Ανάλυση του αποσπάσματος «Οὐκέτι θαυμάζω, ὦ Κῦρε»
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 19.01.2026 alle 13:11
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 16.01.2026 alle 17:28
Riepilogo:
Analizza l'estratto Ouketi thaumazo O Kyre: traduzione, analisi linguistica e interpretazione socratica su virtù, valore personale e critica della ricchezza.
Il tema verte su una citazione attribuita a Socrate dal discepolo Senofonte, nel suo scritto "Œconomico". La citazione, che può essere tradotta come "Non mi meraviglio più, O Ciro, se noi abbiamo più coppe d'oro, vestiti e ricchezze di voi, mentre voi valete più di noi. Noi ci preoccupiamo di avere il più possibile, mentre voi vi preoccupate di essere i migliori possibili", rappresenta una riflessione profonda sulla differenza tra l'accumulo di beni materiali e il miglioramento personale.
Cominciando con l'aspetto della traduzione esatta della citazione, cercheremo di comprenderne la struttura linguistica. La frase greca inizia con οὐκέτι θαυμάζω, un chiaro indicatore che il soggetto ha cessato di meravigliarsi di qualcosa. Questa esclamazione introduziona un'analisi più approfondita delle differenze tra due culture: quella persiana, rappresentata da Ciro, e quella greca.
Il termine ἐκπώματα si riferisce alle coppe o vasi per bere, mentre ἱμάτια agli indumenti e χρυσίου all'oro. Questi beni sono indicati specificamente per sottolineare gli oggetti di lusso e prestigio che i greci possedevano in maggiore quantità rispetto ai persiani. L'aggiunta di ἡμεῖς ὑμῶν πλείονα κεκτήμεθα ("noi abbiamo di voi di più") sottolinea l'aspetto comparativo e quantitativo del possesso.
Nel secondo segmento della frase, αὐτοὶ δὲ ἐλάττονος ὑμῶν ἄξιοί ἐσμεν significa "mentre noi stessi siamo di meno valore rispetto a voi". Qui, la parola used είναι ἄξιοί, che possiede il significato di "valere" o "essere degno". Questo contrasto trasmette la sensazione che, pur avendo più beni materiali, i greci si considerassero meno virtuosi o di minor valore umano rispetto ai persiani.
Arriviamo poi al cuore della riflessione socratica: Ἡμεῖς μὲν γὰρ ἐπιμελούμεθα ὅπως ἡμῖν ὡς πλεῖστα ἔσται, ("noi ci preoccupiamo di avere il più possibile"). Il verbo ἐπιμελούμεθα evidenzia l'azione di "prendersi cura" o "preoccuparsi", e l'obiettivo è ὡς πλεῖστα ἔσται, cioè, "avere il più possibile". Questo è un chiaro riferimento alla materialità e all'accumulazione di ricchezze fisiche e tangibili.
Il confronto si concretizza con ὑμεῖς δὲ μοι δοκεῖτε ἐπιμελεῖσθαι, ("mentre voi mi sembrate preoccuparvi"), col verbo δοκεῖτε indicante l'opinione o l'apparenza al parlante, e l'infinitiva ἐπιμελεῖσθαι, indicazione del prendersi cura di, ὅπως αὐτοὶ ὡς βέλτιστοι ἔσεσθε, "come essere il migliore possibile". Qui, βέλτιστοι porta con sé una connotazione di moralità, virtù e miglioramento personale, e non semplicemente successo materiale.
Analizzando più in profondità il contesto nelle opere di Senofonte e l'influenza di Socrate sui suoi discepoli, emerge l'essenza del pensiero socratico: la virtù e il vero valore derivano dal miglioramento della condotta morale e della saggezza interiore, non dalla quantità di ricchezze accumulate.
L'influenza di tale pensiero si estende ben oltre le immediate lezioni storiche e culturali del confronto tra Grecia e Persia. Essa invita a riflettere sulla natura dell'eccesso e sulla vera fonte della nobiltà. In una società moderna, dove spesso il valore delle persone è misurato attraverso il potere d'acquisto e l'accumulo delle risorse, questa citazione socratica ci interroga sulla percezione del valore umano e sull'importanza del miglioramento personale contro l'accumulazione insensata di beni materiali.
Pertanto, la citazione "Οὐκέτι θαυμάζω..." non è semplicemente un'osservazione superficiale delle differenze materiali tra due culture, ma un'istantanea della filosofia socratica sulla virtù, che ancora oggi rimane rilevante nella ridefinizione di ciò che veramente conta nella vita umana.
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