Racconto di un incontro piacevole o spiacevole in una giornata normale
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 15.01.2026 alle 10:16
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 18.11.2024 alle 11:07
Riepilogo:
Scopri un racconto di un incontro in una giornata normale: esempio commentato con idee, struttura, lessico e spunti per svolgere il tema a scuola con esempi.
Era una giornata come molte altre, di quelle che si susseguono nella monotonia del tran tran quotidiano. Era un martedì di novembre, uno di quei giorni in cui l'inverno inizia a farsi sentire e il cielo si presenta invariabilmente grigio, quasi a sottolineare la stanchezza accumulata dopo mesi di lavoro o studio. Ero uscito di casa per andare a scuola, con lo zaino appesantito dai libri e la mente occupata dai soliti pensieri di un adolescente, intrisi di aspettative e preoccupazioni.
Arrivato alla fermata dell'autobus, mi resi conto che le condizioni erano tutt'altro che ideali: la pioggia cadeva copiosa e il vento si insinuava sotto gli ombrelli aperti, trasformando quell'attesa in un'esperienza spiacevole. Cercai un riparo sotto una tettoia già gremita di persone, tutte apparentemente intente a fissare lo schermo del proprio telefono, come se quella dimensione digitale potesse momentaneamente anestetizzare il disagio.
Fu in quell'istante che il destino decise di riservarmi una sorpresa. Accanto a me, c'era una signora anziana che sembrava avere qualche difficoltà a mantenere fermo l'ombrello battuto dal vento. Senza pensarci troppo, mi avvicinai e le offrii un aiuto. Un semplice gesto di cortesia che, tuttavia, ebbe l'effetto di rompere il ghiaccio e innescare una conversazione.
La signora, il cui nome era Anna, iniziò a raccontarmi del suo passato con una vivacità che mi sorprese. Mi parlò della sua giovinezza, trascorsa in un piccolo paese di campagna, e delle estati passate a lavorare nei campi accanto alla sua famiglia. Raccontava tutto con una tale passione che ebbi l'impressione di poter vedere i paesaggi che evocava, sentire il profumo della terra e il calore del sole sulla pelle.
Quel dialogo fu come un viaggio nel tempo, un'opportunità per capire quanto diverse fossero le vite delle generazioni passate e quanto, al contempo, le preoccupazioni essenziali restassero simili. Anna mi disse di come, da giovane, avesse dovuto rinunciare a molte cose per seguire le necessità della sua famiglia e di quanto fosse importante, a suo giudizio, apprezzare le piccole cose della vita.
La sua saggezza si mescolava con una certa malinconia per un mondo ormai lontano, ma c’era anche un'ammirabile gratitudine per tutto ciò che aveva vissuto. Riflettei su quanto, spesso, tendiamo a dare per scontato gli aspetti più banali delle nostre giornate, senza renderci conto di quanto preziosi possano essere.
Proprio mentre il nostro autobus stava arrivando, Anna mi raccontò di una sua particolare passione per la letteratura, una sorta di rifugio che aveva trovato nei libri nei momenti difficili. Mi parlò dei suoi autori preferiti, tra cui Pirandello e Calvino, e di come la lettura le avesse insegnato a riflettere sulla complessità della vita e dell'animo umano. Anche se l’autobus era ormai giunto destinazione, prolungai quel incontro accompagnandola fino alla sua fermata.
Mentre mi congedavo da lei, mi resi conto di avere vissuto un’esperienza arricchente che mi aveva fornito nuovi spunti di riflessione. Tornando a casa quella sera, con il cielo sempre cupo sopra di me e le strade ancora bagnate dalla pioggia, sentivo che Anna mi aveva insegnato qualcosa di importante: l'importanza di saper ascoltare gli altri, la bellezza nascosta nelle storie che custodiscono e la capacità di cogliere il valore delle piccole attenzioni quotidiane.
Non posso fare a meno di ripensare a quel giorno senza provare una certa gratitudine per l'incontro con Anna. In una giornata apparentemente normale, la sua presenza aveva reso speciale quel comune momento di attesa e mi aveva fatto scoprire quanto arricchente possa essere la condivisione delle esperienze umane. Da allora, mi sforzo di guardare oltre la superficie delle cose, convinto che, dietro ogni singola vita, vi sia un racconto degno di essere ascoltato.
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