidenza la fragilità delle istituzioni davanti alla forza bruta.
Un altro episodio emblematico si verifica quando Renzo cerca giustizia dalle autorità civili di Lecco. Convinto che la legge possa proteggerlo, Renzo si rivolge al dottor Azzecca-Garbugli, un avvocato che però si rivela anch'egli succube del potere dei nobili locali. Dopo aver ascoltato la storia di Renzo, l’avvocato capisce subito che le minacce derivano da Don Rodrigo e, per non inimicarsi il potente, allontana Renzo con una scusa. Questo episodio mette in luce la corruzione e l’inefficacia dell'apparato giudiziario e la difficoltà, se non l’impossibilità, per una persona comune di ottenere giustizia.
Manzoni ci offre anche un’analisi dettagliata della figura di Fra Cristoforo, un frate cappuccino che rappresenta un baluardo di giustizia e moralità in contrasto con l'arbitrarietà dei potenti. La sua vita è segnata da un episodio di violenza: dopo aver ucciso un uomo in un duello, decide di fare penitenza in convento. Da allora, dedica la sua vita a difendere gli oppressi. Fra Cristoforo diventa un punto di riferimento morale per Renzo e Lucia, e attraverso le sue azioni, Manzoni mostra come la vera giustizia a volte si realizzi solo grazie all'intervento di persone animate da una forte fede e moralità personale, piuttosto che dalla rigidità delle istituzioni.
Ma la critica ai soprusi non si limita alle figure dei potenti locali come Don Rodrigo. Nei primi capitoli del romanzo, Manzoni ci offre un quadro più ampio della società e delle sue ingiustizie sistemiche. Ad esempio, la descrizione delle carestie e delle difficili condizioni di vita della popolazione ci mostra una società dove le disuguaglianze sono accentuate da una gestione incompetente e spesso corrotta delle risorse. I governatori spagnoli e i funzionari locali, messi in scena con toni spesso ironici, rappresentano un sistema amministrativo che non solo è incapace di alleviare le sofferenze del popolo, ma spesso contribuisce ad aggravarle.
Manzoni utilizza questi episodi di ingiustizia e sopruso per costruire un romanzo che non è soltanto una storia d'amore, ma anche una profonda riflessione sulla società del suo tempo e sulle dinamiche di potere. La sua critica è penetrante e attuale, mostrando come la giustizia possa essere facilmente manipolata da chi detiene il potere, lasciando i più deboli in balia dei soprusi. La narrazione si arricchisce così di un valore universale, diventando un’opera che parla anche agli uomini di oggi, ricordando che la ricerca della giustizia è un cammino difficile e spesso solitario.
Attraverso i primi otto capitoli de "I Promessi Sposi", Manzoni ci offre una denuncia delle ingiustizie del suo tempo, ma anche un messaggio di speranza nella possibilità di una giustizia autentica, incarnata da personaggi come Fra Cristoforo. La critica ai soprusi non si limita a essere narrata come un semplice racconto, ma diventa una potente lezione di vita, un invito incessante a lottare contro le ingiustizie e a cercare sempre la verità. Manzoni, con il suo acuto senso morale e la sua profonda umanità, ci invita a riflettere sulle condizioni della nostra stessa società, rendendo il suo capolavoro un'opera di perenne attualità.
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