Perché l’esame di maturità resta fondamentale: ragioni e prospettive
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: oggi alle 14:10
Riepilogo:
Scopri perché l’esame di maturità resta fondamentale per la crescita personale e il futuro, con ragioni e prospettive aggiornate per ogni studente italiano 📘
Polemiche Maturità 2022: ecco perché l’esame non si può eliminare
La maturità rappresenta uno dei momenti più emblematici del percorso scolastico italiano, un crocevia che ogni studente si trova inevitabilmente ad affrontare prima di aprire la porta al proprio futuro. Non si tratta soltanto di una prova legislativamente istituita, ma di un evento che racchiude in sé valore umano, sociale e culturale. Negli ultimi anni, però, questo rito ha suscitato vivaci polemiche, inasprite dalla pandemia di Covid-19 che ha stravolto il tradizionale andamento della scuola. In particolare, la maturità 2022 ha visto divampare dibattiti tra sostenitori dell’esame quale baluardo di qualità e meritocrazia e coloro che ne auspicano la modifica radicale o addirittura l’abolizione totale. Questo elaborato intende dunque esplorare a fondo le ragioni per cui l’esame di Stato non debba essere cancellato e suggerire, piuttosto, vie di rinnovamento capaci di renderlo più adeguato alle esigenze attuali dei giovani italiani.
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I. La maturità come rito di passaggio
In tutte le culture tradizionali e moderne, esistono momenti, cerimonie e prove che segnano il passaggio da una fase della vita all’altra; sono i cosiddetti “riti di passaggio”. L’antropologo Arnold van Gennep, nei suoi studi, ha sottolineato come questi passaggi svolgano una funzione fondamentale, sancendo il riconoscimento sociale di una nuova identità. In Italia, l’esame di maturità incarna in pieno queste caratteristiche: chi lo affronta non solo conclude un ciclo, ma viene simbolicamente accettato dalla collettività come membro “adulto”, consapevole e responsabile.Dal punto di vista personale, la maturità rappresenta il primo vero confronto con una prova multidimensionale, pubblica, impegnativa, davanti non solo ai docenti ma a una commissione che include membri esterni: un’occasione rara per testare realmente le proprie competenze e la capacità di gestire ansia, aspettative e pressioni. Questo confronto prepara all’ingresso nel mondo universitario o lavorativo, ambienti in cui capacità organizzative e autonomia diventano imprescindibili.
Sul piano umano e formativo, tra i contributi più preziosi dell’esame di Stato spicca la capacità di stimolare la riflessione critica, la chiarezza espositiva, lo spirito di sintesi e la padronanza della lingua italiana, caratteristiche già auspicabili da pensatori come Giovanni Gentile, padre della riforma scolastica del primo Novecento. In definitiva, abolire la maturità significherebbe privare gli studenti di un’esperienza unica di consapevolezza e crescita, che si riflette tanto nella costruzione personale quanto in quella civile.
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II. La matrice legale: la Costituzione italiana e l’esame di Stato
L’esame di maturità non è semplicemente una tradizione, ma ha solide radici giuridiche. L’articolo 33 della Costituzione sancisce che “l’esame di Stato è prescritto per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione degli studi”. La sua funzione dunque non è lasciata alla discrezionalità di un governo o del Ministero dell’Istruzione, ma deriva direttamente dal nostro ordinamento fondamentale, a garanzia del valore pubblico e oggettivo dei titoli rilasciati.La differenza tra l’esame di Stato e le altre valutazioni scolastiche è sostanziale: mentre verifiche e interrogazioni hanno valore interno, l’esame di Stato attribuisce un riconoscimento formale e valido su territorio nazionale, requisito per l’accesso a studi universitari o al mondo del lavoro. Eliminarlo richiederebbe un percorso legislativo complesso, probabilmente perfino una revisione costituzionale, con dibattito parlamentare, discussione nelle commissioni competenti e, in caso di modifica degli articoli fondamentali, il ricorso ad un referendum popolare.
Sul piano pratico, l’abolizione della maturità avrebbe profonde ripercussioni organizzative: le università sarebbero costrette a rivedere i propri criteri di accesso, e i datori di lavoro non avrebbero più a disposizione un attestato omologato che certifichi un percorso di studi omogeneo. Il sistema scolastico rischierebbe così di perdere il senso di coerenza e continuità che lo caratterizza dalla sua istituzione post-unitaria a oggi.
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III. Le critiche all’esame di maturità e le possibili risposte
Le polemiche che hanno circondato la maturità negli ultimi anni sono numerosissime e, spesso, frutto della percezione di un esame anacronistico, incapace di stimare davvero le competenze richieste al cittadino contemporaneo. Molti studenti e insegnanti ritengono che la prova generi ansia eccessiva – basti considerare dati recenti del MIUR che segnalano picchi di stress tra i maturandi – senza corrispondenti benefici formativi. L’esperienza della pandemia e della didattica a distanza ha inoltre messo in crisi l’organizzazione stessa delle prove, costringendo a versioni “light” meno complesse e riducendo l’esperienza d’esame a una formalità.Ci sono, però, argomentazioni valide a favore del mantenimento dell’esame. L’esame di maturità resta soprattutto un momento pubblico e solenne di verifica, che ribadisce la centralità della scuola nella formazione del cittadino; rappresenta uno degli ultimi spazi in cui viene riconosciuto l'impegno pluriennale dello studente. Se si considerano le parole di un grande pedagogista come don Milani, la scuola deve “dare di più a chi ha di meno”: la maturità, pur nei suoi limiti, rappresenta una chance per tutti di dimostrare il proprio valore, indipendentemente dal contesto di partenza.
Questo non significa che l’esame non possa essere ripensato. Prospettive propositive includono l’introduzione di formati meno accademici e più aderenti ai profili individuali, magari attraverso l’uso di prove multidisciplinari, progetti personali o simulazioni pratiche, che riconoscano i diversi stili di apprendimento e le differenti attitudini.
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IV. Come rendere la maturità più adatta ai giovani di oggi
Negli ultimi anni, il legislatore ha introdotto qualche cambiamento, come il peso maggiore del percorso scolastico degli ultimi tre anni – oggi determinante per il 50% del voto finale – e la rimodulazione delle prove: due scritti (Italiano e specifico d’indirizzo) e un colloquio orale. Ma sarebbero auspicabili ulteriori innovazioni.Per esempio, la scelta degli autori nella prima prova scritta spesso favorisce la letteratura del Novecento o ottocentesca. Offrire agli studenti tracce che riflettano la pluralità culturale, storica e persino di genere del nostro paese sarebbe già un passo avanti. Temi d’attualità come la crisi ambientale, le sfide dell’era digitale, l’inclusione sociale, la cittadinanza attiva sono questioni che i giovani vivono sulla propria pelle e che stimolerebbero riflessioni più profonde e personali.
Il colloquio potrebbe valorizzare maggiormente le competenze trasversali: comunicazione efficace, capacità argomentativa, pensiero critico, la creatività sono abilità che il mercato del lavoro richiede sempre di più. Vi sono scuole pilota in Lombardia e Toscana che sperimentano valutazioni orali multidisciplinari, con buoni risultati sia sul fronte dell’apprendimento che del gradimento da parte degli studenti.
L’introduzione di strumenti digitali rappresenterebbe poi una svolta inevitabile. Oggi quasi ogni studente è nativo digitale: strumenti collaborativi, piattaforme online per la stesura, risorse multimediali o project work darebbero all’esame un carattere più attuale e vicino alle modalità di apprendimento dei ventenni. In questo solco, sarebbe importante valorizzare i talenti individuali in sede d’esame, senza omologare troppo i profili ma, anzi, stimolando le eccellenze e incoraggiando chi è più fragile.
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V. L’esempio di esperti e studiosi: il parere di Luca Serianni
Nel dibattito sulla maturità, la voce di Luca Serianni, linguista e accademico dei Lincei scomparso prematuramente nel 2022, si è distinta per equilibro e profondità. Nelle sue numerose interviste, Serianni ha più volte ribadito l’importanza dell’esame come momento fondante sia per la persona sia per la società. Egli sottolineava che l’abolizione pura e semplice dell’esame, oltre ad essere complessa da un punto di vista normativo e costituzionale, rischierebbe di privare la comunità di un momento identificativo forte.Serianni non negava la necessità di un esame “aperto”, cioè capace di adattarsi alle evoluzioni sociali, ai nuovi linguaggi e ai diversi percorsi possibili. Ad esempio, valorizzare l’alternanza scuola-lavoro attraverso la discussione orale, o introdurre la presentazione di elaborati interdisciplinari scelti dallo studente. D’altra parte, metteva in guardia contro la tentazione di inseguire ogni moda educativa rinunciando a quei cardini di rigore, chiarezza, approfondimento della lingua e del ragionamento critico che, a suo avviso, rappresentano la vera missione della scuola.
Il suo suggerimento per il futuro? Cercare un equilibrio tra tutela della tradizione – in quanto elemento di coesione culturale nazionale – e apertura alla flessibilità, rendendo la maturità meno rigida, più inclusiva e orientata alla valorizzazione delle unicità di ogni percorso.
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VI. Conclusioni
In sintesi, le motivazioni a favore del mantenimento della maturità sono molteplici e radicate nella storia, nella società e negli ordinamenti italiani. Abolire l’esame di Stato significherebbe perdere un baluardo del nostro sistema educativo, un momento pubblico di passaggio, di verifica e di crescita, sia per il singolo che per la collettività. Più che abolire la maturità, dunque, appare urgente una riforma coraggiosa e costruttiva, che tenga conto dei mutamenti sociali, culturali e tecnologici in atto, ma senza sacrificare il valore simbolico e sostanziale dell’esame.Personalmente, resto convinto che la maturità, pur perfettibile, resti una delle poche esperienze che costringono davvero a mettersi in gioco, a confrontarsi con limiti e possibilità, ad assumere consapevolezza della propria voce nel dialogo pubblico. Piuttosto che condannarla come relitto del passato, dovremmo lavorare insieme – studenti, insegnanti, istituzioni – perché diventi un rito al passo con i tempi, in grado di preparare giovani cittadine e cittadini non solo a superare “un esame”, ma a vivere, pensare, cambiare il mondo che li aspetta.
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