Guarda fuori dalla finestra: inventa un racconto umoristico ambientato nel luogo che ti circonda
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: oggi alle 12:26
Riepilogo:
Scopri come creare un racconto umoristico ambientato nel tuo quartiere, migliorando creatività e scrittura con esempi divertenti e stimolanti.
Mi sono seduto su una panchina nel parco cittadino, un luogo che visito spesso quando voglio staccare la spina dai miei studi. Intorno a me, il sole di mezzogiorno getta lunghe ombre sugli alberi e illumina vividamente i colori autunnali delle foglie. Il vento leggero porta con sé un’insistente fragranza di terra umida e di pino. Le cicale, che non smettono mai di cantare, compongono un sottofondo musicale che sembra orchestrato apposta per far compagnia ai miei pensieri.
Non c'è molta gente in giro; solo qualche passante frettoloso e due anziani seduti su una panchina poco lontano da me, intenti in una discussione vivace. La signora Maria e il signor Carlo, così ho sentito chiamarsi qualche volta, sono famosi nel quartiere per le loro battute e piccole dispute. Oggi non fanno eccezione.
"Carlo, ti ricordi quando hai deciso che eri un grande pescatore e sei caduto nel lago con tutta la canna?" fa la signora Maria, ridendo mentre si copre la bocca con una mano abbellita da anelli che tintinnano.
"Oh, certo, Maria, e tu eri così concentrata a ridere che non ti sei accorta di quei piccioni che ti rubavano il panino!" ribatte Carlo, con un sorriso malizioso che mette in evidenza una fila di denti quasi al completo.
Proprio in quel momento, un cane di grossa taglia, forse un San Bernardo, si avvicina alla panchina. La lingua penzolante, lo sguardo affamato punta verso Maria, o meglio, verso il sacchetto di biscotti che tiene in mano. Il cane si siede e inclina la testa, come se stesse cercando di capire la dinamica esatta per ottenere un bocconcino. Con un piccolo balzo, riesce a sottrarre agilmente il pacchetto, lasciando Maria senza parole.
"Ma guarda questo, Carlo, pure il cane mi deruba!" Maria ride, più divertita che arrabbiata, mentre Carlo cerca di simulare una serietà che non gli riesce molto bene.
A poca distanza, un gruppo di bambini sta giocando a calcio. Pietro, il più piccolo della banda, corre a perdifiato, ma è chiaro che i suoi piedi sembrano voler fare il doppio del lavoro delle sue gambe. Un suo tiro scalcagnato finisce dritto verso un cespuglio, colpendo in pieno un passero che, senza capire bene cosa stia accadendo, si lancia in un volo scomposto e offeso.
"Scusa, signor passero!" grida Pietro con candore, mentre i suoi amici esplodono in una risata così contagiosa che perfino il passero, se avesse un minimo di senso dell'umorismo, avrebbe fatto un frullio di ali in segno di approvazione.
Dall'altro lato del parco, un carretto dei gelati emette una melodia intermittente che attira inevitabilmente un gruppo di giovani. Martina, sempre la prima a captare ogni segnale di possibile dolcezza, trascina dietro di sé la comitiva. Il venditore, un uomo tarchiato con un berretto a strisce, esegue rapidamente i suoi movimenti come un maestro d'orchestra che sa a memoria le proprie sinfonie.
"Mango, pistacchio e fragola" dice Martina, e nel giro di pochi secondi il gelato le viene servito come un piccolo capolavoro.
"Vuoi un boccone?" chiede al suo amico Luca, ma proprio mentre l'offerta viene avanzata, un passerotto audace si avventa e ruba una cucchiaiata abbondante di pistacchio. Martina resta con il cucchiaio vuoto e la bocca aperta, mentre Luca bustello a ridere così forte che quasi perde l'equilibrio.
A chiudere il quadro, il nonno Gino, uomo di poche parole e molti gesti, seduto all'angolo del parco con il suo fedele compagno di passeggiate: un vecchio bastone di quercia. Il suo passatempo preferito è dare briciole ai piccioni, ma oggi sembra che le briciole siano meno invitanti perché le sue "clienti" hanno trovato più interessante il gelato di Martina.
"Gino, sei diventato noioso, anche i piccioni ti abbandonano!" esclama Carlo quando finalmente nota la scena, fanalino di coda nella catena degli eventi.
Mentre me ne sto lì, la sensazione della panchina dura sotto di me, l'invadenza del vento che continua a rimescolare le foglie e i profumi amalgamati di pino, terra e zucchero farcito del carretto dei gelati, mi rendo conto che la vita al parco è un piccolo teatro continuo di episodi esilaranti. Forse dovrei venire più spesso, solo per ricordarmi che, anche senza inventare nulla, l'umorismo più genuino lascia sempre una risata nel cuore.
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