Racconto horror: 3 facciate
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 13.01.2026 alle 15:18
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 8.11.2024 alle 4:04
Riepilogo:
Scopri il racconto horror in 3 facciate: analisi di atmosfera, struttura, personaggi e spunti per il tema scolastico, con consigli pratici per la scrittura.
In una fredda e nebbiosa serata d'inverno del 1849, nel piccolo villaggio di Kraeved, la natura sembrava osservare silente e minacciosa. Le ombre delle imponenti montagne circostanti si allungavano lentamente sui tetti delle case, come artigli intenti ad afferrare la terra stessa. Il vento ululava tra gli alberi spogli del bosco, portando con sé un presagio di sventura che faceva rabbrividire persino gli uomini più coraggiosi. Gli abitanti del villaggio, un piccolo conglomerato di case di pietra scure e inospitali, si erano barricati nelle loro umili dimore, consci della leggenda che aleggiava sulla comunità da generazioni. Si narrava, infatti, di un'antica villa situata ai margini del bosco, abbandonata e in rovina, che ospitava un'anima inquieta, mossa da una sete insaziabile di vendetta.
Sofia, una giovane ragazza del villaggio dalla curiosità insaziabile, non poteva resistere al richiamo misterioso di quel luogo maledetto. La sua mente giovane si ribellava al timore del sovrannaturale, attratta come una falena dalla fiamma di un segreto irrisolto. Nonostante le ammonizioni dei suoi concittadini e l'insistenza della sua famiglia, decise una fredda sera di scoprire la verità che si nascondeva dietro quelle leggende. Armata solo di una lanterna a olio e del suo coraggio inaspettato, si incamminò verso il bosco che circondava il villaggio.
La foresta, fitta e oscura, sembrava volerla ingoiare. Ogni passo di Sofia era accompagnato dal sinistro scricchiolio dei rami sotto i suoi piedi, mentre l'ululato del vento sembrava pronunciare il suo nome. La luna piena, alta nel cielo limpido, illuminava il sentiero, offrendo un chiarore rassicurante in mezzo a tanta oscurità. Finalmente, dopo un cammino che le era parso eterno, giunse al cospetto della villa. La vista dell'edificio, spesso descritto dai compaesani come simbolo di maledizione, fece tremare la sua risolutezza per un solo istante. Davanti a lei, la villa si ergeva maestosa e decrepita, le finestre rotte simili a occhi vuoti e penetranti, e una brezza gelida soffiava dal cuore stesso della casa, avvolgendola in un abbraccio inquietante.
Decisa a non lasciarsi intimorire, Sofia si avvicinò alla porta principale, ormai gonfia e deformata dal tempo. Con una spinta ferma, riuscì ad aprirla, producendo un suono stridulo che le fece raggelare il sangue nelle vene. Varcata la soglia, la giovane fu inghiottita da un'oscurità densa e opprimente, e un odore acre di muffa saturò immediatamente l'aria, costringendola a coprirsi il naso con un lembo della sciarpa. L'interno della villa era un intricato labirinto di stanze desolate, invase dalla polvere e dal tempo, ed ogni suo passo risuonava nel frastuono assordante del silenzio.
Il ticchettio ritmico della pioggia sul tetto sembrava amplificare il suo senso di solitudine e vulnerabilità. Mentre esplorava la casa, la luce della lanterna proiettava ombre sinistre sulle pareti, creando giochi di luce che sembravano prender vita, in una danza macabra che metteva alla prova il suo coraggio. Decisa a non cedere alla paura, Sofia si avventurò al piano superiore, attratta da un misterioso bagliore che si intravedeva da una stanza in fondo al corridoio.
Man mano che si avvicinava, percepì un lamento debole e quasi impercettibile, un sussurro di dolore e disperazione che sembrava riecheggiare tra le mura della villa. Nonostante il terrore che le attanagliava il cuore, la ragazza spinse la massiccia porta della camera, scoprendo al suo interno una scena che avrebbe sconvolto chiunque. Nel cuore della penombra, una figura evanescente si stagliava, lasciando intravedere i contorni di una giovane donna dall'aspetto etereo e sfuggente, i cui occhi brillavano di una malinconia infinita.
Sofia rimase immobile, paralizzata dalla visione di quel volto che sembrava oscillare tra i confini del sogno e della realtà. La figura la fissava con un'intensità tale che la sua anima sembrava nuda e vulnerabile. Poi, la creatura iniziò a narrare una storia permeata di tristezza: un tempo, era stata una serva all'interno di quella villa, quando una nobile famiglia vi abitava. Un amore proibito e l'accusa infondata di stregoneria l'avevano condannata ad una tragica fine. Da allora, il suo spirito vagava inquieto, intrappolato tra il mondo dei vivi e quello dei morti, in cerca di giustizia.
Sofia, colpita dalla disperazione e dal dolore della giovane donna, decise di aiutarla a portare alla luce la verità, nella speranza di cancellare l'onta infamante. Un barlume di gratitudine attraversò gli occhi dell'apparizione, che con un ultimo gesto di volontà indicò la presenza di documenti nascosti sotto il pavimento della stanza, documenti che avrebbero potuto scagionarla. Poi, lo spirito si dissolve in un soffio di aria gelida, lasciando Sofia sola ma determinata.
Ritornata al villaggio, con le prove del misfatto tra le mani, Sofia riuscì a far riscrivere i fatti noti e a riabilitare il nome della sfortunata serva. Quel gesto, colmo di coraggio e di giustizia, spezzò finalmente la maledizione che gravava sul villaggio da tempo immemore. L'anima inquieta poté finalmente riposare in pace, libera dal tormento senza fine. Il villaggio di Kraeved tornò a prosperare, grazie al valore e alla determinazione di una giovane donna pronta a sfidare l'ignoto. La storia di Sofia divenne leggenda, dimostrando come anche le narrazioni più oscure possano concludersi con la speranza luminosa di una giustizia ritrovata e di una pace finalmente conquistata.
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