Un freddo pomeriggio di novembre davanti a un capolavoro incredibile: La cena di San Gregorio Magno nell'ex refettorio dei frati di Monte Berico, accompagnati dal racconto di Agata Keran. 40 persone, tra persone con declino cognitivo, familiari e volontar
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 29.01.2026 alle 18:49
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 28.01.2026 alle 13:32
Riepilogo:
Scopri come l’arte di Veronese stimola emozioni e connessione in persone con declino cognitivo durante una visita educativa a Monte Berico.
Un freddo pomeriggio di novembre, un gruppo di quaranta persone, composto da individui con declino cognitivo, familiari e volontari dell'AVMAD, si è riunito nell'ex refettorio dei frati di Monte Berico per ammirare la maestosa opera d'arte: "La Cena di San Gregorio Magno" di Paolo Veronese. Questo evento, particolarmente significativo, è stato accompagnato da una guida d'eccezione, Agata Keran, che con le sue parole ha saputo toccare le corde dell'emotività del pubblico, coinvolgendo profondamente tutti i presenti.
La scelta di portare persone affette da Alzheimer e i loro cari davanti a un capolavoro dell'arte non è casuale, ma risponde a un'esigenza fondamentale nella gestione e nel trattamento di questa malattia: il tentativo di stimolare l'emotività e risvegliare sensazioni attraverso l'esperienza estetica. Infatti, i pazienti affetti da Alzheimer spesso sperimentano una contrazione del proprio mondo emotivo, causata dalla progressiva perdita delle funzioni cognitive e dalla conseguente difficoltà di comunicazione. Tuttavia, come dimostrato da numerosi studi e raccontato dall'esperienza di Agata Keran, l'emotività non scompare, ma si trasforma, restando vivace specialmente nei primi stadi della malattia.
L'opera di Veronese ha offerto ai partecipanti non solo un'esperienza visiva, ma anche un'opportunità di connessione e stimolo sociale e sensoriale. La grandiosità del telero, con la sua esplosione di colori e dettagli, ha avuto il potere di evocare emozioni sopite, risvegliando ricordi e suscitando discussioni. Agata Keran, con la sua narrazione esperta, ha guidato i presenti attraverso l'interpretazione dell'opera, rendendo la visita non solo informativa, ma un vero e proprio viaggio emotivo che ha permesso ai visitatori di immergersi completamente nel contesto storico e artistico della scena rappresentata.
La fragilità psichica dei malati di Alzheimer li rende particolarmente vulnerabili alla deprivazione emotiva, una condizione che può essere esacerbata dall'isolamento sociale e dalla mancanza di stimoli significativi. Tuttavia, eventi come quello tenutosi a Monte Berico dimostrano che l'arte può fungere da catalizzatore, un mezzo attraverso il quale i legami emotivi possono essere rinforzati e la comunicazione, anche se in modo non verbale, può essere facilitata. L'opera di Veronese ha rappresentato un ponte, capace di colmare temporaneamente quel vuoto comunicativo che spesso accompagna la progressione della malattia.
Per i familiari e i volontari, l'esperienza ha rappresentato un'occasione per interagire con i propri cari in un modo nuovo; ha permesso loro di assistere a momenti di lucidità e di connessione che spesso sono rari nella quotidianità della gestione della malattia. Inoltre, ha fornito una preziosa opportunità di condivisione e sostegno reciproco, un momento di sollievo dall'intenso stress che accompagnare una persona affetta da Alzheimer comporta.
L'iniziativa dell'AVMAD ha sottolineato l'importanza di creare e mantenere spazi di inclusione e stimolazione emotiva per le persone con declino cognitivo. L'arte, in questo contesto, si è dimostrata non solo come un bene culturale da ammirare, ma come una vera e propria terapia, un mezzo attraverso il quale restituire un senso di dignità e valore a persone che, a causa della malattia, tendono a sentirsi invisibili e dimenticate dalla società.
In conclusione, quel pomeriggio freddo di novembre ha rappresentato molto più di una semplice visita a un'opera d'arte. È stato un momento di interazione sostanziale tra passato e presente, storia e umanità, un incontro capace di mostrare che, nonostante la malattia, c'è un mondo di emozioni pronto ad essere esplorato e condiviso. È un monito per la società affinché non dimentichi mai di considerare il valore dell'emotività, della comunicazione e del supporto non solo nel trattamento delle malattie cognitive, ma nella vita di ogni giorno.
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