Io e i miei amici in una casa abbandonata: un racconto
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 12.01.2026 alle 17:13
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 6.11.2024 alle 8:17
Riepilogo:
Scopri il racconto di una casa abbandonata: trova analisi di atmosfera, personaggi e temi, consigli per il tema scolastico con spunti e lessico per la scuola
Quando si parla di case abbandonate, molte persone immaginano subito luoghi misteriosi e avvolti da un'aura di suggestione che attrae e allo stesso tempo spaventa. Anche noi, quel pomeriggio, eravamo animati dagli stessi sentimenti di curiosità mista a timore. Io e i miei amici avevamo spesso parlato di visitare la vecchia villa al confine del nostro paese, una casa che da anni giaceva in stato di abbandono. Si diceva che fosse appartenuta a una ricca famiglia che, dopo una serie di eventi sfortunati, aveva lasciato la zona. Le storie popolari parlavano di vite travagliate e tragici incidenti che si diceva avessero segnato le mura di quella dimora.
Finalmente, un pomeriggio d'autunno decidiamo di affrontare la nostra paura e di avventurarci al suo interno. Passammo per il giardino ormai incolto, avvolto dall’odore penetrante delle foglie bagnate. Le finestre annerite e il legno del portone scricchiolante ci fissavano come occhi antichi. Con il cuore che batteva forte e un misto di eccitazione e apprensione, varcammo la soglia.
Dentro, il tempo sembrava essersi fermato. La luce filtrava debolmente attraverso le finestre sporche, creando ombre danzanti sui muri logorati. Alcuni mobili erano ancora al loro posto, coperti da un sottile strato di polvere e ragnatele. Tutto l'ambiente era avvolto in un silenzio surreale, rotto solo dal nostro respiro e dai nostri passi incerti sul pavimento scricchiolante.
Decidemmo di esplorare stanza per stanza. In salotto, trovammo un vecchio pianoforte: i tasti erano ingialliti e alcuni erano spezzati, ma rivelavano un'eleganza ormai decaduta. La biblioteca, con gli scaffali di legno scuro e le pile di libri marci, raccontava di un passato di cultura e conoscenza, adesso in declino.
Mentre proseguivamo l'esplorazione, scoprii un album di fotografie. Le immagini sbiadite ritraevano persone in pose formali: c’erano volti sorridenti, momenti di feste e ricorrenze. Quegli scatti erano testimonianze tangibili di vite vissute, prospettive un tempo fiorenti. Sentii un brivido lungo la schiena, la consapevolezza della transitorietà della vita umana racchiusa in quei pezzi di carta fragile.
Nel frattempo, uno dei miei amici ci richiamò dalla scala che conduceva al piano superiore. Decidemmo di salire, scoprendo camere da letto dai letti sfatti, come se chi vi abitava avesse lasciato la casa in tutta fretta. In quelle stanze, l’aria era densa, quasi palpabile. Ci raccontò delle finestre da cui un tempo si poteva ammirare il giardino fiorito, ora trasformato in un intrico selvaggio.
Mentre eravamo assorti in queste scoperte, sentimmo un rumore provenire dal piano inferiore. Era come un bisbiglio persistente, quasi impercettibile, ma sufficiente per alimentare la nostra ansia. Con i cuori che battevano all’unisono, decidemmo di tornare indietro per capire di cosa si trattasse. Ci ritrovammo nella cucina, dove il suono sembrava più chiaro: ci rendemmo conto che non era altro che il vento che si infilava tra le fessure delle vecchie finestre, producendo un effetto simile a un sussurro.
Con un misto di sollievo e tensione alleviata, decidemmo fosse meglio uscire. Lasciare quella casa alle sue storie, alla sua solitudine, consapevoli che quello che avevamo visto erano solo frammenti di vite che il tempo aveva eroso ma non cancellato. Ritornammo lungo il giardino, lasciando quella villa alle nostre spalle, portandoci dietro il ricordo di un pomeriggio che sapevamo sarebbe rimasto impresso nei nostri ricordi.
Riflettendoci, l’esperienza ci aveva insegnato un’importante lezione sulla fragilità e la bellezza della storia umana. Case come quella, apparentemente dimenticate e annichilite dal tempo, sono custodi silenziose di storie passate e vivide testimonianze dell’incessante passaggio del tempo.
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