Indulgere a un vizio: difficoltà di liberarsene e le giravolte della coscienza
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 14.01.2026 alle 16:34
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 25.02.2025 alle 18:57
Riepilogo:
Scopri come riconoscere il vizio dei social media, le giravolte della coscienza e strategie pratiche per liberarsene migliorando concentrazione e benessere.
Il vizio dei social media, in particolare di piattaforme come TikTok e Instagram, è una realtà sempre più pervasiva nel mondo contemporaneo e coinvolge spesso anche gli studenti delle scuole superiori. Personalmente, mi ritrovo spesso immerso in queste app, consapevole che tale abitudine può essere dannosa non solo per il mio rendimento scolastico, ma anche per il mio benessere psicologico. Ciononostante, staccarsi da queste piattaforme sembra un'impresa ardua.
I social media sono progettati per essere accattivanti, con algoritmi che imparano dai nostri comportamenti per offrirci contenuti sempre più su misura, risultando in una sorta di trappola che ci invoglia a trascorrere più tempo online. Giorno dopo giorno, finisco col passare ore scorrendo video divertenti o foto patinate, perdendo la concezione del tempo. Nonostante conosca perfettamente i pericoli di una tale dipendenza, ovvero la distrazione dallo studio, l’alterazione del mio ciclo del sonno e una crescente ansia da confronto sociale, scappare da questo meccanismo sembra impossibile.
Cercare di razionalizzare il tempo trascorso sui social diventa un esercizio di auto-inganno. A volte mi dico che ho bisogno di una pausa dallo studio e che un rapido sguardo a TikTok possa essere rigenerante, quasi come fosse una breve evasione. Tuttavia, quelle che iniziano come "pause di cinque minuti" senza che me ne accorga si trasformano in mezz'ora o più. Ecco che allora la mia coscienza inizia a giustificarsi: “Ne avevo bisogno per rilassarmi”, mi dico, tentando di placare quel senso di colpa che immancabilmente arriva una volta resa chiara la quantità di tempo sprecato.
La manipolazione della coscienza non si ferma qui. Capita spesso di affermare che gli stessi social siano, in realtà, strumenti di conoscenza e ispirazione. Su Instagram, giustifico il mio tempo sostenendo che seguo profili che parlano di scienza, arte o attualità, coltivando in tal modo interessi che potrebbero rivelarsi utili per la mia crescita personale o perfino per i miei studi. Di fatto, esistono contenuti educativi validi che si possono trovare lì, ma sono una piccola percentuale rispetto a quello che effettivamente consumo, che consiste per lo più di contenuti di puro intrattenimento.
Un altro stratagemma è convincermi che il mio “problema” non è così grave e che altre persone intorno a me usano le piattaforme persino più di me. In tal modo, minimizzare il problema diventa una delle strategie più efficaci per calmare ogni accenno di dubbio morale. Se tutti lo fanno, deve pur esserci una qualche giustificazione. Questa logica, per quanto possa sembrare ragionevole al primo sguardo, ignora le conseguenze individuali che l’abuso dei social media può comportare, come il senso di isolamento e la difficoltà a concentrarsi su compiti più impegnativi.
Nel tentativo di affrancarmi da questo vizio, ho provato soluzioni pratiche consigliate da esperti: impostare timer per limitare l’uso di queste app è stato un primo passo, e ho persino cancellato le applicazioni dal mio telefono per periodi di tempo, solo per poi tornare sui miei passi non appena la tentazione si faceva troppo grande. Ogni volta la mia fantasia trova modi nuovi per bypassare il controllo che cerco di instaurare su me stesso.
In sintesi, il problema del vizio dei social media è profondamente radicato nelle dinamiche psicologiche e tecnologiche della nostra vita moderna. Nonostante la consapevolezza dei danni che questa dipendenza comporta, liberarsene non è semplice. La nostra coscienza è abile nel trovare giustificazioni, razionalizzazioni e scuse che ci permettono di ignorare la realtà e il cambiamento rimane una sfida da affrontare giorno dopo giorno. In questo percorso, riconoscere questi automatismi mentali e prendere atto della loro esistenza è, almeno, un primo passo verso una gestione più consapevole ed equilibrata del nostro tempo e del nostro benessere.
Vota:
Accedi per poter valutare il lavoro.
Accedi