Scrivi una storia di tono fantastico in cui ti trasformi in un animale a scelta: documenta sull'animale scelto e immagina le sensazioni nel suo corpo.
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 7.02.2026 alle 18:32
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 5.02.2026 alle 11:28
Riepilogo:
Impara a scrivere una storia fantastica trasformandoti in un animale, descrivendo sensazioni e caratteristiche uniche per un tema scolastico efficace. 🦅
Una volta lessi una leggenda, antica e quasi dimenticata, che narrava di un uomo che aveva il potere di trasformarsi in un'aquila, l'impressionante rapace che sovrasta le cime delle montagne. Affascinato da questa storia, iniziai a sognare di vivere una simile esperienza, di librarmi nell'aria e vedere il mondo da una prospettiva completamente diversa. Non avrei mai immaginato che un giorno, come un flash improvviso, quel sogno sarebbe diventato realtà.
Era un pomeriggio di inizio autunno, mentre passeggiavo in un bosco vicino alla mia città, mi ritrovai a osservare il cielo terso. Improvvisamente, una sensazione strana mi colpì: mi sentivo leggero, quasi sollevato. Il vento iniziò a sibilare nelle mie orecchie, e un desiderio incontenibile di volare mi pervase. Prima che me ne accorgessi, le mie braccia si spalancarono e si ricoprirono di piume dorate; le mie gambe divennero artigli robusti, e il mio volto si allungò trasformandosi in un becco affilato. Ero diventato un’aquila, una maestosa aquila reale.
Il mondo attorno a me era cambiato drammaticamente. Con le ali spiegate, mi staccai da terra con un battito che sembrava scuotere l'aria stessa. Sentivo il vento che mi sollevava, che mi avvolgeva in un abbraccio al tempo stesso delicato e potentissimo. La sensazione di libertà era indescrivibile, al di là di ogni immaginazione. Ogni battito d’ali mi portava più su, oltre la cime degli alberi, fin dove l’aria si faceva limpida e rarefatta.
La mia nuova vista da aquila era sorprendente. Ogni dettaglio, anche il più piccolo, appariva chiarissimo e nitido. Da quell’altezza, distinguere un piccolo roditore che correva tra i cespugli o seguire il volo di un insetto era un gioco da ragazzi. L’occhio umano non poteva competere con quella visione acuta. Sorvolai montagne e vallate, e vidi il sole specchiarsi nei laghi, con la sensazione di essere l’unico testimone di una bellezza primordiale.
Ma quella vita da rapace aveva anche le sue ombre. Il freddo penetrava tra le piume, pungente e ostile, mentre l’istinto predatorio che cresceva dentro di me era potente e difficile da ignorare. Incontrai altri uccelli, piccoli comparati alla mia nuova forma, e dovetti resistere alla voglia di cacciarli. L’istinto dell’aquila era fermo e deciso, un impulso a cui si opponeva la mia coscienza umana.
Dopo ore di volo, iniziavo a sentire stanchezza. Mi posai su una parete rocciosa, ammirando il paesaggio sottostante, una tavolozza di colori autunnali che si stendevano fino all’orizzonte. Fu in quel momento che realizzai quanto fosse potente la mia trasformazione ma, al contempo, quanto mi mancasse il contatto umano, una conversazione, un sorriso.
Decisi che era giunto il momento di tornare indietro, di riprendere la mia forma umana. Concentrandomi intensamente, immaginai quel processo inverso. Sentii il corpo che, pian piano, si contorceva e mutava. In pochi istanti, le piume svanirono e ritrovai la mia pelle e le mie mani.
Tornato a terra, mi resi conto che la mia esperienza mi aveva cambiato. Forse nessuno mi avrebbe mai creduto, ma avevo il ricordo vivido di quel volo mozzafiato. La libertà di un’aquila era qualcosa che non avevo solo sognato, ma vissuto. Da quel giorno, imparai a guardare al cielo con maggiore rispetto e ammirazione, sapendo che là in alto c’era un modo di vivere che, anche solo per un breve istante, avevo scoperto dentro di me. La consapevolezza di quella doppia natura, umana e animale, mi accompagnò per sempre, ricordandomi che la libertà e la meraviglia del mondo sono a portata di mano se solo abbiamo il coraggio di cercarle.
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