Giovanni Brusca: Nato a San Giuseppe Jato il 20 febbraio 1957, killer della mafia e fedelissimo di Salvatore Riina
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Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 30.01.2026 alle 14:29
Riepilogo:
Scopri la vita e le azioni di Giovanni Brusca, killer della mafia e fedelissimo di Salvatore Riina, per comprendere la storia di Cosa Nostra in Italia.
Giovanni Brusca nacque il 20 febbraio 1957 a San Giuseppe Jato, un piccolo paese in provincia di Palermo. La sua vita e la sua carriera criminale si intrecciano profondamente con la storia della mafia siciliana, in particolare con quella di Cosa Nostra, di cui divenne uno dei membri più temuti e riconoscibili. Brusca è noto principalmente per la sua fedeltà a Salvatore Riina, detto "Totò u Curtu", uno dei boss mafiosi più potenti e crudeli del XX secolo.
Brusca crebbe in una famiglia già conosciuta per le sue attività illecite, in quanto suo padre, Bernardo Brusca, era un noto mafioso del posto. Entrare nel mondo della mafia fu quasi un percorso naturale per Giovanni, il quale si affiliò giovanissimo a Cosa Nostra, dimostrando fin da subito la sua spietatezza e capacità di eseguire ordini senza scrupoli. La sua ascesa all'interno dell'organizzazione fu rapida, grazie anche alla sua completa fedeltà a Salvatore Riina, all'epoca uno dei capi più influenti della Cupola mafiosa.
Salvatore Riina, diventato il leader indiscusso di Cosa Nostra negli anni '80, instaurò un regime di terrore sia all'interno della mafia che nella società civile. La sua strategia si basava sulla violenza e sull'eliminazione fisica di chiunque potesse ostacolare l'organizzazione. In questo contesto, Brusca si distinse come uno dei suoi più efficaci e fidati esecutori, coinvolto in innumerevoli omicidi e atti di violenza. Fu Giovanni Brusca, il 23 maggio 1992, a premere il telecomando che innescò l'esplosivo lungo l'autostrada vicino Capaci, facendo saltare in aria il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. Questo attentato fu uno dei crimini più eclatanti e simbolici compiuti dalla mafia siciliana nel suo tentativo di contrastare lo Stato e la sua lotta contro le organizzazioni criminali.
Oltre all'attentato di Capaci, Brusca fu coinvolto in numerosi altri omicidi e sequestri. Fra i più noti vi è il rapimento e l'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di un collaboratore di giustizia, che fu tenuto prigioniero per oltre due anni prima di essere strangolato e il suo corpo sciolto nell'acido. Questo atroce delitto suscitò un'ondata di indignazione nell'opinione pubblica e sottolineò la disumanità e la brutalità della mafia di quegli anni.
Dopo l'arresto di Salvatore Riina nel 1993, Cosa Nostra subì un duro colpo, anche grazie alla crescente determinazione dello Stato italiano nel combattere la mafia attraverso leggi più severe e la collaborazione con i pentiti. In questo clima, il 20 maggio 1996, Giovanni Brusca venne arrestato dalle forze dell'ordine. La sua cattura segnò un'altra vittoria importante nella lotta contro Cosa Nostra. Brusca decise di collaborare con la giustizia e divenne uno dei più importanti collaboratori di giustizia, fornendo informazioni vitali che portarono all'arresto di numerosi mafiosi e svelando molti dettagli sui meccanismi operativi di Cosa Nostra.
La sua collaborazione, seppur controversa, fu fondamentale per smantellare ulteriormente la struttura criminale dell'organizzazione, anche se sollevò numerose polemiche in merito alla riduzione della sua pena – prevista dall'ordinamento italiano per chi collabora con la giustizia. Brusca, in cambio delle sue rivelazioni, ottenne forti sconti di pena e lasciò la prigione nel 2021, una notizia che suscitò un dibattito acceso e divisi l'opinione pubblica tra chi lo considerava ancora un pericoloso criminale e chi vedeva nella sua conversione un segnale positivo per la giustizia.
La storia di Giovanni Brusca rappresenta un capitolo oscuro e complesso della storia italiana recente. La sua figura rimane indissolubilmente legata a uno dei periodi più drammatici dell'offensiva mafiosa contro lo Stato italiano, ma anche a un momento cruciale in cui la società e le istituzioni hanno saputo reagire con determinazione, facendo passi avanti significativi nella lotta alla criminalità organizzata.
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