Scrivere un racconto libero: Tipo di narratore e focalizzazione scelti
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 13.02.2026 alle 18:42
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 12.02.2026 alle 14:46
Riepilogo:
Scopri come scegliere il tipo di narratore e la focalizzazione nel racconto libero per migliorare stile e struttura narrativa nelle scuole superiori.
Per affrontare il compito di scrivere un racconto libero indicando il tipo di narratore e di focalizzazione scelti, è fondamentale comprendere le variabili letterarie che determinano la struttura e l'impostazione della storia. In letteratura, la scelta del narratore e della focalizzazione definisce la prospettiva dalla quale la trama viene percepita e interpretata dal lettore. Questo tema esplorerà le diverse opzioni disponibili per scrivere un racconto, analizzando vari casi noti di opere letterarie.
Michael era seduto in una piccola caffetteria, il suo rifugio preferito dal caos della città. Mentre il sole del tardo pomeriggio gettava lunghe ombre sulle strade, sorseggiava lentamente il suo caffè, osservando i passanti. Amava indovinare le loro storie, immaginare le vite che conducessero al di là del suo campo visivo. La scena era idilliaca, ma nella testa di Michael, un turbinio di pensieri lo costringeva a riflettere sul significato della sua stessa esistenza.
La vita di Michael era caratterizzata da un ritmo estremamente regolare. Ogni giorno seguiva la stessa routine: la sveglia alle sette, la rapida colazione a base di toast e caffè, il traffico caotico che affrontava per raggiungere l’ufficio. Lavorava come consulente finanziario in una prestigiosa società di Wall Street. La sua carriera era invidiabile, i suoi colleghi lo stimavano e i suoi superiori non perdevano occasione per lodare la sua dedizione. Ma tutti questi successi non riuscivano a colmare il vuoto che sentiva dentro.
Un giorno, mentre sfogliava distrattamente un giornale, Michael si imbatté in un articolo che cambiò il corso della sua vita. L'articolo parlava di una piccola comunità in Islanda che aveva deciso di adottare un modello di vita incentrato sulla riduzione dello stress e sull’aumento della felicità. La comunità aveva lasciato le grandi città e si era stabilita in un villaggio remoto, dedicandosi a lavori manuali e agricoltura biologica. L’idea sembrava affascinante, ma soprattutto, toccava una corda sensibile nel cuore di Michael.
Forse era il momento giusto per fare un cambiamento radicale. Tornato a casa quella sera, iniziò a cercare informazioni sulla comunità islandese. Scoprì che avevano una politica di porte aperte per chiunque volesse unirsi a loro, almeno per un periodo di prova. La sera stessa, Michael inviò un’email di richiesta, senza sapere che quella decisione avrebbe ribaltato completamente la sua vita.
Dopo una settimana di trepidante attesa, ricevette una risposta positiva. L'emozione lo travolse: senza pensarci troppo, preparò le sue dimissioni e organizzò il viaggio. Una parte di lui era terrorizzata dall’ignoto, ma era anche entusiasta all’idea di riscoprire il mondo e se stesso. Così, dopo aver salutato i colleghi e svuotato il suo appartamento, si imbarcò su un volo verso l'Islanda.
La prima impressione del villaggio fu magica. Circondato da montagne innevate e affacciato su un oceano infinito, il luogo sembrava uscito da una fiaba. Gli abitanti accolsero Michael con calore, mostrandogli le loro tradizioni e inserendolo nelle varie attività quotidiane. Iniziò a lavorare in un piccolo orto, imparando l'arte della coltivazione e scoprendo il piacere di mettere le mani nella terra.
Col passare dei giorni, Michael si accorse che il ritmo tranquillo del villaggio lo stava trasformando. Le preoccupazioni incessanti che affollavano la sua mente a New York cominciavano a svanire, sostituite da una serenità che non aveva mai provato prima. Si ritrovò a riflettere sul significato della vera felicità e sul valore delle cose semplici. Tornato, in città aveva vissuto in un costante stato di corsa contro il tempo, inseguendo obiettivi materiali e successi professionali che ora sembravano privi di valore.
La comunità islandese diventò la sua famiglia. Ogni sera si riunivano attorno a un grande tavolo per condividere la cena, raccontando storie e ridendo insieme. Michael iniziò a sentirsi parte di qualcosa di più grande, qualcosa che andava oltre il semplice benessere personale. Aveva trovato un equilibrio tra il mondo interiore e quello esteriore, una connessione che aveva sempre cercato ma che sembrava impossibile da raggiungere nella sua vecchia vita.
Dopo sei mesi in Islanda, Michael decise di rimanere definitivamente. Aveva scoperto una nuova missione: aiutare altre persone come lui a scoprire il valore di una vita semplice e significativa. Organizzò ritiri nel villaggio, invitando professionisti stressati dal ritmo urbano a prendersi una pausa e riscoprire il piacere delle piccole cose.
Il racconto di Michael si diffuse, ispirando molti a seguire il suo esempio. La storia di un uomo che aveva lasciato tutto per trovare se stesso divenne simbolo di speranza e cambiamento. E così, in un piccolo villaggio islandese, tra montagne e oceano, Michael trovò finalmente il suo posto nel mondo, realizzando che la vera ricchezza risiedeva non nei conti in banca, ma nei legami umani e nella serenità interiore.
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