Saggio sul Decadentismo e sugli autori Pascoli e D'Annunzio
Tipologia dell'esercizio: Saggio
Aggiunto: oggi alle 13:26
Riepilogo:
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Saggio sul Decadentismo e i suoi riferimenti culturali. Analisi di Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio
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Il Decadentismo: caratteri, temi e riferimenti culturali
Il Decadentismo è un movimento culturale, artistico e letterario che nasce in Francia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, e da lì si diffonde rapidamente in tutta Europa, Italia compresa. Il termine fu inizialmente usato in senso dispregiativo, per indicare la presunta “decadenza” rispetto ai grandi valori e ideali del Positivismo e del Naturalismo. Tuttavia, gli intellettuali a esso aderenti ne rivendicarono l’appartenenza, facendo del Decadentismo l’espressione della crisi, dell’irrazionalismo e della soggettività esasperata dell’età moderna.Caratteri principali: Il Decadentismo si contraddistingue per la ricerca di nuove forme espressive che sappiano restituire la complessità dell’inconscio, del mistero, dell’irrazionale. Alla fiducia ottocentesca nella ragione e nel progresso si contrappongono il dubbio, il senso di crisi individuale e collettiva, la nevrosi, l’alienazione e la malinconia. L’artista si percepisce isolato dalla società, incompreso, talvolta destinato alla sofferenza e allo scandalo: nasce la figura dell’“artista maledetto” (poètes maudits) come Verlaine, Rimbaud o Baudelaire.
Temi e motivi: I temi ricorrenti sono la solitudine, il male di vivere, il mistero della natura, la morte, la decadenza della civiltà, il fascino dell’esotismo e dell’irrazionale, la sessualità (talvolta morbosa), i sogni, le allucinazioni, la musicalità del verso. Si sviluppa una poetica fortemente simbolica ed evocativa, in cui ogni elemento della realtà viene caricato di significati segreti e sfumati.
Riferimenti culturali:
- Preraffaellismo: nato in Inghilterra, è un movimento pittorico e letterario che idealizza la purezza e la semplicità dell’arte precedente a Raffaello, in opposizione all’accademismo ottocentesco. I preraffaelliti, come Dante Gabriel Rossetti e John Everett Millais, sono affascinati dall’elemento misterioso e decadente, dall’estetica del sogno e dal mondo medievale. - Parnassianesimo: movimento poetico francese che predilige la perfezione formale, la parola cesellata e la poesia “oggettiva”: tra i poeti Théophile Gautier e Leconte de Lisle. Il parnassianesimo influenzerà la poetica della forma pura, in particolare in D’Annunzio. - Simbolismo: fondamentale per il Decadentismo, nasce in Francia con Baudelaire, Verlaine, Rimbaud e Mallarmé. Mira a cogliere la realtà più profonda attraverso simboli e analogie, esprimendo l’“inutile presenza delle cose” e il mistero dell’esistenza. - Poeti maledetti: così furono chiamati alcuni esponenti del Decadentismo francese che, ai margini della società (spesso a causa di comportamenti scandalosi o autodistruttivi), fecero della vita e dell’opera un tutt’uno, idolatrando la trasgressione. - Estetismo: teoria secondo cui la bellezza artistica rappresenta un valore supremo (“l'arte per l’arte”), da perseguire a qualunque costo e al di sopra della morale. In Italia, D’Annunzio ne sarà il principale interprete.
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Il Decadentismo in Italia: Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio
In Italia il Decadentismo prende forme e accenti propri, adattandosi alle peculiarità del contesto storico-culturale. Due sono i massimi rappresentanti: Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio, le cui poetiche, pur partendo da idee comuni, divergono profondamente.---
Giovanni Pascoli: Vita, Opere, Pensiero e Poetica
Vita: Giovanni Pascoli nasce a San Mauro di Romagna nel 1855. La sua infanzia è segnata da lutti tragici: nel 1867 il padre viene assassinato, seguiranno la morte della madre, di due fratelli e di una sorella. Questi drammi segneranno per sempre il suo animo, generando la sua ansia di protezione, il senso di insicurezza esistenziale e la nostalgia per l’innocenza perduta. Dopo studi universitari a Bologna, divenne docente di Letteratura italiana.Opere principali: - *Myricae* - *Canti di Castelvecchio* - *Primi poemetti* - *Poemi conviviali* - *Poemi italici* - *La grande proletaria si è mossa* - Saggi e scritti teorici (*Il Fanciullino*)
Pensiero e poetica: Pascoli rappresenta il volto più “sofferente” e introverso del Decadentismo italiano. La sua poesia scardina il modello lirico classico, riducendo il verso alla musicalità sottile, a tratti frammentaria, espressione di uno stato psichico spezzato. Centrale è la poetica del “fanciullino”, formulata nell’omonima conferenza-saggio del 1897, secondo la quale il vero poeta è colui che sa conservare lo sguardo ingenuo e meravigliato dell’infanzia e percepire i significati reconditi delle cose, spesso celati agli adulti. Le immagini sono cariche di simboli, spesso la natura è vista come misteriosa, talvolta minacciosa, eppure capace di suscitare epifanie profonde. Il verso breve e la musicalità divengono funzionali a una poesia “minima”, quasi bisbigliata.
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*Myricae* e analisi di “10 agosto” e “L'assiuolo”
*“Myricae”* (1891), la raccolta più famosa, titola “mirti” cioè i piccoli arbusti menzionati da Virgilio: anche la poesia di Pascoli sarà piccola, umile, adatta a parlare di cose semplici.- “10 agosto” Commemorando il padre ucciso il 10 agosto, Pascoli usa la pioggia di stelle come metafora di lacrime e dolore universale: “San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla / ardono, cadono, si spengono, perché tanta / segreta è la notte.” La morte del padre e il male del mondo si fondono; la natura partecipa del dolore umano in un’unione cosmica; il soffio del “fanciullino” è presente nel cupo stupore per la sofferenza e per la pietà universale.
- “L’assiuolo” Qui il paesaggio notturno e misterioso (tipico del Decadentismo), in cui il verso tremolante dell’assiuolo (la civetta) diventa simbolo di malinconia e presagio di morte: “Dov’era la luna? Che tempo!”... Il paesaggio si anima di sensazioni inquietanti, il dolore è trasfigurato nella dimensione onirica, simbolista, grazie all’uso di analogie, richiami fonici, ripetizioni.
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Il Fanciullino
Saggio programmatico (1897), dove Pascoli sviluppa la sua concezione della poesia: il “fanciullino” dentro ciascuno di noi possiede sguardo puro, candore morale e capacità di meraviglia, e solo chi se ne fa interprete può essere vero poeta.---
I Canti di Castelvecchio e analisi de *Il gelsomino notturno*
I *Canti di Castelvecchio* (1903) rappresentano la maturità pascoliana, sempre più incentrata sui temi della famiglia, della memoria, della morte, dell’approdo alla quiete domestica. - “Il gelsomino notturno” Poetica della suggestione e del simbolo: la fioritura notturna del gelsomino si lega alle nozze vissute come mistero generativo e quasi sacro. Il fiore che si apre nella notte è immagine di fertilità e di vita, ma anche di un segreto che sfugge alla comprensione razionale; la poesia è attraversata da una sensualità pudica ma intensa.---
Primi Poemetti e analisi de *La grande proletaria si è mossa*
- Primi Poemetti Poesie che affrontano episodi quotidiani e sociali con tono lirico e descrittivo. - “La grande proletaria si è mossa” Discorso in prosa pronunciato nel 1911, durante la guerra italo-turca, dove Pascoli, di solito contrario alla violenza, giustificò l’intervento italiano in Libia vedendolo come riscatto sociale: qui emerge il pensiero politico e sociale del Pascoli maturo, pervaso ancora dal suo profondo senso di umanità e giustizia, sebbene sia stato oggetto di critiche.---
Gabriele D’Annunzio: Vita, Opere, Poetica
Vita: Nato a Pescara nel 1863, D’Annunzio si impose fin da giovane come poeta e dandy. Visse una vita intensa, sfarzosa, trasgressiva, tra successi mondani, passioni (celebre la relazione con Eleonora Duse), esperienze politiche e militari (Prese parte alla Prima guerra mondiale e all’impresa di Fiume). D’Annunzio rappresenta l’artista “totale”, che fonde arte e vita.Opere principali: - Poesia: *Poema paradisiaco*, *Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi* - Romanzi: *Il piacere*, *Il trionfo della morte*, *Le vergini delle rocce*, *Forse che sì, forse che no* - Prosa lirica: *Notturno* - Teatro: *La figlia di Iorio*, *Francesca da Rimini*
Pensiero e poetica: D’Annunzio è paladino dell’Estetismo: la bellezza è l’unico valore trascendente, da perseguire in ogni aspetto della vita. L’artista è un superuomo (come in Nietzsche), guida spirituale della massa, capace di elevarsi grazie all’arte, al culto del piacere, all’energia vitalistica e alla capacità di sperimentare ogni sensazione. La parola poetica diventa magica, sensuale, evocativa, carica di colori, suoni, profumi. D’Annunzio trasforma la letteratura in un’esperienza sensoriale totale.
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*Il piacere*
Romanzo (1891) di formazione estetizzante. Il protagonista, Andrea Sperelli, vive per l’arte e per l’amore, dissolvendosi nell’eccesso: il romanzo è manifesto dell’edonismo e del culto della bellezza; il naufragio del protagonista simboleggia la crisi della civiltà borghese e del superuomo decadente.---
*Poema paradisiaco*
Raccolta poetica che segna un passaggio dal dannunzianesimo muscolare a una fase più intima e malinconica.---
*Il trionfo della morte*
Romanzo esemplare del decadentismo: il tema ossessivo della morte, lo scontro tra istinto vitale e pulsione autodistruttiva, la disgregazione della volontà, il senso del peccato e della colpa.---
Le “Laudi"
*Ciclo poetico* che esalta i temi vitalistici, panici e superomistici: l’unione sensuale con la natura, l’eroismo individuale, il mito del volo e dell’audacia. Ne fanno parte i più celebri componimenti poetici di D’Annunzio.---
- “La pioggia nel pineto” Poema sinestetico e suggestivo. La fusione del poeta con la natura sotto la pioggia diventa un’esperienza mistica: Ermione e il poeta si trasformano in creature vegetali, perdendo i confini della propria identità (“Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane…”). Lessico ricercatissimo, effetti fonici e musicali studiatissimi.
- “Sera fiesolana” Qui la dolcezza della sera toscana viene evocata attraverso immagini e suoni, in un’atmosfera di serenità panica e di comunione panteistica con il paesaggio.
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*Notturno*
Opera in prosa poetica scritta durante la convalescenza post bellica, quando D’Annunzio aveva perso l’uso degli occhi a causa di un incidente. Testimonianza del suo rapporto viscerale con la parola, della lacerazione, della forza della memoria, della funzione salvifica della scrittura.---
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