Perché Pirandello scelse lo pseudonimo arabo 'Omar' per le sue lettere
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 31.01.2026 alle 11:51
Tipologia dell'esercizio: Analisi
Aggiunto: 29.01.2026 alle 8:16
Riepilogo:
Scopri perché Pirandello scelse lo pseudonimo arabo Omar per le sue lettere e approfondisci il significato della sua identità letteraria. 📚
Perché Pirandello firmava le lettere con uno pseudonimo arabo?
Introduzione
Luigi Pirandello è, senza dubbio, una delle figure più complesse e rivoluzionarie del panorama letterario italiano. Premio Nobel, drammaturgo, romanziere e poeta, ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura italiana e internazionale, soprattutto per la sua indagine costante sull’identità, la maschera e la crisi del moderno. Tra i molti enigmi che circondano la sua vita, uno che spesso incuriosisce studiosi e lettori riguarda la scelta, nel periodo giovanile, di firmare alcune lettere con lo pseudonimo arabo “Omar”. In particolare, la corrispondenza con Jenny Schulz-Lander, figlia di un professore conosciuto durante la sua permanenza a Bonn, testimonia l’adozione, per un certo tempo, di un’identità fittizia e straniera. Ma perché Pirandello fece questa scelta? Cosa significava per lui travestirsi da “Omar” quando si metteva a nudo nella scrittura intima?Analizzare tale scelta significa interrogarsi non solo su una semplice curiosità biografica, ma anche sul tessuto profondo che lega l’esperienza privata dello scrittore alla sua poetica della molteplicità, ponendo l'accento sulle domande cruciali circa l'autenticità, la finzione e il senso dell’identità nell’epoca moderna. Questo tema, infatti, permette di esplorare come il rapporto tra la vita privata e la creazione letteraria si intrecci fino a diventare indistinguibile, anticipando molti elementi che Pirandello svilupperà poi nelle sue opere maggiori. Attraverso un’analisi attenta del contesto storico, biografico e culturale in cui maturò la scelta di “Omar”, sarà possibile cogliere la profondità e l’originalità di un gesto apparentemente minimo, ma in realtà ricco di significati letterari, psicologici e simbolici.
I. Contesto biografico e sociale
La giovinezza inquieta di Pirandello
Pirandello nasce nel 1867 in Sicilia, in un’epoca di grandi cambiamenti sociali e culturali. La sua giovinezza è segnata sin dall’inizio da un’acuta sensibilità, dalla ricerca di un proprio spazio nel mondo e dal desiderio di emanciparsi tanto dal provincialismo dell’ambiente natio quanto dai vincoli della famiglia borghese. Dopo un primo periodo di studi a Palermo e Roma, Pirandello si trasferisce a Bonn, nella Germania guglielmina, dove entra in contatto con un ambiente intellettuale internazionale e raffinato, molto diverso dalla sua Sicilia. Proprio a Bonn conosce Jenny Schulz-Lander, di cui si innamora. Tuttavia la differenza di cultura, le distanze e soprattutto le ferree regole sociali del tempo rendevano difficile, se non impossibile, l’esplicitarsi di una relazione amorosa tra i due giovani. Pirandello vive questo amore con la tipica passionalità del giovane poeta, ma è cosciente dei limiti imposti dalla società e dalle circostanze.L’Europa di fine Ottocento e le sue convenzioni
Alla fine del XIX secolo, la società europea era segnata da norme rigide, soprattutto per quanto riguarda i rapporti sentimentali e l’onore personale, temi che emergono spesso anche nelle opere pirandelliane. Per un giovane e, in particolare, per una donna, l’ombra della trasgressione comportava rischi concreti di esclusione sociale e infamia. In tale contesto, l’amore epistolare diventava un modo per vivere passioni altrimenti proibite, affidando alla carta parole che non potevano essere dette ad alta voce.La lettera come rifugio segreto
Prima dell’arrivo di Internet, telefoni e messaggistica istantanea, la lettera rappresentava non solo un mezzo di comunicazione, ma anche un simbolico luogo di incontro segreto. Scrivere – e, ancor di più, firmare con uno pseudonimo – significava proteggersi dal giudizio della società, ma anche creare uno spazio di libertà emozionale in cui l’autore poteva reinventarsi e raccontarsi allo stesso tempo.II. Lo pseudonimo “Omar”: origine e significati
Fonti di ispirazione per “Omar”
Il nome “Omar” evoca immediatamente una dimensione esotica, diversa e lontana dalla realtà italiana ed europea di fine Ottocento. Non è difficile pensare che Pirandello si sia ispirato a Omar Khayyām, poeta persiano il cui “Rubaiyat” era riscoperto e ammirato negli ambienti intellettuali dell’epoca, anche in Italia grazie alle versioni di Ferdinando Martini e ad alcune traduzioni e recensioni apparse sulle principali riviste letterarie. Le tematiche di Khayyām, come il destino, il passare del tempo, la malinconia e la ricerca di un senso superiore attraverso l’amore sensuale e la contemplazione, trovano un’eco nelle inquietudini giovanili di Pirandello.Il valore simbolico della maschera esotica
In Italia, già al tempo di Pirandello, esisteva una certa attrazione per l’Oriente e per l’“altro”, alimentata anche dalla pittura macchiaiola e dalle suggestioni ad esempio di Edmondo De Amicis e altri autori italiani che avevano vissuto l’esperienza del viaggio e dell’incontro culturale. Scegliere uno pseudonimo arabo risponde dunque a un duplice desiderio: da un lato nascondersi, dall’altro vivere la trasgressione della propria identità culturale, concedendosi la possibilità di essere diversi rispetto a ciò che la società impone. Adottare la maschera di “Omar” era quindi un gesto di libertà ma anche di protezione, un modo per superare i limiti che la morale imponeva, preservando al tempo stesso l’intimità del sentimento.La molteplicità tra realtà e finzione
Il gioco dello pseudonimo evidenzia fin da subito una tendenza tipicamente pirandelliana: la percezione dell’identità come qualcosa di fluido, un abito che si può cambiare, una maschera che si indossa a seconda delle circostanze. Così come la vita sociale impone ruoli e interpretazioni, Pirandello trasforma il suo gesto privato in un banco di prova per quelle riflessioni che diventeranno il cuore della sua produzione successiva.III. Lo pseudonimo come prefigurazione della poetica pirandelliana
Pseudonimi, maschere e teatro
L’uso di “Omar” si può collegare direttamente a ciò che Pirandello farà anni dopo nel teatro e nella narrativa. Basti pensare al suo capolavoro, “Sei personaggi in cerca d’autore”, in cui le maschere e le identità frammentate dei personaggi mettono in scena la crisi dell’io moderno. Il teatro di Pirandello è una galleria di maschere: tutti indossano una facciata, tutti sono qualcuno e nessuno allo stesso tempo. Lo pseudonimo diventa il primo passo per sperimentare sulla propria pelle la possibilità di essere altro, di superare i confini tra vero e falso.La scrittura come spazio di libertà
La lettera firmata “Omar” è anche uno spazio di emancipazione creativa in cui Pirandello può dire ciò che, nella realtà quotidiana, gli è vietato. Spogliandosi del proprio nome, lo scrittore sperimenta la vertigine di una libertà nuova: finalmente può essere se stesso senza restrizioni, oppure persino qualcun altro. È questa la funzione profonda della letteratura: concedere al soggetto una seconda vita, una finestra da cui affacciarsi sul mondo nella totalità delle sue possibilità.Uno, nessuno e centomila volti
In questa esperienza si possono leggere chiaramente i primi germogli della riflessione che porterà Pirandello a concepire “Uno, nessuno e centomila”, il suo romanzo più filosofico, dove il protagonista riflette sulla molteplicità degli “io” che ciascuno porta dentro di sé. Firmare “Omar” non è solo un atto di segretezza amorosa, ma anche uno degli esperimenti esistenziali che permettono a Pirandello di interrogarsi su chi siamo davvero: un solo volto o tanti volti diversi?IV. L’amore impossibile, la salvezza della scrittura
L’intimità segreta con Jenny Schulz-Lander
L’infatuazione per Jenny è uno degli amori giovanili di Pirandello, e come tale rientra nel modello tipico dell’amore impossibile del XIX secolo, in cui le convenzioni impedivano qualsiasi sbocco pubblico o concreto della passione. La necessità di mantenere segreta tale relazione si manifesta anche nel modo di scrivere, nelle metafore, nei riferimenti indiretti, nell’adozione di uno pseudonimo.La lettera come “casa” dei sentimenti
L’epistolario diventa così il luogo dove i sentimenti possono essere custoditi, protetti, e in qualche modo eternati. Ne è esempio più noto, dal punto di vista italiano, l’epistolario parallelo di Foscolo (“Ultime lettere di Jacopo Ortis”), che, pur essendo una finzione, riflette questa funzione testimoniale: la lettera come memoria dell’amore che non si può vivere, come spazio sospeso tra realtà e sogno.L’eredità di Omar
Anche quando la storia d’amore sfuma, la memoria dello pseudonimo rimane nella scrittura successiva di Pirandello: molte poesie e alcuni racconti portano l’eco di quell’esperienza, oscillando tra nostalgia, idealizzazione, e inquietudine. La figura di “Omar” diventa così simbolo di una giovinezza che non ritorna, e modello di quella tensione tra ideale e reale che permea la sua intera parabola letteraria.V. Significato culturale, simbolico e riflessioni conclusive
Una scelta privata e universale
Il caso dello pseudonimo “Omar” dimostra come anche i dettagli più intimi della vita di un autore possano gettare una luce nuova sulla sua poetica. L’intreccio tra vita, cultura e letteratura in Pirandello è così profondo che ogni scelta privata può essere letta come una prefigurazione dei grandi temi che lo renderanno famoso.L’esotismo come liberazione
Non bisogna dimenticare il fascino che esercitava l’Oriente sull’immaginario letterario italiano e europeo del tempo: molti autori, da Italo Svevo a Guido Gozzano, hanno esplorato nella loro scrittura la distanza tra sé e l’altro, cercando nello sconosciuto una via per sfuggire alle costrizioni della propria realtà. Pirandello, scegliendo Omar, attinge a questa stessa linfa, ma la piega a un uso personale, intimo, di scoperta e protezione.Valore didattico e stimolo alla riflessione
La vicenda di “Omar” non parla solo a studiosi e critici, ma offre anche a noi studenti la possibilità di riflettere sul tema dell’identità, della scrittura e del sentimento amoroso nella letteratura. Ci ricorda che gli autori sono uomini e donne, e che dietro le opere celebri spesso si celano drammi, sogni e speranze che parlano anche della nostra umanità.Conclusione
Riuscire a comprendere perché Pirandello scelse di firmare “Omar” significa, in realtà, penetrare il cuore della sua esperienza umana e letteraria. È una scelta che nasce da ragioni concrete (la necessità di proteggere un amore segreto) ma che si amplia, assumendo un valore universale: quello di una ricerca continua di sé, della necessità di superare le maschere che la società impone e di affermare la libertà dell’individuo attraverso la scrittura. Pirandello, anche in questo piccolo episodio privato, ci insegna che l’identità non è mai fissa o definitiva, ma è piuttosto un gioco di specchi, un “farsi” continuo che trova nella letteratura il proprio laboratorio e la propria salvezza.Per chi voglia approfondire, potrebbe essere utile mettere a confronto questa vicenda con l’esperienza di altri autori italiani che hanno usato pseudonimi (come Grazia Deledda con “Ilia”) o riflettere sull’epistolario come genere letterario specifico. Infine, seguendo l’esempio di Pirandello, potrebbe essere interessante provare a scrivere una lettera scegliendo uno pseudonimo nuovo, per esplorare in prima persona la molteplicità dei nostri volti nascosti.
Appendice: suggerimenti pratici per gli studenti
- Per analizzare il valore simbolico di una lettera, partire dai riferimenti lessicali, dalle immagini ricorrenti e dal tono emotivo. - Quando si riflette sul rapporto tra identità reale e letteraria, chiedersi sempre: perché l’autore sente il bisogno di “mascherarsi”? Cosa desidera nascondere, cosa vuole mostrare di sé? - Un esercizio creativo: scegliete uno pseudonimo (magari ispirandovi a una vostra passione o lettura) e scrivete una breve lettera a chi volete bene, provando a essere sinceri come non potreste esserlo mai sotto il vostro vero nome.Così come Pirandello ci ha mostrato, la vera letteratura nasce dal coraggio di scavare sotto la superficie, alla ricerca delle mille sfaccettature che ci rendono umani.
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