Il finale non idilliaco de I Promessi Sposi
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Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 2.02.2026 alle 10:14
Riepilogo:
Scopri il finale non idilliaco de I Promessi Sposi, analizzando il contesto storico e le sfide realistiche di Renzo e Lucia dopo il matrimonio.
Nel romanzo "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni, i protagonisti Renzo Tramaglino e Lucia Mondella sono due giovani innamorati il cui matrimonio viene ostacolato da innumerevoli avversità. Prima di analizzare il finale dell'opera, è importante comprendere il contesto storico e sociale in cui si sviluppa la trama, nonché le peculiarità dei personaggi principali.
Il romanzo è ambientato nella Lombardia del XVII secolo, un periodo segnato da oppressione, carestie e la disastrosa epidemia di peste. La storia inizia con il tentativo fallito di Renzo e Lucia di sposarsi a causa delle minacce del potente Don Rodrigo, che brama Lucia per sé. In seguito a vari espedienti e grazie all'aiuto del parroco Don Abbondio, del fervente Fra Cristoforo e di altre figure influenti come l'Innominato, i due protagonisti affrontano pericoli e disavventure che li tengono separati per gran parte del romanzo.
Verso la conclusione della loro travagliata vicenda, Renzo e Lucia riescono finalmente a sposarsi e a stabilirsi pacificamente nel territorio di Bergamo. Tuttavia, quando ci si addentra nei dettagli del finale, emerge che esso non è idilliaco come potrebbe apparire a una lettura superficiale. Anzi, Manzoni presenta un quadro complesso e realista della realtà post-matrimoniale dei protagonisti, deludendo parzialmente alcune aspettative romantiche.
Prima di tutto, il matrimonio tra Renzo e Lucia non è la fine di tutte le preoccupazioni. Manzoni descrive infatti come le difficoltà economiche e la necessità di lavorare sodo siano problemi reali che la coppia deve affrontare. I due non tornano a vivere nel loro villaggio natio, Lecco, ma si trasferiscono a Bergamo, dove Renzo trova lavoro presso un cugino che gestisce un filatoio. La nuova vita, sebbene meno instabile di quella passata, non è priva di grattacapi. Questa descrizione è importante perché Manzoni vuole probabilmente sottolineare come una vita pacifica e felice non sia esente da sforzi e sacrifici quotidiani.
Inoltre, Renzo e Lucia non dimenticano le avventure e le sofferenze che li hanno portati al matrimonio. Sia Renzo che Lucia hanno subito traumi e perdite che non possono essere ignorati. Un esempio significativo è la memoria del piccolo addio che Lucia dà alla madre Agnese prima di essere portata via dai bravi di Don Rodrigo. Anche il ricordo delle numerose persone incontrate durante il cammino, molte delle quali non sopravvivono alla peste, rimane impresso nella mente dei protagonisti.
A tutto ciò si aggiunge l'insegnamento morale di Renzo, che ha imparato la difficile lezione del perdono attraverso le vicissitudini passate. La generosità e la carità di Lucia, che promette di andare a offrire un voto di ringraziamento al Santuario della Madonna della Consolata a Torino, dimostrano che la santità e la bontà sono elementi centrali del loro nuovo percorso di vita, ma non eliminano completamente i ricordi dolorosi delle ingiustizie subite.
Il loro matrimonio è dunque caratterizzato dall'accettazione delle esperienze vissute e dalla consapevolezza che la pace raggiunta è frutto di un costante impegno e devozione. Renzo stesso si dimostra cambiato rispetto al giovane impulsivo e rabbioso che era all'inizio del romanzo. Ora egli sa controllare meglio i propri impulsi e ha una visione più matura della vita, nonostante qualche rimasuglio di rancore verso Don Rodrigo e i potenti che gli hanno reso difficile la vita.
Infine, l'epilogo del libro porta un messaggio chiaramente didascalico, rispecchiando la profonda fede cristiana di Manzoni. Nonostante le difficoltà, Renzo e Lucia accolgono la volontà divina e trovano conforto nella preghiera e nella speranza. Questo non rappresenta la promessa di una vita perfetta, ma piuttosto l'accettazione di una lotta continua in cui la religione e la moralità offrono un baluardo contro le avversità.
In conclusione, l'epilogo de "I Promessi Sposi" non è idilliaco nel senso classico, ma rappresenta un finale realistico e moralmente edificante che riflette le difficoltà della vita quotidiana e l'importanza della fede e della resilienza. Manzoni ci offre una visione del matrimonio come un sacramento che non cancella le sofferenze ma che consente di affrontarle con forza e speranza rinnovata.
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