Settimana corta a scuola: la proposta del Ministro Profumo per migliorare il calendario scolastico
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 15.01.2026 alle 15:57
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 15.01.2026 alle 15:13
Riepilogo:
La settimana corta a scuola porterebbe più tempo libero e benefici per gli studenti, ma richiede una gestione attenta degli orari e delle esigenze di tutti.
Il Ministro Profumo pensa alla settimana corta a scuola: ti piacerebbe?
1. Introduzione
Immagina di svegliarti il sabato mattina, aprire gli occhi, e renderti conto che la giornata è tutta per te: niente campanella, nessun compito in classe, nessuna corsa per arrivare in orario. Saresti contento? Sarebbe bello, vero? È proprio questa la visione dietro una delle proposte più discusse nella scuola italiana degli ultimi anni: la settimana corta. Il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha rilanciato l’idea di ridurre i giorni di lezione da sei a cinque, cambiamento atteso e temuto al tempo stesso, spesso dibattuto anche durante la riforma scolastica dell’ex Ministro Mariastella Gelmini.Attualmente, la scuola italiana prevede una settimana di sei giorni, dal lunedì al sabato, sia per le scuole medie e superiori sia, in diversi casi, per le elementari. Se, da un lato, questa prassi sembra ormai radicata nella cultura italiana, dall’altro emergono sempre più voci che invocano un cambiamento: studenti, famiglie, docenti e istituzioni si interrogano sull’opportunità di alleggerire il calendario scolastico. La questione non riguarda solo l’orario, ma tocca da vicino la qualità della vita degli studenti, il tempo della famiglia, l’organizzazione sociale e persino l’economia locale. Insomma, la domanda si fa pressante: “Ti piacerebbe davvero avere una settimana corta a scuola?”
2. Contesto e spiegazione della proposta
La settimana corta, come suggerisce il termine, comporta la riduzione dei giorni di presenza a scuola da sei a cinque, con la conseguente chiusura degli istituti il sabato. Attenzione, però: ciò non significherebbe meno scuola. Il monte ore settimanale dovrebbe rimanere invariato per garantire la continuità didattica richiesta dall’ordinamento scolastico italiano. Le ore che attualmente il sabato sono dedicate alle lezioni verrebbero quindi distribuite negli altri giorni, probabilmente con orari d’ingresso anticipati, uscita posticipata, o con l’introduzione di uno o più rientri pomeridiani.Le motivazioni che spingono il Ministro Profumo verso questa proposta sono molteplici e riflettono una visione di scuola più attenta ai bisogni degli studenti. In primo luogo, dare agli alunni il sabato libero consentirebbe loro di praticare sport, partecipare ad attività culturali ed associative, coltivare passioni personali come la musica, il teatro o il volontariato. Non è raro, in Italia, che i talenti emergano proprio grazie al tempo libero: basti pensare a Gianni Morandi, che ha iniziato a suonare la chitarra durante i pomeriggi liberi, o a scrittori e scienziati come Italo Calvino o Rita Levi-Montalcini, che ricordavano nei loro scritti quanto il tempo extrascolastico sia stato fondamentale per la loro crescita.
Un altro aspetto riguarda la dimensione familiare. Il sabato libero può diventare occasione per viaggi brevi, visite ai parenti lontani o semplicemente momenti di convivialità domestica. Per una famiglia italiana tipica, il weekend è spesso sinonimo di gita fuori porta: pensiamo al classico picnic sul Lago di Garda o alla passeggiata in un borgo come Assisi o San Gimignano. In più, una redistribuzione dei tempi scolastici potrebbe avere effetti positivi sull’economia, incrementando il turismo locale, soprattutto nei mesi di bassa stagione.
Se immaginiamo concretamente questa situazione, uno studente può, il sabato mattina, iscriversi a un corso di recitazione, dormire un po’ di più, o semplicemente stare in casa con i nonni, mentre le famiglie potrebbero organizzare viaggi invernali sulle Dolomiti o una visita culturale a Firenze senza la fretta di tornare in tempo per la scuola.
3. Riferimenti storici e legislativi
Non è la prima volta che il tema della settimana corta entra nel dibattito pubblico italiano. Già durante il governo Gelmini, si parlava della necessità di riformare il calendario scolastico. In quegli anni, la discussione si concentrò su una possibile riduzione delle ore totali e sulla eliminazione delle lezioni al sabato, ma diversi ostacoli, tra cui la difficoltà di riorganizzare gli orari e le resistenze di alcune categorie di lavoratori, bloccarono l’estensione universale della settimana corta. La proposta venne attuata solo parzialmente: alcune scuole autonome, specie nei grandi centri urbani, scelsero di sperimentare la settimana corta, ma la maggioranza rimase fedele alla tradizione dei sei giorni.Oggi, invece, la settimana corta è già una realtà consolidata in molte scuole materne ed elementari. Lì, il modello a cinque giorni ha dimostrato che nessuna perdita significativa si registra nei risultati di apprendimento. Anzi, gli insegnanti sottolineano come i bambini appaiano meno stanchi ed è stato possibile rafforzare al loro interno progetti di laboratori e attività integrative. Tuttavia, il passaggio alla scuola media e superiore si complica: il monte ore cresce sensibilmente, le materie si moltiplicano e l’alternanza tra lezioni frontali, laboratori e altre attività rende più difficile concentrare tutto in cinque giorni.
4. Vantaggi della settimana corta
I benefici dell’introduzione della settimana corta sono molteplici e possono essere distinti su più livelli.In primo luogo, per gli studenti, avere due giorni consecutivi liberi permette di recuperare le energie e soprattutto di gestire meglio il proprio tempo. Pensiamo ai ragazzi del Liceo Classico o Scientifico, spesso sommersi da compiti e interrogazioni: il sabato libero potrebbe diventare preziosissimo non solo per riposarsi, ma anche per dedicarsi alle proprie passioni, allo sport (come fanno moltissimi giovani che partecipano ai tornei nel weekend), o a iniziative di volontariato. Uno studio a cura della Fondazione Agnelli ha rilevato che, nelle scuole già passate alla settimana corta, il rendimento scolastico non è peggiorato, mentre la presenza degli alunni nelle attività extrascolastiche è aumentata.
Anche il benessere psicofisico è un elemento chiave. Viviamo in un’epoca in cui lo stress degli studenti adolescenti rappresenta un problema serio. Secondo dati diffusi dall’INAIL, i casi di disagio psicologico tra gli studenti sono cresciuti e spesso sono associati a ritmi scolastici eccessivi. Un weekend di vero riposo, secondo molti psicologi, può ridurre il rischio di “burnout” tra i ragazzi, fenomeno che – sebbene più noto nel mondo del lavoro – affligge anche chi studia intensamente. Inoltre, sentendo di avere più tempo libero, la motivazione può aumentare e il clima scolastico beneficia di maggiore serenità.
Per le famiglie, la settimana corta facilita l’organizzazione delle attività: le mattinate libere del sabato possono essere dedicate a visite mediche, impegni vari, oppure semplicemente trascorse insieme nelle sempre più rare “domeniche in famiglia” all’italiana. Non da ultimo, si faciliterebbe la logistica per chi, vivendo in zone rurali o in piccoli comuni, deve affrontare lunghi spostamenti per raggiungere la scuola.
Sul piano collettivo, si potrebbe registrare un effetto positivo sull’economia della cultura e del turismo: più tempo libero per studenti e famiglie significa più visite a musei, biblioteche, parchi o eventi. Ad esempio, città come Torino, Napoli e Bologna, da quando alcune scuole hanno introdotto la settimana corta, hanno registrato una lieve crescita del turismo interno durante i mesi scolastici.
5. Criticità e problemi della settimana corta
Naturalmente, non tutto è semplice e privo di rischi. Le principali criticità sono di tipo organizzativo. Redistribuire le ore del sabato su cinque giorni può significare giornate molto lunghe, con uscite posticipate fino alle 15-16 nelle scuole superiori. Questo comporta stanchezza più marcata, difficoltà di concentrazione negli ultimi moduli orari e un impatto negativo su chi pratica attività sportive o culturali nel pomeriggio. Un esempio concreto: un liceale con 34 ore settimanali rischierebbe, con la settimana corta, di avere almeno tre giorni con uscite alle 15, compromettendo le attività pomeridiane o mandando in crisi l’organizzazione familiare.Un altro elemento di criticità riguarda le strutture: non tutte le scuole sono in grado di offrire servizi di mensa o spazi adatti per il tempo prolungato. Nelle grandi città, i trasporti pubblici dovrebbero adattarsi agli orari di uscita più dilazionati. Queste difficoltà rischiano di penalizzare le scuole “deboli”, specie quelle in territori periferici.
Vi sono poi differenze legate al monte ore: istituti tecnici e professionali superano facilmente le 36 ore a settimana, rendendo ardua una redistribuzione senza ricorrere a tagli o a orari insostenibili. Al contrario, licei e scuole con orari più “leggeri” hanno margini di manovra maggiori. Non mancano, infine, le preoccupazioni di docenti e genitori: molti temono che, con i pomeriggi dedicati a studio e attività extrascolastiche ridotti, la pressione sugli studenti possa paradossalmente aumentare.
6. Opinione personale e riflessione critica
Arrivati a questo punto, è giusto chiedersi: tu cosa ne pensi? Personalmente, ritengo che la settimana corta sia una grande opportunità, ma solo se ben progettata e se supportata da cambiamenti strutturali. È indubbio che il tempo libero abbia un valore fondamentale nella crescita dei giovani: permette di sviluppare autonomia, creatività, “imparare a imparare” anche fuori dalle mura scolastiche.Detto questo, bisogna valutare con attenzione il rischio di giornate troppo pesanti. La scuola italiana, soprattutto nei licei, tende già oggi a sovraccaricare gli studenti con molte materie e compiti. Spalmare su cinque giorni, invece che su sei, rischia di aumentare la stanchezza e rendere meno efficaci le lezioni, soprattutto nel pomeriggio, quando la concentrazione cala fisiologicamente. D’altra parte, lasciare la scansione attuale limita la flessibilità delle famiglie, ancora prigioniere della routine settimanale.
C’è quindi da scegliere tra due scenari: avere pomeriggi relativamente liberi durante la settimana, ma dover rinunciare al sabato, oppure concentrare i carichi in pochi giorni ottenendo un weekend più lungo. Alcuni, come me, preferirebbero la seconda soluzione, pensando ai benefici in termini di viaggi, sport e tempo per sé. Altri prediligono il ritmo più diluito e regolare. In ogni caso, come spesso accade nella vita e nella scuola, la soluzione migliore sta probabilmente nel trovare il giusto equilibrio tra le varie esigenze, ascoltando la voce di studenti, famiglie e insegnanti.
7. Conclusione
In sintesi, la proposta di settimana corta avanzata dal Ministro Profumo porta con sé potenzialità di cambiamento e miglioramento della scuola italiana. I vantaggi sono evidenti: più tempo libero, maggiore possibilità di seguire passioni personali, benefici per la famiglia e la società. Tuttavia, non mancano criticità, soprattutto per quanto riguarda la gestione degli orari, la qualità dell’apprendimento e le difficoltà logistiche.Alla domanda iniziale, “Ti piacerebbe una settimana corta?”, non esiste una risposta unica. Sarà necessario un confronto approfondito, capace di coinvolgere gli studenti – i veri protagonisti della scuola –, le famiglie, i docenti e le istituzioni. L’importante sarà non fermarsi solo alle abitudini o alle nostalgie del passato, ma guardare in avanti, provando a rendere la scuola davvero al passo con i bisogni di una società in continuo cambiamento.
8. Approfondimenti e ulteriori informazioni
Vale la pena ricordare che questa proposta si inserisce in un quadro di trasformazioni più ampie: da “Un anno di scuola in meno: tutti fuori a 17 anni”, all’introduzione di nuovi licei e istituti tecnici e professionali, il sistema scolastico italiano si interroga sulla sua missione nel XXI secolo. Riforme come la settimana corta potrebbero essere l’occasione per ripensare non solo gli orari, ma anche i contenuti, i metodi e gli obiettivi della scuola. Solo così sarà possibile offrire a ogni studente – e non solo a una parte privilegiata – una formazione davvero completa, armoniosa e adatta ai tempi.---
In definitiva, il sabato libero è un sogno che può diventare realtà. Ma, come tutti i sogni importanti, va realizzato con attenzione, ascolto e responsabilità. Sta a noi, futuri cittadini, contribuire al dibattito e proporre soluzioni che migliorino realmente la scuola italiana.
Vota:
Accedi per poter valutare il lavoro.
Accedi