Tema

Protagora e il valore dell'utile nella scelta personale

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Tipologia dell'esercizio: Tema

Riepilogo:

Protagora afferma che la verità è relativa e propone l’“utile” come criterio pratico per scegliere tra opinioni diverse, anticipando l'etica moderna.

Protagora: l’utile come criterio di scelta

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Introduzione

Tra le figure più significative della filosofia presocratica, Protagora occupa un posto di rilievo per aver rivoluzionato la concezione della conoscenza e aver introdotto il relativismo come elemento fondante del pensiero umano. Vissuto nel V secolo a.C., Protagora fu uno dei maggiori sofisti attivi nell’Atene democratica, oltre che maestro di retorica e arte del discorso. In un contesto storico dominato dalle grandi questioni etiche e politiche della polis greca, egli propose una visione innovativa: non esistono verità assolute e immutabili, ma soltanto molteplici verità, tutte relative all’individuo e al suo contesto.

La sua celebre affermazione, «L’uomo è misura di tutte le cose», contiene il nucleo della sua filosofia. Attraverso questa massima, Protagora sostiene che la percezione e la conoscenza non rispondono a un ordine universale, ma dipendono dall’esperienza personale e dal punto di vista soggettivo di ciascun uomo. Da qui, discende una concezione pluralista della realtà, in netto contrasto con le pretese di oggettività della filosofia precedente.

In questo elaborato si analizzerà anzitutto il relativismo protagoreo, evidenziando sia i punti di forza che le difficoltà pratiche di una simile posizione, spesso accusata di aprire la strada all’anarchia morale. Verrà poi approfondito il concetto di “utile” come criterio selettivo tra le possibili verità, individuando la sua funzione e i suoi limiti sia a livello personale sia sociale. Seguirà una riflessione sulle critiche mosse dai contemporanei e dai successori di Protagora, e infine si offrirà una valutazione complessiva dell’attualità e del lascito filosofico della sua proposta.

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I. La concezione della verità secondo Protagora

Il relativismo epistemologico

Il cuore del pensiero protagoreo risiede nel relativismo epistemologico: Protagora, contrariamente alla tradizione filosofica greca, rinuncia alla ricerca di una verità unica, oggettiva, stabile, sostenendo invece che la realtà si manifesta in modi differenti a seconda di chi la percepisce. Con l’espressione «πάντων χρημάτων μέτρον ἐστὶν ἄνθρωπος» (“l’uomo è misura di tutte le cose”), egli intende che ogni individuo rappresenta il metro di giudizio del mondo che lo circonda. In altre parole, ciò che è “vero” per una persona potrebbe non esserlo per un’altra; entrambe, tuttavia, sono nel giusto secondo la loro prospettiva.

Per fare un esempio concreto, una stessa giornata può apparire calda per un uomo e fredda per un altro: nessuna delle due percezioni può essere considerata più vera o più falsa, poiché entrambe rispecchiano fedelmente l’esperienza soggettiva vissuta da ciascuno. Lo stesso vale – e qui Protagora si spinge oltre la mera sensazione – per giudizi morali, estetici e sociali: tutte le opinioni sono fondate e legittime, nella misura in cui riflettono il reale sentire di chi le formula.

Differenza rispetto alla filosofia precedente

Questa posizione rappresenta una svolta rispetto ai pensatori che lo avevano preceduto. Parmenide, ad esempio, aveva postulato l’esistenza di un Essere immutabile, come unica realtà accessibile all’intelligenza, separata dal mondo mutevole dei sensi. I Pitagorici fondavano la verità sul numero e sulle leggi dell’armonia, mentre Eraclito vedeva nella tensione degli opposti e nel continuo divenire la chiave di lettura del reale, ma senza rinunciare a un logos universale.

Al contrario, Protagora abbandona ogni fondamento oggettivo: la conoscenza non si basa più su criteri universali, bensì sulle variazioni incessanti dell’esperienza umana. In ciò si avverte la rottura dell’ottimismo speculativo della scuola eleatica e la crisi delle certezze metafisiche.

Rilevanza e originalità della posizione di Protagora

Il pensiero di Protagora segna la nascita di una prospettiva umanistica, in cui il sapere è posto in rapporto diretto con le esigenze e le possibilità dell’uomo storico. La conoscenza diventa così storica e contingente: ogni epoca, ogni cultura, ogni individuo persegue una propria verità, frutto delle condizioni e dei bisogni che si trova a vivere. La nozione di verità si fa pertanto dinamica e plurale.

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II. Le criticità pratiche del relativismo

Conseguenze del relativismo conoscitivo

Il relativismo protagoreo, pur favorendo il dialogo tra differenti posizioni, presenta immediate difficoltà pratiche. Se si accetta come vera qualsiasi opinione, purché soggettivamente sentita e sostenuta, viene meno ogni possibilità di discernere tra comportamenti accettabili o inaccettabili. Qualunque azione, anche la più riprovevole, potrebbe essere giustificata in forza di una “verità” individuale.

Tale prospettiva rischia di minare i presupposti della convivenza sociale, dissolvendo i criteri etici condivisi e aprendo la strada al caos morale e alla sopraffazione dell’arbitrio personale.

Il problema della convivenza

Di fronte a questa minaccia, emerge la questione fondamentale: come è possibile vivere insieme, cooperare e costruire una società ordinata se mancano norme valide per tutti? La pluralità delle verità rischia di tradursi in una frammentazione incontrollata del tessuto sociale. Da questa consapevolezza nasce per Protagora la necessità di individuare un criterio regolatore, capace di orientare le scelte nei casi in cui la pluralità delle opinioni rende problematica la convivenza pacifica e fruttuosa.

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III. L’utile come criterio di scelta

Definizione del criterio dell’utile

La risposta protagorea è individuare nell’“utile” il principio che consente di selezionare, tra le molte possibili verità, quelle più vantaggiose per l’individuo e per la collettività. L’“utile” non è però un criterio assoluto: non rappresenta una verità trascendente, ma un parametro flessibile, che si adatta al caso e al momento.

In altre parole, tra due opinioni contrastanti, si adotterà quella che risulta essere la più utile per la situazione data. Questo criterio si applica sia alle scelte individuali – ad esempio, scegliere una dieta o un percorso di studi in base al proprio benessere e prospettiva futura – sia alle decisioni collettive di una città o di una comunità.

Funzione pratica del criterio dell’utile

Questo approccio ha il pregio di fornire una bussola morale e politica in un mondo privo di fondamenti oggettivi. L’utile serve a evitare i pericoli del relativismo radicale senza ricadere nei dogmatismi del passato. È un criterio “debole” ma effettivamente praticabile, perché si lega alle reali necessità dell’uomo e delle società storiche.

Un esempio tratto dalla cultura italiana può essere la discussione sui diritti civili come il divorzio e l’aborto, introdotti negli anni Settanta dopo accesi dibattiti pubblici. L’accettazione sociale di tali cambiamenti non ha seguito una verità assoluta morale, ma si è affidata a valutazioni di utilità pubblica e benessere sociale in un dato contesto storico. L’utile, in questi casi, ha funzionato come principio regolatore per legittimare nuove norme condivise.

Il ruolo di verifica interna nelle teorie di Protagora

Per Protagora, l’utile funge anche da verifica delle stesse teorie e argomentazioni filosofiche. L’insegnamento dei sofisti, infatti, non si limita a trasmettere nozioni, ma mira a formare cittadini capaci di deliberare in pubblico per il bene della città. L’utile consente quindi di vagliare discorsi e tesi sulla base dei loro esiti concreti, favorendo uno spirito critico e pragmatico, tipico dell’educazione ateniese.

L’aspetto storicistico e sociale

Non va però dimenticato che il concetto di “utile” per Protagora non è mai fisso e immutabile; esso è storicamente determinato, legato alle condizioni materiali, politiche e culturali in cui la scelta si colloca. Proprio in questa storicità risiede l’originalità del suo insegnamento: la verità va ridefinita continuamente, perché mutano le esigenze delle persone e delle società. Questo aspetto rende il criterio dell’utile particolarmente fecondo in prospettiva moderna, poiché invita a considerare il contesto come elemento decisivo nelle decisioni etiche e politiche.

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IV. La ricezione e le critiche alla teoria di Protagora

Critiche dei contemporanei

Le tesi di Protagora scatenarono vivaci critiche nell’Atene del suo tempo. Aristofane lo derise per la sua abilità nel rendere “il discorso più debole quello più forte”, mentre Platone, nel “Teeteto”, lo mise in scena come antagonista del proprio idealismo, evidenziando i rischi del relativismo smodato. In particolare, la paura era che una società fondata su principi puramente soggettivi perdesse ogni riferimento comune e cadesse nell’anarchia.

Posizione dei filosofi successivi e dei critici

Filosofi come Socrate e Platone richiamarono la necessità di valori universali. L’idea che l’utile bastasse a guidare le scelte fu ritenuta insufficiente a fondare una vera etica pubblica; si temeva che la ragion pratica venisse sacrificata a vantaggio di un pragmatismo privo di spessore. Aristotele, pur riconoscendo il valore della deliberazione razionale, cercò una via di mezzo recuperando il concetto di “giusto mezzo” (mesòtes), cioè una misura razionale tra eccessi.

Rivalutazione moderna della sua posizione

In epoca moderna, tuttavia, l’approccio di Protagora è stato largamente rivalutato. Il pensiero contemporaneo, specialmente a partire dal pragmatismo e dall’etica della responsabilità di Max Weber, ha riscoperto il valore dell’utile come principio attivo e responsabile, capace di mediare tra l’individualismo soggettivo e il bisogno di senso comunitario. Nella società multiculturale di oggi, il rifiuto di verità assolute si combina con la ricerca di criteri pratici di convivenza: Protagora, in questo senso, anticipa alcune soluzioni moderne per amministrare la complessità sociale e promuovere un’etica pluralista e inclusiva.

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Conclusione

Riflettendo sulle idee di Protagora, abbiamo visto come la sua affermazione che "l’uomo è misura di tutte le cose" abbia rappresentato una svolta decisiva nella storia della filosofia occidentale. Il relativismo, da lui propugnato, ha dissolto le certezze dogmatiche della tradizione antica, aprendo la strada a una visione pluralistica della verità e delle scelte umane. Tuttavia, le criticità pratiche di tale impostazione rendono necessaria la ricerca di un principio regolatore: l’utile, inteso non come valore assoluto, ma come criterio pragmatico e mutevole, rappresenta il tentativo più originale e fecondo di evitare sia l’anarchia relativista sia la rigidità delle verità imposte.

Protagora si rivela così un autentico pioniere della filosofia umanistica e storica, capace di anticipare molti temi centrali del dibattito moderno sull’etica, la politica e il diritto. Il suo pensiero ci invita non solo a dubitare delle pretese di assolutezza, ma a valutare ogni scelta in base alle sue conseguenze reali e contestuali. In un’epoca caratterizzata dall’incertezza e dall’estrema varietà di valori e stili di vita, la lezione di Protagora mantiene tutta la sua attualità, spronandoci a un esercizio continuo di responsabilità e discernimento, nel rispetto della pluralità ma anche nell’attenzione al bene comune.

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Cosa significa il valore dell'utile nella scelta personale per Protagora?

Il valore dell'utile guida la selezione tra diverse verità in base al vantaggio per individuo o collettività. Protagora lo considera un criterio pratico e flessibile per orientare le decisioni personali.

Come si collega Protagora e il valore dell'utile al relativismo?

Il relativismo di Protagora ammette molte verità soggettive; l'utile serve a scegliere tra esse secondo convenienza e contesto. È un modo per regolare le scelte senza verità assolute.

In cosa Protagora e il valore dell'utile nella scelta personale differiscono dai filosofi precedenti?

A differenza dei filosofi precedenti che cercavano verità oggettive, Protagora rifiuta principi universali e propone l'utile come criterio relativo alle esperienze e ai bisogni individuali.

Quali sono i limiti del criterio dell'utile nella teoria di Protagora?

Il criterio dell'utile non è assoluto e cambia in base al contesto storico e sociale. Può creare incertezza etica se usato senza altri riferimenti condivisi.

Perché Protagora e il valore dell'utile nella scelta personale sono considerati attuali oggi?

Il pensiero di Protagora anticipa il pluralismo e il pragmatismo moderni, offrendo strumenti per gestire la complessità sociale e promuovere un'etica inclusiva e responsabile.

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