Nei Promessi Sposi, Manzoni presenta due uomini di chiesa molto diversi tra loro: descrizione fisica e caratteriale, racconti delle loro vite e le peculiarità del ruolo che svolgono all'interno del romanzo.
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: oggi alle 11:28
Riepilogo:
Scopri le differenze tra Don Abbondio e il cardinale Borromeo ne I Promessi Sposi, analizzando profili fisici, caratteriali e ruoli nel romanzo.
Ne "I Promessi Sposi," Alessandro Manzoni presenta due figure ecclesiastiche di spicco: Don Abbondio e il cardinale Federigo Borromeo. Questi due personaggi rivestono ruoli cruciali nel romanzo e sono caratterizzati da profonde differenze sia nel loro carattere che nel comportamento, rappresentando due modi distinti di intendere il servizio religioso.
Don Abbondio è il parroco del paese in cui vivono i due protagonisti, Renzo e Lucia. Manzoni non offre una descrizione fisica dettagliata di Don Abbondio, ma sottolinea la sua figura modesta, tipica di un uomo comune privo di tratti distintivi. È un uomo sulla soglia della vecchiaia, il cui aspetto trasmette insicurezza e debolezza. Questa impressione è accentuata dalla sua personalità. Don Abbondio è profondamente segnato dalla paura e dall’insicurezza; di fronte alle minacce dei bravi, rinuncia immediatamente alla celebrazione del matrimonio tra Renzo e Lucia. La sua vita è dominata da una continua ricerca di sicurezza e tranquillità, spesso a scapito dell'integrità morale. Sebbene non sia malvagio, la sua costante paura lo rende facilmente manipolabile, e rappresenta l’idea di un clero che vede la religione più come un rifugio dalle difficoltà del mondo piuttosto che come una missione di giustizia e carità.
In netto contrasto, il cardinale Federigo Borromeo è un personaggio di grande virtù. Manzoni lo descrive fisicamente come un uomo di bell'aspetto, dignitoso e autorevole, ma ciò che emerge di più è la sua forza d'animo e la dedizione alla fede. È una figura storica realmente esistita, di cui Manzoni esalta le qualità di santità e rettitudine. Borromeo è colto e profondamente spirituale, vivendo la sua vocazione come un servizio agli altri. La sua figura si distingue per la fermezza nei principi e per la dolcezza nei modi.
Nel romanzo, il cardinale Borromeo è l'emblema della vera carità cristiana. La sua presenza è decisiva quando accoglie e protegge Lucia, dimostrandosi un pastore attento e sensibile alle sofferenze altrui. La sua capacità di perdonare e guidare le persone verso il bene lo rende un modello di integrità e un autentico portatore del messaggio evangelico.
Le differenze tra Don Abbondio e il cardinale Borromeo non si limitano ai tratti personali, ma si estendono al loro approccio alla fede e alla responsabilità. Don Abbondio vede il suo ruolo come un peso, mentre Borromeo considera il suo sacerdozio un'opportunità per servire gli altri, incarnando l'ideale del pastore. Pur non essendo ignobile, Don Abbondio rappresenta le debolezze umane, il timore e l'autoconservazione. Al contrario, Borromeo simboleggia la capacità di trascendere i propri interessi personali per il bene comune, diventando una guida luminosa non solo per i fedeli, ma per tutti coloro che lo incontrano.
Nel romanzo, le due figure ecclesiastiche hanno anche un significato simbolico. Don Abbondio incarna le imperfezioni e le inadeguatezze della Chiesa terrena, talvolta troppo impegnata a proteggere se stessa anziché i principi che dovrebbe rappresentare. Federigo Borromeo rappresenta invece l'alto ideale di una Chiesa che agisce in difesa degli umili e dei bisognosi, riflettendo i valori più puri del Cristianesimo.
In conclusione, Manzoni dipinge un ricco affresco di valori contrastanti attraverso Don Abbondio e il cardinale Borromeo, utilizzando i loro personaggi per esplorare temi universali come il coraggio, la paura, l'egoismo e la vera carità cristiana. Questi uomini di chiesa, seppur diversi, arricchiscono il tessuto narrativo del romanzo e offrono spunti di riflessione sulla natura umana e sul cammino della fede.
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