Bernardo Provenzano: uno dei boss più potenti di Cosa Nostra — la carriera criminale dalle strade di Corleone agli anni '50
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 19.01.2026 alle 14:16
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 16.01.2026 alle 13:20
Riepilogo:
Scopri la carriera criminale di Bernardo Provenzano in Cosa Nostra: origini a Corleone negli anni '50, strategie, latitanza e utili spunti per i compiti.
Bernardo Provenzano è una delle figure più emblematiche e controverse della storia della mafia siciliana, in particolare all'interno di Cosa Nostra. La sua carriera criminale iniziò nella città natale di Corleone, un luogo che non solo ha dato i natali a una serie di importanti capi mafiosi, ma che è divenuto sinonimo del fenomeno mafioso stesso. Provenzano nacque il 31 gennaio 1933 e crebbe in un ambiente dove la mafia era una componente ineludibile della vita quotidiana.
Negli anni '50, Provenzano si unì a una piccola banda criminale che includeva Salvatore "Totò" Riina e Calogero Bagarella. Questo gruppo operava inizialmente agli ordini di Luciano Liggio, un uomo noto per la sua brutalità e determinazione. Liggio, all'epoca, lavorava sotto il "dottore" Michele Navarra, un medico locale che era anche il capo della famiglia mafiosa di Corleone. Navarra aveva cercato di mantenere il potere attraverso una combinazione di affabilità personale e violenza strategica. Tuttavia, la sua leadership venne messa in discussione dalla crescente ambizione di Liggio.
Liggio, infatti, era un personaggio carismatico e senza scrupoli e vedeva in Navarra un ostacolo. Con l'aiuto di Provenzano, Riina e Bagarella, Liggio orchestrò l'omicidio di Navarra nel 1958. Questa azione segnò un punto di svolta cruciale nella storia mafiosa di Corleone, consolidando la carriera criminale di Liggio e dei suoi collaboratori, inclusi Provenzano e Riina, che divennero le principali forze trainanti della mafia corleonese.
Nei decenni successivi, la storia di Provenzano fu segnata da un sistema incalzante di alleanze strategiche e delitti orchestrati con attenzione. Con gli anni '60 e '70, la mafia stava attraversando un periodo di riorganizzazione e conflitti interni. Durante queste turbulenze, Provenzano si dimostrò un abile stratega, noto per la sua capacità di mantenere un basso profilo e di agire nell'ombra, guadagnandosi così il soprannome di "Binnu la Trattoria". Al contrario di altri membri di Cosa Nostra, che cercavano il potere attraverso la visibilità e l'intimidazione, Provenzano preferiva coltivare il suo potere attraverso il silenzio e la discrezione.
Dopo l'arresto di Liggio nel 1974 e la sua successiva incarcerazione, Provenzano e Riina intrapresero un’ascesa inarrestabile. Fu in questo periodo che la mafia corleonese iniziò a guadagnare un'egemonia significativa all'interno di Cosa Nostra, grazie anche all'espansione delle attività illecite nel traffico di stupefacenti e nella corruzione politica.
Nel 1993, con l’arresto di Riina, Provenzano ereditò il ruolo di leader incontrastato di Cosa Nostra. Da quel momento, adottò uno stile di governo ancora più segreto, gestendo gli affari tramite "pizzini", dei piccoli foglietti di carta utilizzati per comunicare ordini e proteggere ulteriormente il suo anonimato. Sotto la sua guida, Cosa Nostra si distanziò parzialmente dalla strategia di violenza aperta che aveva caratterizzato l'era di Riina, focalizzandosi su modalità operativi più sottili e meno appariscenti, specialmente in un contesto di crescente pressione da parte delle forze dell’ordine italiane e della comunità internazionale.
Provenzano riuscì a eludere la cattura per decenni, diventando oggetto di un’estesa caccia all'uomo che coinvolse non solo la polizia italiana, ma anche altre agenzie di intelligence mondiali. Durante la sua leadership, tentò di stabilizzare Cosa Nostra, riorganizzare le gerarchie e limitare l'uso della violenza per ridurre l'attenzione mediatica e repressiva sulla mafia.
Il 2006 segnò la fine della lunga latitanza di Provenzano, quando venne finalmente catturato dalle forze dell'ordine in una masseria nei pressi di Corleone. La sua cattura pose fine a una carriera criminale che durava ormai da più di mezzo secolo e aprì una nuova fase nella lotta dello Stato italiano contro la mafia. La figura di Bernardo Provenzano rimane una testimonianza di come la mafia possa mutare strategicamente in rapporto ai tempi, mantenendo però una pericolosa efficacia nel tessuto sociale ed economico italiano.
Anche dopo la sua morte nel 2016, Provenzano è ricordato sia per il suo ruolo centrale nella storia di Cosa Nostra, sia per l’enigma che la sua figura silenziosa e quasi invisibile ha rappresentato per decenni in Italia e nel mondo.
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