Maturità 2020: come si concordano i collegamenti orali con i professori
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: un'ora fa
Riepilogo:
Scopri come concordare i collegamenti orali con i professori per la maturità 2020 e preparati al colloquio valorizzando competenze e interdisciplinarità. 📝
Orale maturità 2020: i collegamenti sono concordati coi prof?
L’esame di maturità rappresenta tradizionalmente in Italia un vero e proprio rito di passaggio, un momento intensamente simbolico che segna la conclusione di un percorso scolastico e l’inizio di una nuova fase della vita. L’anno scolastico 2019/2020 resterà a lungo impresso nella memoria collettiva degli studenti italiani per le sue caratteristiche straordinarie: la pandemia di COVID-19 ha ridisegnato le modalità d’insegnamento, l’organizzazione della didattica e, inevitabilmente, anche la struttura dell’esame di Stato.
In questa cornice emergenziale, il colloquio orale si è imposto come unica prova, sostituendo completamente gli scritti. Questo ha comportato non solo un aumento del peso attribuito all’orale, ma anche una rinnovata attenzione ai cosiddetti “collegamenti”, ossia quei legami interdisciplinari fra le varie materie che permettono allo studente di dimostrare le proprie competenze trasversali e la capacità di ragionamento autonomo.
Ma quanto questi collegamenti sono realmente frutto di un confronto e di una preparazione condivisa con gli insegnanti? Esistono indicazioni precise oppure la prassi varia di scuola in scuola, e addirittura di classe in classe? L’obiettivo di questo saggio è illuminare, anche alla luce delle molteplici esperienze raccontate dagli studenti, in che modo si siano organizzate la preparazione e la gestione dei collegamenti nell’orale della maturità 2020, affrontando la questione della trasparenza, dell’equità e della reale efficacia didattica di questo approccio.
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Parte 1 – Struttura e organizzazione dell’orale maturità 2020
Con la pubblicazione dell’ordinanza ministeriale del 16 maggio 2020, il Ministero dell’Istruzione ha definito in modo dettagliato le modalità dell’esame di maturità da svolgersi in condizioni del tutto eccezionali. In sintesi, il colloquio finale si articolava in cinque fasi: la presentazione di un elaborato scritto preparato nelle settimane precedenti (da inviare alla scuola entro il 15 giugno), una riflessione su uno o più spunti tratti dal programma di Italiano, la discussione delle esperienze relative ai PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento), la trattazione di Cittadinanza e Costituzione, e infine domande o approfondimenti trasversali su diversi nuclei tematici.Proprio i collegamenti interdisciplinari rappresentavano un elemento centrale. Non parliamo solo di classici accostamenti “manualistici”, ma di veri e propri percorsi costruiti fra storia, letteratura, filosofia, scienze, lingue straniere, arte, educazione civica e altre materie d’indirizzo. Questo rispecchiava la filosofia delle nuove competenze richieste ai maturandi italiani: non solo memorizzare dati e fatti, ma saperli collegare, problematizzare e argomentare.
Il ruolo dei professori, in questo contesto, risultava cruciale: da una parte c’era la necessità di rispettare la normativa; dall’altra, era fondamentale offrire agli studenti strumenti, consigli e sostegno nella costruzione di un percorso personale ma aderente agli obiettivi formativi. Letture consigliate, materiali condivisi, suggerimenti su possibili fili conduttori tematici venivano forniti, anche se con modalità spesso eterogenee da scuola a scuola e da docente a docente.
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Parte 2 – La pratica reale: concordanza dei collegamenti tra studenti e professori
Nonostante l’impianto teorico delineasse un quadro abbastanza chiaro, le testimonianze raccolte in vari gruppi social, forum studenteschi e attraverso il passaparola tra coetanei hanno evidenziato una forte variabilità nella gestione concreta dei collegamenti all’orale. È sufficiente leggere le discussioni sull’ormai celebre gruppo “Maturità 2020” su Facebook, seguito da migliaia di studenti, per rendersi conto di quanto diversa sia stata l’esperienza da una classe all’altra.Da un lato si registrano casi nei quali studenti e docenti hanno concordato già settimane prima i punti di partenza dei collegamenti: ad esempio, uno studente del liceo scientifico di Firenze racconta di aver scelto insieme ai propri insegnanti un percorso su “Etica e progresso scientifico”, preparando con cura materiale di letteratura, filosofia e scienze naturali sotto la supervisione diretta dei rispettivi professori di materia. In altri casi, gli studenti avevano libertà di scelta entro certi nuclei tematici individuati dal consiglio di classe, ma il confronto con i professori rimaneva più generalizzato: lo studente presentava un ventaglio di argomenti e solo in fase di colloquio il docente selezionava su quale approfondire.
Non mancano casi, però, in cui alcuni docenti – magari animati da un senso di comprensione per la situazione straordinaria – avrebbero suggerito in anticipo non solo i temi, ma anche le domande precise da preparare, rendendo di fatto più prevedibile e meno “viva” la prova orale.
Questa prassi sfaccettata comporta sia punti di forza che possibili criticità: il vantaggio principale della concordanza risiede nella riduzione dell’ansia, nella maggiore sicurezza espositiva e nella possibilità di elaborare collegamenti profondi, favorendo un reale approfondimento disciplinare e interdisciplinare. Dall’altra parte della bilancia, però, diminuisce la componente di spontaneità e di reale verifica della preparazione globale dello studente, generando anche un certo grado di iniquità tra chi ha potuto beneficiare di una maggiore “preparazione guidata” e chi invece si è trovato ad affrontare una prova più imprevedibile.
Le stime raccolte in diversi sondaggi informali parlano chiaro: secondo una raccolta condotta da Skuola.net, circa il 12% degli studenti avrebbe redatto l’elaborato o i collegamenti con il contributo diretto dei professori; un altro 8% avrebbe ricevuto domande quasi integralmente concordate. Questo dato, seppur non scientificamente rappresentativo, offre comunque uno sguardo eloquente sulla realtà variegata vissuta dai maturandi 2020.
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Parte 3 – Metodologie di preparazione dei collegamenti
Nella pratica, diversi erano i metodi adottati per la costruzione dei collegamenti interdisciplinari. C’è chi ha lavorato in modo autonomo, scegliendo temi di interesse personale, comunicandoli preventivamente al docente per avere un confronto o una conferma che potessero essere adatti e coerenti col percorso didattico svolto. Altri gruppi di studenti hanno preferito confrontarsi tra pari, magari in piccoli team via chat o meeting online, scambiando idee e suggerimenti per ampliare le possibilità di connessioni fra materie.Una modalità assai diffusa, specialmente nei licei, era quella dei “nuclei tematici” suggeriti dai professori. Si tratta di parole chiave o filoni (come “la guerra”, “il progresso tecnologico”, “la crisi” o “l’identità nazionale”) su cui costruire un percorso multidisciplinare. Per esempio, un collegamento efficace poteva prevedere l’accostamento tra la Prima guerra mondiale studiata in Storia, la letteratura di guerra di Ungaretti e la riflessione filosofica sulla violenza come “monopolio dello Stato” proposta da Max Weber in Filosofia.
Queste strategie tematiche avevano il pregio di aiutare gli studenti a superare l’approccio “a compartimenti stagni” delle singole materie, stimolando una comprensione più ampia e integrata del sapere, in linea con le nuove esigenze del mondo universitario e lavorativo. Non meno importante, la relazione personale fra studente e docente emergeva spesso come un fattore decisivo: un buon accompagnamento personalizzato motivava a dare il meglio, valorizzando inclinazioni e passioni.
Nelle scuole tecniche e professionali, d’altro canto, i collegamenti assumevano spesso argomenti di attualità concreti, come il ruolo delle istituzioni nella gestione della pandemia o le implicazioni etiche e giuridiche del lavoro digitale a distanza. Questo confermava l’utilità, più ancora che nella teoria, della capacità di collegare in modo trasversale conoscenze e competenze maturate nel quinquennio.
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Parte 4 – Criticità e prospettive future
Nonostante l’impegno di docenti e studenti, non mancano le criticità emerse nella gestione dei collegamenti. Una delle questioni più sentite riguarda la mancanza di uniformità: sebbene le direttive ministeriali fossero comuni a livello nazionale, la loro applicazione risultava spesso disomogenea. Alcune scuole hanno lasciato una maggiore discrezionalità ai docenti, altre hanno optato per un approccio più formale e rigoroso; ciò ha generato squilibri percepiti sia dal punto di vista dell’equità che dell’autenticità della valutazione finale.Non solo: il rischio che la concordanza eccessiva tra collegamenti, domande o tematiche potesse penalizzare l’effettiva capacità degli studenti di pensare “sul momento” è stato evidenziato anche da alcuni dirigenti scolastici. D’altra parte, lasciare tutto all’improvvisazione poteva creare ingiustizie tra chi era stato realmente accompagnato e chi invece aveva affrontato il percorso quasi da autodidatta durante la didattica a distanza.
Per il futuro, molti insegnanti – sulla base delle esperienze maturate – suggeriscono alcune possibili vie di miglioramento: tra queste, una maggiore chiarezza e uniformità su criteri e strumenti di valutazione, la formazione specifica dei docenti nell’ambito della preparazione dei collegamenti, e l’introduzione di momenti di confronto sistematici tra studenti e professori. Così facendo, si potrebbe realizzare quell’equilibrio ideale in cui la preparazione mirata convive con una giusta dose di imprevisto, premiando competenze reali e non solo una buona memoria o un’organizzazione impeccabile.
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Conclusione
L’orale della maturità 2020, costretto dalla pandemia in una forma inedita e tutta da inventare, ha messo in luce quanto sia necessario, nei momenti di crisi, un dialogo aperto tra studenti e professori. La preparazione condivisa dei collegamenti, se svolta con trasparenza e spirito di collaborazione, può certamente rendere la prova più serena e ricca di significato, senza però annullare l’importanza di saper argomentare con flessibilità, capacità critica ed esposizione chiara.La lezione che possiamo trarre dall’esperienza di quell’anno così particolare è che l’esame di maturità non deve ridursi a una gara di nozionismo né a un esercizio meccanico, ma deve essere vissuto come un autentico momento di crescita e di confronto, in cui imparare a unire idee, sviluppare pensiero critico, e mettersi in gioco con le proprie risorse. Agli studenti resta il consiglio di non accontentarsi della preparazione “preconfezionata”, ma di sfruttare il rapporto con i professori come occasione per costruire collegamenti che riflettano davvero il proprio percorso personale. Solo così la maturità avrà mantenuto la sua promessa: quella di insegnare a ragionare, oltre che a sapere.
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Allegati (opzionale)
- Esempi di nuclei tematici: “Tempi di crisi”, “Progresso e limiti”, “La guerra e la pace”, “L’identità europea”, “Pandemia e società” - Suggerimenti per la comunicazione con i professori: proporre con anticipo le proprie idee, chiedere feedback su possibili collegamenti, partecipare attivamente alle simulazioni d’esame - Risorse per approfondire collegamenti: manuali multidisciplinari italiani (Zanichelli, Loescher), siti di divulgazione come Treccani Scuola, podcast educativi come quelli del Sole 24 OreQuesto approccio, che valorizza sia il contributo personale sia la dimensione della collaborazione, potrà rappresentare la base per una maturità più giusta, significativa e capace di rispondere alle esigenze delle nuove generazioni di studenti italiani.
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