L’ultima confessione di Bel-Ami: tema dal punto di vista di un ragazzo di prima superiore
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 13.01.2026 alle 15:19
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 2.01.2026 alle 16:55
Riepilogo:
Analizza L'ultima confessione di Bel-Ami: tema in prima persona da ragazzo di prima superiore, con traccia, struttura, lessico e suggerimenti per voti alti.
Caro Amico,
Oggi ho vissuto uno degli eventi più importanti della mia vita. Sono appena uscito dalla chiesa della Madeleine, dove si è celebrato il mio matrimonio con Suzanne Rousset davanti a tutta l'alta società parigina. Ora porto il titolo di Conte di Cantel, e sono sposato con una donna giovane, ricca e di buona famiglia. Mentre camminavo dalla chiesa verso la mia nuova abitazione, mi sentivo come se stessi fluttuando sulle nuvole, ma questa esaltazione è permeata da una sottile vena di malinconia.
Più volte, ripensando ai momenti decisivi del mio passato, mi sono ritrovato a provare una sensazione simile. Ricordo quando, da bambini a Canteleu, sogniamo di recarci a Parigi per conquistare il mondo. Io l'ho fatto, o almeno così sembra. Eppure, caro amico, avverto come se avessi costruito soltanto un castello di carta, pronto a crollare con una lieve folata di vento. Mentre la folla continua ad acclamarci, una parte di me non può fare a meno di riflettere sul prezzo pagato per arrivare fin qui.
Il mio percorso a Parigi è stato segnato da una successione di incontri, amori, tradimenti e intrighi. Ho sempre avuto un certo talento nel parlare, una naturale abilità nel manipolare le persone per ottenere ciò che desidero. E ho sfruttato questa abilità senza riserve. La mia carriera iniziò come giornalista in un piccolo giornale, grazie all'aiuto del mio amico Forestier, ma non mi sono fermato lì. Ho sedotto Madeleine, la moglie di Forestier, e l'ho sposata dopo la sua morte. Lei mi ha dotato degli strumenti necessari per scalare la società, ma quando non poteva più essere utile, l'ho tradita anch'io.
È difficile descrivere ciò che provo. In parte mi sento vincente: ho realizzato tutti i miei obiettivi, accumulato ricchezze e potere. Ma più salgo, più il senso di vuoto dentro di me si fa sentire. Ora che ho sposato Suzanne, figlia del mio direttore, mi trovo in cima alla piramide sociale, eppure mi domando se tutto questo valga la felicità che ho sacrificato.
Non posso non pensare a tutte le persone che ho usato e abbandonato lungo il cammino. Ho tradito Clotilde, che era così innocente e fiduciosa. Anche Madeleine era determinata, ma non posso ignorare il pensiero che anche lei cercava di sfruttarmi per i suoi fini. Forse è questo il modo di vivere nel nostro mondo, dove ognuno cerca di sopraffare l'altro per salire sempre più in alto.
Mi domando se questa sia la vera natura umana, o se io sia solo un esempio estremo. A volte, guardo il mio percorso come se fossi uno spettatore esterno, osservando un uomo che fa di tutto per raggiungere i suoi obiettivi, senza preoccuparsi delle conseguenze. Mi domando se sia possibile colmare quel vuoto che sento dentro. Forse è qualcosa di innato, che nessun successo o conquista può mai veramente riempire.
Mi sento come se fossi diventato incapace di amare o provare compassione. Eppure, non credo di aver avuto alternative. Nel mio mondo la debolezza è sinonimo di fallimento, e solo la forza viene ricompensata. Forse sarei potuto essere diverso, ma ora è troppo tardi.
Con questa nuova unione, la mia scalata sociale è completa. Eppure, mi chiedo se troverò mai pace. La società parigina in cui mi muovo con disinvoltura è superficiale; tutti cercano di prevaricare gli altri, senza spazio per sincerità o gentilezza. Forse è sempre stato questo il mio desiderio, ma dentro di me c'è una voce che cerca qualcosa di più autentico.
Caro amico, non so se troverò mai una risposta a queste domande. Forse l'unica cosa che posso fare è continuare a vivere come ho sempre fatto, cercando di ignorare quel senso di vuoto che accompagna ogni mio successo. Penso che tu, rimasto a Canteleu, abbia una vita più semplice, forse meno avventurosa, ma più onesta.
Mi domando se tu abbia mai sentito la stessa insoddisfazione, o se la tua vita, senza i miei eccessi, sia più serena. Forse devo accettare che questa insoddisfazione faccia parte di me. O magari, un giorno, troverò il coraggio di cambiare. Non so cosa il futuro mi riservi, ma una cosa è certa: non smetterò mai di lottare per ciò che voglio, anche se questo significherà affrontare la solitudine che il mio percorso mi impone.
Con affetto,
Georges Duroy (Bel-Ami)
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