Esercizio di scrittura creativa: Sviluppa in un racconto di almeno 40 righe il testo letterario più breve mai scritto di A. Monterroso (1959). Analizza l'incipit e il protagonista: 'Lui (egli) si svegliò...' e l'antagonista: chi è il dinosauro?
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: oggi alle 13:52
Riepilogo:
Esplora l’esercizio di scrittura creativa sviluppando un racconto di 40 righe su Monterroso e analizza incipit, protagonista e dinosauro. 📚
Titolo: Un Risveglio ai Confini del Tempo
Quando Alfredo si svegliò, il sole era già alto nel cielo, avvolgendo ogni cosa in una luce dorata. Sbatteva le palpebre, cercando di mettere a fuoco ciò che aveva intorno. Si trovava sdraiato su un terreno umido e soffice, circondato da una foresta lussureggiante. Gli alberi torreggiavano sopra di lui, protendendo i loro rami verso l'azzurro del cielo, mentre l’aria era carica del profumo acre della terra bagnata e delle foglie fresche. Tuttavia, vi era qualcosa di estraneo in quel luogo, qualcosa che sfuggiva alla sua comprensione.
Con uno sforzo si tirò su, strofinando le tempie nel tentativo di dissipare la nebbia che offuscava la sua mente. Non riusciva a ricordare come fosse finito lì, ma una curiosa sensazione di déjà vu lo pervase quando intravide, tra le fronde, la massiccia sagoma di un dinosauro. Era lì, semplicemente esistente, come un colossale spettro di epoche antiche, quasi un fantasma intrappolato nella luce del giorno. Alfredo non provava paura; sentiva piuttosto una profonda curiosità, come se stesse osservando un lontano ricordo.
Si avvicinò al dinosauro con cautela, il suono dei suoi passi un lieve fruscio tra le foglie. Il dinosauro sembrava dormire; le sue enormi fauci si aprivano e si chiudevano lentamente, emettendo un respiro possente che vibrava nell'aria. La creatura appariva incredibilmente reale: le squame luccicavano sotto i raggi del sole e la coda si muoveva appena, scossa da sogni remoti.
Il tempo in quel luogo sembrava stazionario, o forse si dipanava in una dimensione aliena e irreale. Alfredo cercò di ricordare quando fosse cominciata quella strana coesistenza, ma il concetto stesso di tempo gli sfuggiva. Era come se passato e futuro fossero intrecciati in un eterno presente, uno stato di coscienza sospeso dove il mondo esterno aveva cessato di esistere.
A poco a poco, i suoi ricordi riaffiorarono. Non poteva essere nel suo tempo, dove i dinosauri erano confinati nelle pagine dei libri e nelle teche dei musei. Ma cosa era accaduto? Un lampo di memoria balenò nella sua mente: un laboratorio, una discussione animata, un siero misterioso che prometteva di estendere la percezione umana oltre ogni limite conosciuto. E poi, il buio totale.
Forse il vero antagonista era lui stesso, un audace esploratore della scienza che aveva osato sfidare le leggi naturali e temporali. Tuttavia, sentiva che quella sfida esigeva un prezzo inimmaginabile. Aveva trasceso i limiti dell’esistenza umana e ora si trovava a faccia a faccia con la vita e la morte, in una danza primordiale di sopravvivenza.
Il dinosauro, benché bestiale, non appariva minaccioso. Era come un antico guardiano, un osservatore di mondi perduti, immerso in un sonno immemore. Alfredo, con il cuore in tumulto, si rese conto che non c’era antagonismo in quella creatura; il vero nemico era la vanità della sua impresa, il suo orgoglio di uomo moderno che credeva di poter governare l'incommensurabile.
Si avvicinò ancora di più al dinosauro, percependo una strana connessione con quella creatura che sfidava non solo il tempo ma anche il suo intelletto. Ancora immerso in un reverente stupore, Alfredo si accostò al muso dell'animale e, in un momento di rara lucidità, si accorse che stava comunicando con lui attraverso il silenzio.
Alla fine, chiuse gli occhi mentre una pace incredibile lo avvolgeva. Forse, pensò, quel luogo rappresentava il confine tra sogno e realtà, tra il noto e l’ignoto. Chissà, magari c’era sempre stato un mondo in cui uomini e dinosauri coabitavano in armonia, lontano dalla ragione e dalla logica della storia umana.
Quando riaprì gli occhi, Alfredo vide solo il cielo sopra di sé: del dinosauro non vi era più traccia, ma lui si sentiva cambiato, forse un po' più umile, come chi è tornato da un viaggio ai margini dell’incredibile.
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