Immagina di essere Ulisse alla corte dei Feaci: racconta in prima persona un'avventura inventata, descrivendo luoghi, personaggi e dialoghi, e facendo emergere lo stato d’animo di Ulisse.
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: oggi alle 12:08
Riepilogo:
Immagina e scrivi un’avventura di Ulisse alla corte dei Feaci, descrivendo luoghi, personaggi e emozioni per un tema coinvolgente e originale.
Quando giunsi alla corte dei Feaci, non ero altro che un naufrago sfinito dalla sventura e dagli elementi avversi. Mi ritrovai accolto con grande ospitalità dal re Alcinoo e dalla sua famiglia, che mi offrirono cibo e riparo, e mi ascoltarono con attenzione mentre narravo le mie avventure. Essi vollero sapere tutto delle mie peripezie, e così iniziai a raccontare una storia che non avevo mai divulgato prima, una vicenda tanto strana quanto pericolosa.
Navigavamo in mari sconosciuti quando una violenta tempesta ci costrinse a cambiare rotta. Dopo giorni di lotta contro le onde, approdammo su un'isola che non compariva in alcuna delle mappe in nostro possesso. L'isola sembrava disabitata, avvolta in un'atmosfera di mistero e silenzio, interrotto solo dal rumore del mare che si infrangeva sulle rocce.
"Compagni," dissi, "dobbiamo esplorare questa terra e cercare provviste per il nostro viaggio. Alcuni di voi rimarranno a sorvegliare la nave mentre io e altri cinque ci avventureremo all'interno."
I miei uomini accolsero l'ordine con un misto di speranza e timore. Alla guida del piccolo gruppo, mi addentrai nella vegetazione rigogliosa dell'isola, dove ogni passo sembrava risuonare come un tuono nell'aria ferma. La flora era lussureggiante, con alberi dalle foglie di un verde acceso che brillavano sotto i raggi del sole.
Non trascorse molto tempo prima che ci trovassimo di fronte a una grotta oscura. Le sue pareti erano ricoperte di muschio e l’ingresso sembrava incorniciato da rocce scolpite naturalmente in forme grottesche.
"Attenzione, potrebbe esserci pericolo," avvisai i miei compagni.
"Ulisse, non c'è nulla che ci possa spaventare dopo tutto quello che abbiamo passato", disse Eumeo, uno dei miei uomini più fidati, cercando di infonderci coraggio.
Ci addentrammo lentamente nella grotta. L'aria era umida e fredda, e potevamo sentire il gocciolio costante dell’acqua che si infiltrava dalle rocce sovrastanti. Proseguendo con cautela, ci imbattemmo in una sala immensa illuminata da uno strano bagliore. Al centro della stanza, su un piedistallo di pietra, si trovava una sfera luminosa, quasi ipnotica nel suo splendore.
"Ecco la fonte della luce," sussurrò uno dei compagni. "Cos'è?"
Mi avvicinai con circospezione e appena toccai la sfera, un’ombra gigantesca si eresse dietro di noi. Era un ciclope, enorme e feroce, con un solo occhio che sembrava bruciare di rabbia. La sua voce cavernosa risuonò attraverso la grotta.
"Chi osa disturbare il mio riposo? Chi ha osato toccare il mio tesoro?"
"Scappiamo!" gridò uno dei miei compagni, ma l’uscita era già bloccata dalla montagna di carne e pietra che era il ciclope.
"Mostro, non vogliamo il tuo tesoro," dissi cercando di mantenere la calma, "siamo solo naufraghi alla ricerca di cibo e acqua. Lasciaci andare e non ci rivedrai mai più."
Ma il ciclope non era disposto a ragionare. Con uno sguardo furioso, iniziò a scagliare rocce gigantesche contro di noi. Fu un miracolo che riuscimmo a evitare i colpi e, nel caos, riuscii a afferrare nuovamente la sfera. Questa volta, la sfera sembrò rispondere al mio tocco emanando una luce intensa che accecò momentaneamente il ciclope.
"Correte verso l'uscita!" urlai.
I miei uomini non persero tempo e, approfittando della cecità temporanea del ciclope, sfuggimmo dalla grotta. Tornammo alla nave con il cuore in gola e le gambe tremanti, ma sani e salvi.
"Ulisse," chiese Eumeo una volta che fummo tutti al sicuro sulla nave, "cos’era quella sfera?"
"Non lo so," risposi, "ma sono certo che appartiene a quel ciclope. L'importante è che siamo scampati a un destino peggiore della morte."
Al termine del mio racconto, vidi gli sguardi dei Feaci pieni di meraviglia e timore reverenziale. Alcinoo mi si avvicinò e disse: "Ulisse, la tua astuzia e il tuo coraggio sono leggendari. Permetti che la nostra gente possa ricordare le tue avventure per generazioni. Ora riposati, viaggiatore, perché hai bisogno di ritrovare le forze."
Assentii grato, ma dentro di me sapevo che la mia odissea non era ancora finita, e che molte altre prove mi attendevano prima di poter rivedere la mia patria.
Vota:
Accedi per poter valutare il lavoro.
Accedi