Montale — 'Fine del '68': analisi e commento critico
Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: ieri alle 14:59
Riepilogo:
Scopri l’analisi e il commento critico di Montale in Fine del 68 per comprendere alienazione e società nel contesto storico italiano. 📚
Fine del ’68 di Eugenio Montale: alienazione, società e riflessione poetica in un momento storico cruciale
Eugenio Montale occupa un posto centrale nella letteratura italiana del Novecento. Nato a Genova nel 1896 e vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1975, Montale ha attraversato – e spesso anticipato – le principali correnti poetiche del suo secolo. Dall’ermetismo agli esiti della maturità, il suo percorso si distingue per un costante interrogarsi sulla condizione umana e sul senso della scrittura stessa. Ne è esempio emblematico la raccolta *Satura* (1962-1970), in cui la voce poetica si fa più ironica, secca, quasi disillusa. All’interno di *Satura*, la poesia “Fine del ’68” offre una lucida e personale lettura del clima che seguì il tumultuoso 1968, riflettendo il sentimento di estraneità che Montale percepiva nei confronti della società contemporanea. In questo saggio, analizzerò la poesia come specchio di una società frantumata tra apatia, festività e violenza, cogliendo come Montale riesca a trasformare la sua alienazione in uno strumento di critica e di resistenza culturale.
Contesto storico e culturale del ’68 e della sua fine
Il 1968 rappresentò in Italia, come nel resto d’Europa, un momento di crisi e di rinnovamento: occupazioni universitarie, scioperi, contestazioni, una generazione che cercava di riscattarsi attraverso la protesta e la partecipazione. I sogni di cambiamento percorrevano non solo le aule e le piazze ma anche i linguaggi artistici, dalla musica d’avanguardia (pensiamo alle canzoni di Fabrizio De Andrè o ai versi di Giorgio Gaber) alle sperimentazioni poetiche. Tuttavia, al termine di quell’anno, molti sentirono il sapore amaro della disillusione: le speranze di rinnovamento apparivano già logore, le contraddizioni sociali ancora irrisolte, la violenza – sia reale che simbolica – non accennava a placarsi. In questo clima, la poesia si propose come strumento di riflessione, capace di andare oltre la superficie degli slogan per interrogare in profondità il senso di ciò che stava accadendo.A differenza di tanti intellettuali impegnati sul fronte militante, Montale mantenne una posizione di riguardante partecipe ma distaccato, capace di leggere le trasformazioni sociali nella loro ambiguità. Questo sguardo emerge con forza in “Fine del ’68”, illuminando le ferite nascoste dietro il fragore dei botti di fine anno.
Analisi del testo di *Fine del ‘68*
Forma e struttura
La poesia si distingue per una forma prosastica, con versi brevi e scabri, privi di raffinatezze retoriche. Il tono colloquiale, quasi dimesso, sospende il lettore tra ironia e malinconia. Montale utilizza un lessico volutamente semplice e quotidiano – “feste”, “petardi”, “spumanti” – e inserisce nell’elenco della realtà elementi disparati che vanno dalla filosofia alla pornografia, dalla teologia alla politica. Questa elencazione non ha nulla di armonico, anzi accentua il senso di meccanicità e di svuotamento dei valori che caratterizza l’universo poetico di *Satura*.Temi principali
Uno dei temi più evidenti è il senso di estraneità. Montale si percepisce come lontano dal frastuono del mondo, “dalla luna, o quasi”, spettatore di un pianeta che gli appare “modesto”, a tratti patetico nella sua ricerca di autofesta e di mascara. Questa prospettiva permette al poeta di ironizzare sulla solennità dei cambiamenti che la società si autoattribuisce. Nulla sembra davvero importante: la morte non fa più scandalo, gli assembramenti umani si riducono a una comparsa anonima e automatica.Alla base c’è la contrapposizione tra la superficialità dei rituali collettivi (Capodanno, botti, brindisi, canzonette) e la realtà ben più tragica che resta sotto traccia: dietro le esplosioni di gioia si agitano altre esplosioni ben più drammatiche – bombe, guerre, solitudini. La morte, evento in sé gravissimo, viene snobbata dalla società, ignorata come un disturbo imprevisto tra le maglie di una festa ormai svuotata di senso. E il poeta, consapevole di essere “tra questi”, non si colloca davvero fuori dal mondo, ma lo attraversa nella consapevolezza della sua invivibilità.
Tono e atteggiamento
Il tono di Montale è insieme ironico e amaro, dissacrante ma non sprezzante. Non c’è compiacimento nella distanza, semmai un’inquietudine sottile, una malinconia che nasce dalla constatazione della propria solitudine, condivisa però da tutti – “ed io tra questi”. L’ironia serve non solo a difendersi dal dolore, ma anche a smascherare gli autoinganni del sociale.Il rapporto tra Montale e la realtà in *Fine del ‘68* e in *Satura*
Rispetto alle prime raccolte, dove la realtà appariva avvolta da un mistero inattingibile (“Ossi di seppia”, “Le occasioni”), qui emerge una visione più disillusa: il reale non ha più nulla di enigmatico, ma si mostra come una sequenza di gesti e parole meccaniche, prive di profondità. Questa perdita di senso è centrale nella maturità montaniana: la poesia non aspira più a sollevare il velo sulle cose, ma ad attestare il vuoto, la banalità dominante. Gli intellettuali e i sentimentali sono figure quasi tragiche nella loro impotenza: cercare il senso diventa una forma di resistenza, una lotta silenziosa contro l’appiattimento. In questa prospettiva, la poesia diviene atto di testimonianza, segno di una irriducibile alterità ma anche di una solidarietà sotterranea con tutti i “perdenti” del moderno.La raccolta *Satura* contiene molte altre liriche su questo tema. Nelle “Xenia”, ad esempio, il dialogo con la moglie scomparsa è occasione per riflettere su quell’estraneità che avvolge sia la vita sia la morte; in “Botta e risposta”, lo scacco dell’esistenza si traduce in una lingua ancora più asciutta e tagliente.
La critica sociale di Montale nella poesia
“Se uno muore / non importa a nessuno”: in questi versi, la denuncia dell’indifferenza e dell’anonimato umano è senza appello. Montale coglie come la società dei consumi, dominata dall’apparenza e dalla produzione di massa, abbia svuotato anche la morte del suo significato profondo. Lo stesso Capodanno, simbolo di rinnovamento e speranza, si riduce a un rituale vuoto, incapace di nascondere la continuità sotterranea di violenza e dolore.Nonostante la posizione di apartness, Montale non si illude di essere un osservatore realmente esterno: la sua solitudine è anche quella di ogni uomo che cerca un senso autentico nella modernità, e la sua poesia, più che una condanna, è una richiesta di attenzione, una domanda sulla possibilità stessa della comunione umana e dell’arte.
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