I tuoi stati d’animo influiscono sul tuo rapporto con il cibo? Cosa mangi quando sei felice? Cambia qualcosa nella tua alimentazione quando sei di umore nero? Racconta in forma di diario un tuo giorno 'sì' e un tuo giorno 'no' vissuti a tavola spiegandone
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: ieri alle 15:03
Riepilogo:
Scopri come i tuoi stati d’animo influenzano il rapporto con il cibo analizzando un diario di due giornate tra scelte sane e momenti di difficoltà.
Caro diario,
Oggi desidero condividere con te due giornate molto diverse tra loro, entrambe vissute a tavola, riflettendo su come i miei stati d'animo influenzano il mio rapporto con il cibo. È sorprendente quanto le nostre emozioni possano guidare le nostre scelte alimentari, e rileggendo queste righe, spero di comprendere meglio me stesso e i miei comportamenti.
Iniziamo con un giorno "sì". Mi sono svegliato quel giorno con una sensazione di leggerezza e positività. Forse era il sole che splendeva attraverso la mia finestra o la prospettiva di una giornata senza interrogazioni a scuola. Dopo una breve corsa mattutina, mi sono seduto per fare colazione con un sorriso sul volto. Ho preparato un smoothie colorato con frutta fresca: mango, banana e un po' di spinaci. Non solo era delizioso, ma mi faceva sentire in sintonia con il mondo e il mio corpo. Durante la mattinata, mi sono concentrato a scuola, sentendomi produttivo e fiducioso. Arrivata l'ora di pranzo, ho scelto di mangiare un'insalata ricca di verdure croccanti, pollo grigliato e una vinaigrette leggera. Ogni boccone sembrava davverorelazionarsi con quell'entusiasmo che provavo, come se il cibo sano rispecchiasse esattamente la mia energia positiva. Dopo scuola, ho passato il pomeriggio con gli amici al parco, sgranocchiando mandorle e bevendo acqua fresca. La cena è stata una deliziosa pasta al pesto fatta in casa, seguita da una leggera macedonia di frutta. In sintesi, in un giorno "sì", mi sembra che cerchi cibi leggeri, freschi e nutrienti che amplifichino il mio stato d'animo positivo, come se mangiare bene fosse una celebrazione della gioia che sento.
Poi, c'è un giorno "no". Fin dal risveglio, mi sento appesantito, con nessuna voglia di alzarmi dal letto. Può essere stato quel litigio con un amico o, chissà, forse è solo l'accumulo di piccole delusioni. Abbastanza da farmi sentire in basso. Per colazione, invece di un pasto equilibrato, afferro in fretta degli zuccherati cereali confezionati. Mentre li mangio, sento che non mi danno la stessa energia del solito, ma continuano a riempire quel vuoto che provo dentro. A scuola, mi sento distratto e poco concentrato. All'ora di pranzo, anziché un pasto bilanciato, mi lascio tentare da una pizza surgelata e una bibita gassata. Sono consapevole che non è la scelta migliore, ma il mio cervello sembra cercare conforto nei cibi che, pur essendo gustosi, non nutrono realmente. Nel pomeriggio, un pacchetto di patatine e una barretta di cioccolato diventano le mie compagne. La cena, in famiglia, è invece una grande pastasciutta con sugo pesante, seguita da un dolce preconfezionato. In questi giorni, mi sembra di cercare il cibo come una forma di consolazione, anche se so che questo approccio non mi aiuta a uscire dal mio stato d'animo negativo.
Riflettendo su queste due giornate, è evidente che la felicità mi porta verso cibi che nutrono sia il corpo che l'anima, mentre la tristezza o il nervosismo mi portano a desiderare cibi immediati, spesso poco sani, che sembrano voler colmare un vuoto. Nonostante la consapevolezza delle conseguenze di queste scelte, le emozioni possono essere così potenti da sovrastare la razionalità.
Questo diario, caro amico, è una guida preziosa per capirmi meglio e cercare di trovare un equilibrio che, indipendentemente dal mio umore, mi aiuti a scegliere ciò che è meglio per il mio corpo. Che sia un giorno "sì" o un giorno "no", il cibo è una parte fondamentale del mio quotidiano e della mia salute mentale e fisica. Sta a me cercare di gestire quanto meglio posso questo delicato bilanciamento.
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