Analisi

La roba di Giovanni Verga - analisi dei personaggi e del simbolismo

Tipologia dell'esercizio: Analisi

Riepilogo:

Scopri l’analisi dei personaggi e del simbolismo in La roba di Giovanni Verga, per comprendere il contesto verista e il significato profondo della novella.

La roba: i personaggi nella novella di Giovanni Verga

Introduzione

Tra le voci più rappresentative del panorama letterario italiano dell’Ottocento spicca senz’altro quella di Giovanni Verga, maestro indiscusso del Verismo. In un’epoca attraversata da profondi mutamenti sociali e politici, Verga scelse come protagonista delle sue opere non i potenti né i grandi della storia, ma la gente semplice, schiacciata da un destino avverso e quasi sempre immutabile. Lo scenario privilegiato da Verga è la Sicilia rurale della seconda metà del XIX secolo: una terra ricca di contrasti, dove la fatica quotidiana dell’uomo si mescola all’aspra bellezza del paesaggio. È in questo contesto che si inserisce *La roba*, una delle *Novelle rusticane*, racconto che mette al centro la figura di Mazzarò e, ancor più, l’ossessione per la “roba” — termine denso che indica la proprietà, la terra, i beni materiali —, elevandola quasi a protagonista.

Il presente elaborato si propone di analizzare i personaggi principali di questa novella, con particolare attenzione a Mazzarò e al complesso simbolismo che la “roba” assume nel tessuto narrativo. Per farlo, si esaminerà prima il contesto sociale e storico della narrazione, si approfondirà la personalità del protagonista e si discuterà il ruolo quasi autonomo della “roba”, fino ad arrivare alle scelte stilistiche con cui Verga scolpisce i suoi personaggi e al significato più ampio del racconto nel quadro della letteratura verista.

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I. Il contesto della novella e l’ambientazione

1. Quadro storico e sociale

*La roba* è ambientata nella Sicilia rurale di fine Ottocento, periodo in cui la società è ancora saldamente ancorata alle logiche arcaiche del latifondo. In questo mondo, la terra rappresenta l’unica vera misura del prestigio: chi possiede la terra governa vite e destini, mentre i braccianti e i mezzadri restano eternamente relegati a una posizione subalterna, incapaci di elevarsi per nascita o per scelta sociale. Le differenze tra classi sono marcate: da un lato una minoranza di grandi proprietari terrieri, dall’altro la massa anonima dei poveri contadini, avviliti da anni di soprusi e sacrifici, spesso privi perfino della speranza di un’emancipazione futura.

Questa realtà fissa e quasi claustrofobica incarna alla perfezione la poetica verghiana, secondo la quale ogni tentativo di cambiamento è vano e destinato a fallire, poiché il “ciclo eterno” della roba finisce sempre per assorbire o sopraffare chiunque incontri sul suo cammino.

2. Ambientazione geografica e paesaggistica

Verga ambienta la vicenda tra le pianure e le campagne della Sicilia orientale: nomi come Biviere di Lentini, Piana di Catania, Francofone, e Canziria risuonano come simboli di una ricchezza aspra e sudata. Questi luoghi non sono mai meri sfondi, ma si presentano come specchi in cui si riflettono la vitalità, l’affanno e la solitudine dei personaggi. Da una parte le terre fertili, conquistate con fatica, rappresentano la promessa e il sogno; dall’altra i campi aridi e desertici suggeriscono la sterilità delle relazioni umane e la durezza di un’esistenza votata solo all’accumulo.

L’ambientazione funge così da vero co-protagonista: il paesaggio siciliano, duro e spesso ostile, incide sui destini individuali e condiziona persino le scelte e le ossessioni dei protagonisti, in particolare quelle di Mazzarò.

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II. Analisi del protagonista: Mazzarò

1. Profilo fisico e caratteriale

Mazzarò viene descritto con un fisico greve, quasi goffo, che ricorda più quello di un contadino, rozzo e semplice, che quello di un influente proprietario. La sua corporatura massiccia rivela il peso delle fatiche sostenute, mentre il volto scavato e le mani grosse raccontano una storia di rinunce e di lavoro incessante. Tuttavia, dietro questa superficie apparentemente scialba si cela una tempra feroce, una volontà di ferro che lo accompagna dall’infanzia povera all’ascesa quasi mitologica.

Nonostante la straordinaria ricchezza conquistata, Mazzarò si mantiene distante dagli eccessi: non veste abiti raffinati, non si circonda di sfarzi, non indulge nei piaceri che la sua posizione gli potrebbe permettere. Il suo attaccamento ai beni è quasi animalesco, istintivo: più che amare il denaro, Mazzarò ama il possesso, la certezza materiale data dall’avere le cose sotto controllo.

2. Origini e percorso di arricchimento

La storia di Mazzarò si apre sotto il segno dell’umiltà: figlio di nessuno, cresce come servo sotto il barone, imparando ben presto che nella vita nulla si ottiene senza sacrificio. La sua scalata sociale è fatta di notti trascorse a sorvegliare i campi, di giornate passate a sudare tra il grano e i sassi, di astuzie e prudenza contadina. Un esempio significativo, che si ritrova nei racconti della Sicilia rurale e anche nella memoria popolare, è proprio la capacità di "rosicchiare" piccole porzioni di terra qua e là, finché la somma di tanti minuti appezzamenti si trasforma in un dominio incontrastato.

Non c’è nulla di eroico nella trasformazione di Mazzarò: il suo percorso non è quello dell’uomo che si emancipa per idealismo, ma di chi si identifica sempre più con ciò che possiede, al punto da vedere nella terra la continuazione di sé.

3. La natura dell’attaccamento alla “roba”

Il termine “roba”, nella visione di Verga, va ben oltre il significato di bene materiale. Per Mazzarò, la roba è identità, potere, difesa contro l’incertezza del mondo. Non vi è spazio per la spensieratezza o per il godimento: il protagonista non si concede vino, non fuma, non gioca a carte, rifugge le donne e perfino i piaceri più semplici, perché la roba gli cattura l’anima. La sua avarizia, però, non può essere ridotta a mero amore per l’accumulo: è un bisogno esistenziale, una nevrosi consolidata dal tempo, che si nutre di sospetto e di isolamento.

Il rapporto di Mazzarò con la roba rasenta il patologico: tutto ruota attorno alla conservazione e all’espansione del patrimonio, e ogni altra dinamica umana ne viene sacrificata. Persino il lavoro non è mezzo per vivere meglio, ma per vedere crescere il proprio “regno”.

4. Mazzarò e il rapporto con gli altri

Rigorosamente chiuso in se stesso, Mazzarò si circonda di dipendenti che teme e disprezza a un tempo. Non si fida dei poveri, non si concede amici, non mostra affetto: ogni legame è potenzialmente una minaccia alla sua proprietà. Sospetta perfino la carità, perché teme che gli venga chiesto qualcosa in cambio. Questo isolamento volontario tradisce una profonda insicurezza: chi vive solo per la roba non può mai sentirsi al sicuro, e il prezzo della ricchezza è la solitudine. Mazzarò diventa il simbolo di un individualismo portato all’estremo e, al contempo, di un’esistenza prosciugata da ogni valore umano.

5. La consapevolezza finale e il rimpianto

Il punto di massima tragicità si raggiunge nell’epilogo della novella, quando l’inevitabilità della morte costringe Mazzarò a confrontarsi con il fallimento ultimo della sua ossessione: nessuna roba può essere portata nell’aldilà. In un gesto disperato, quasi grottesco, egli sfascia i suoi attrezzi, come se volesse distruggere ciò che ormai non gli appartiene più. In quell’atto si cristallizza tutta l’angoscia esistenziale del protagonista: il possesso, che è stato scopo di una vita, si rivela illusorio e vano. In questo, Mazzarò si fa figura universale: rappresenta non solo il contadino irretito dai beni, ma l’uomo moderno, sempre più schiavo delle sue stesse conquiste materiali.

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III. La “roba” come personaggio simbolico

1. Definizione di “roba” nel contesto verghiano

Nel lessico di Verga, “roba” è ben più che un termine dialettale per indicare i beni materiali: è simbolo della potenza terrena, del successo sociale, della sicurezza conquistata a prezzo di rinunce immani. Eppure, la roba non è mai semplicemente un possesso: è creatura viva, entità in grado di determinare i destini, soggetto attorno al quale ruotano tutte le storie della sua Sicilia. Nella tradizione letteraria italiana ed europea, simili tematiche si trovano, per esempio, nella brama d’oro del personaggio di Mastro-don Gesualdo, sempre di Verga, o nella figura di Don Rodrigo dei *Promessi Sposi*, dove il possesso della terra è potere, ma anche dannazione.

2. Funzione narrativa della “roba”

In *La roba* la proprietà acquisisce dignità di protagonista effettivo della vicenda. I personaggi sembrano agire secondo logiche dettate non dalla morale, né dall’affetto, ma dall’inesorabile richiamo della proprietà. Ogni evento ruota intorno alla roba: la nascita, la morte, i rapporti, le scelte, tutto viene piegato all’ossessione del possesso, che sovrasta e annulla l’individualità.

3. Simbolismo e significato morale

La “roba” incarna caratteristiche ambivalenti: da un lato furbizia, calcolo e avarizia, dall’altro fatica, sacrificio e spirito di sopravvivenza. Ad un certo livello, rappresenta il riscatto sociale di chi dal nulla riesce ad imporsi, ma si trasforma presto in catena, in prigione dorata che isola e abbruttisce. In questa prospettiva, la roba è una metafora amara della società verghiana: tutto resta immobile, oppresso dal peso di interessi materiali che annientano i sentimenti e la solidarietà umana.

4. Doppia valenza della “roba”: ricchezza e prigione

La roba è, insieme, trofeo e condanna: ciò che riscatta Mazzarò dalla miseria ma che, al tempo stesso, lo condanna alla solitudine e all’infelicità. Il possesso porta con sé un orgoglio sterile, incapace di generare benessere autentico. Quando arriva la morte, tutto sfuma: la “roba” non solo non salva, ma diventa addirittura teatro dell’ultima, grottesca ribellione del protagonista, incapace di separarsene anche nel momento estremo.

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IV. Caratteristiche stilistiche e linguistiche nella rappresentazione dei personaggi

1. Lo stile della novella

Nella costruzione della novella, Verga adotta uno stile elegante e allo stesso tempo acceso, che alterna lunghe frasi, dense di subordinate, a periodi più secchi e incisivi, in grado di restituire l’immediatezza del parlato. Questa commistione di toni riflette la varietà della vita rurale e trasmette al lettore la sensazione di trovarsi concretamente immerso in quell’ambiente.

2. Linguaggio e dialetto

I dialoghi sono intrisi di espressioni popolari e di coloriture dialettali che restituiscono l’autenticità dei personaggi. L’italiano si mescola continuamente con il siciliano, senza mai cedere all’effetto caricaturale: piuttosto, le scelte lessicali arricchiscono la psicologia dei protagonisti e danno corpo al paesaggio verbale della novella. Mazzarò stesso si esprime in modo ruvido, concreto, alieno da ogni sentimentalismo.

3. Tecniche narrative usate per caratterizzare Mazzarò e la “roba”

Attraverso analessi e flashback, Verga scava nel passato di Mazzarò, mostrando al lettore le origini della sua ossessione. Gli intermezzi narrativi permettono di comprendere, anche se solo in parte, lo scarto tra il sogno della roba e la miseria interiore del protagonista. Le iperboli, spesso legate alla quantità dei beni posseduti da Mazzarò, diventano quasi formule rituali, che sottolineano l’enormità della roba e il senso di sproporzione che la caratterizza.

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V. Il tema sociale e il messaggio etico della novella

1. Rappresentazione delle dinamiche sociali e della realtà rurale siciliana

*La roba* mette in scena, con lucidità impietosa, le dinamiche di una società immobile, dominata dalla legge del possesso. In questo microcosmo, il destino si modella sulla proprietà, e chi nasce povero raramente riesce ad affermarsi senza diventare a sua volta schiavo della roba. La fatica dei contadini, la violenza dei padroni, l’assenza di solidarietà, tutto riconduce alla logica della terra come unico vero scopo.

2. L’avarizia come riflesso di una società statica

Mazzarò è l’emblema di un modello umano incapace di vedere oltre il possesso: il suo attaccamento patologico ai beni materiali lo trasforma in un uomo solo, spogliato di qualsiasi affetto o conforto. In questo senso, Verga dipinge non un modello da imitare, ma un monito: la roba, se inseguita come fine assoluto, conduce inevitabilmente all’isolamento e alla sconfitta.

3. La critica verghiana al materialismo

Il finale della novella contiene una lezione netta: la morte, infatti, agisce come grande livellatrice, tornando a mettere tutti — anche i più ricchi — sullo stesso piano. La roba, dunque, è illusoria: ciò che sembra garantire sicurezza si rivela, in realtà, solo fonte di angoscia e rimpianto. In questa chiave, il messaggio verghiano mantiene una forte attualità, offrendo un richiamo all’importanza della misura e dell’equilibrio nei rapporti tra uomo e beni materiali.

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Conclusione

*La roba* è una delle più incisive testimonianze della poetica verghiana: attraverso Mazzarò, Verga tratteggia il ritratto di un uomo diviso tra l’orgoglio della conquista e la solitudine della sconfitta. La roba diventa, nel racconto, più che un semplice oggetto: assume i tratti di una presenza viva, capace di determinare atti, scelte e destini. La lezione che emerge è universale: la rincorsa al possesso, svincolata dai valori autentici, non conduce alla felicità, ma all’alienazione e al rimpianto.

All’interno della produzione verghiana, molti temi di *La roba* tornano anche in opere come *Mastro-don Gesualdo*, dove l’ambizione e l’avidità si tingono di riflessi tragici. Nel più ampio panorama del Verismo italiano, la novella rappresenta uno sguardo impietoso sulle contraddizioni di una società fissata sulle chimere della ricchezza, priva di slanci ideali e incapace di vera redenzione.

Comprendere il nodo inscindibile tra uomo e proprietà — così centrale in Verga — non è utile solo per interpretare una pagina della nostra letteratura, ma anche per leggere criticamente la realtà contemporanea, dove la possessione materiale, sotto forme sempre nuove, continua a dettare regole e destini.

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Quali sono i personaggi principali de La roba di Giovanni Verga?

Il protagonista principale della novella è Mazzarò, figura centrale intorno a cui ruota tutta la narrazione.

Cosa rappresenta il simbolismo della roba in La roba di Giovanni Verga?

La "roba" simboleggia la proprietà, il desiderio di possesso e l'ossessione per i beni materiali che domina la vita dei personaggi.

Qual è il contesto sociale di La roba di Giovanni Verga?

La novella è ambientata nella Sicilia rurale dell'Ottocento, caratterizzata da forti disparità tra ricchi proprietari terrieri e poveri lavoratori.

Come viene descritto il protagonista Mazzarò in La roba di Giovanni Verga?

Mazzarò è descritto come un uomo fisicamente massiccio, segnato dalla fatica, dotato di una volontà ferrea e determinazione straordinaria.

In che modo l'ambientazione influenza i personaggi in La roba di Giovanni Verga?

Il paesaggio siciliano, aspro e fertile, riflette e condiziona la vita e le scelte dei personaggi, diventando quasi un coprotagonista della novella.

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