Dopo aver pianto sul vaso di basilico per la perdita del suo amato, la pianta cresce a dismisura invadendo tutta la casa e il giardino
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 14.02.2026 alle 18:42
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 13.02.2026 alle 14:41
Riepilogo:
Scopri come la crescita incontrollata del basilico nella novella di Boccaccio simboleggia dolore e speranza in un tema per le scuole superiori.
Lisabetta, giovane e sfortunata protagonista della novella “Lisabetta da Messina” contenuta nel Decameron di Giovanni Boccaccio, aveva già vissuto un dolore immenso con la scomparsa del suo amato Lorenzo, ucciso dai fratelli gelosi. Dopo aver pianto incessantemente sul vaso di basilico che custodiva la testa del suo amato, la pianta cominciò a crescere in modo anomalo e preoccupante. Quella che sembrava una confortante connessione con l’amore perduto si trasformò ben presto in un'imbattibile forza della natura.
Inizialmente, Lisabetta si accorse che il basilico cresceva più rigoglioso del normale, al punto che la pianta presto non poteva essere contenuta nel vaso. Con gli occhi ancora gonfi di lacrime, decise di trasferirla in un grande vaso da giardino, convinta che lo spazio all’aperto avrebbe ridotto la crescita esagerata. Nonostante questo sforzo, il basilico continuò a moltiplicarsi, estendendosi e allargandosi senza sosta.
Ogni mattina, Lisabetta si svegliava trovando nuovi tralci di basilico che raggiungevano finestre, tetti e recinzioni. La pianta aveva iniziato a invadere non solo il giardino, ma anche le camere della casa, creando un intrico verde che rendeva sempre più difficile muoversi tra le stanze. Gli abitanti del quartiere, inizialmente curiosi e divertiti, cominciarono a preoccuparsi per quella crescita inarrestabile, che sembrava non volersi fermare.
Presto, l’illegalità della situazione spinse le autorità locali a intervenire, chiedendo a Lisabetta di trovare una soluzione immediata. In un raro momento di lucidità e ispirazione, la giovane si rese conto che una pianta così potente poteva essere trasformata in un beneficio per la comunità, anziché in una minaccia. Decise quindi di provare a usare il basilico per risolvere problemi concreti della città, come la mancanza di spazi verdi e la scarsità di piante aromatiche nei giardini pubblici.
Lisabetta, con l’aiuto di alcuni volenterosi abitanti del quartiere, cominciò a ridistribuire i rami del basilico, cercando di tenerli sotto controllo e di indirizzarne la crescita in modo utile e decorativo. Presto la città si trovò avvolta da un profumo di basilico fresco che faceva svanire ogni traccia di inquinamento e migliorava l’umore generale degli abitanti. Tuttavia, questo processo di “domesticazione” non si rivelò affatto semplice. La forza vitale della pianta si esprimeva con una potenza che rendeva difficile arginarne i tralci, che spesso sfondavano le barriere costruite e raggiungevano angoli imprevisti della città.
Un giorno, uno dei tralci più robusti perforò una conduttura d’acqua, provocando un allagamento in diverse abitazioni. La popolazione, a questo punto, cominciava a essere divisa tra chi apprezzava i benefici della pianta e chi temeva i danni che poteva arrecare. Lisabetta, sentendosi responsabile, decise di intervenire personalmente, cercando di trovare un equilibrio tra la natura indomabile del basilico e la necessità di sicurezza per la comunità.
In collaborazione con esperti agronomi e botanici locali, Lisabetta mise a punto una strategia di contenimento e indirizzamento della crescita del basilico. Venne eretto un grande giardino comunitario dove la pianta potesse crescere liberamente, monitorata e controllata per impedire ulteriori danni. Furono creati nuovi parchi e orti urbani, trasformando le zone abbandonate in spazi verdi dove il basilico gigante diventava un simbolo di rinascita e prosperità. La comunità imparò a sfruttarne le connessioni, creando un vero e proprio ecosistema sostenibile.
Finalmente, Lisabetta riuscì a portare ordine nel caos originato dal basilico, trovando un nuovo scopo nella cura della pianta che le aveva offerto un modo per sentire ancora la presenza del suo amato Lorenzo. La città, divenuta un esempio di ingegno e adattamento, prosperava grazie a quella pianta che, sebbene inizialmente incontrollabile, aveva finito per unire e fortificare una comunità intera. E Lisabetta, pur nel suo dolore incolmabile, trovò una nuova serenità, sapendo di aver trasformato una tragedia personale in una risorsa per il bene collettivo.
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