Maturità 2019: materie della seconda prova e commissari esterni
Tipologia dell'esercizio: Tema di storia
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Riepilogo:
Scopri le materie della seconda prova e i commissari esterni della Maturità 2019, con effetti, novità e indicazioni utili per prepararti al meglio.
La maturità 2019 tra svolta della seconda prova e commissari esterni: significato, effetti e conseguenze per studenti e scuole
Ogni anno, nella scuola italiana, c’è un momento che i maturandi aspettano con una miscela di curiosità e timore: la pubblicazione delle materie della seconda prova scritta e dei commissari esterni. Non si tratta di un dettaglio burocratico, ma di una svolta concreta nella vita scolastica degli ultimi mesi di quinta. Da quel momento, infatti, lo studio cambia ritmo, i ripassi diventano più selettivi, i docenti riorganizzano le attività e anche le famiglie percepiscono che l’esame di Stato non è più un orizzonte lontano, ma una realtà imminente.Nel 2019 questa attesa fu ancora più intensa del solito. Da una parte il MIUR rese note con anticipo le scelte relative alla seconda prova e ai commissari esterni; dall’altra, l’esame presentava una novità importante, cioè la presenza, in diversi indirizzi, di prove con carattere multidisciplinare. Per molti studenti non si trattava soltanto di sapere “quale materia uscisse”, ma di capire come affrontare una prova nuova nella struttura, più complessa e meno prevedibile. La Maturità 2019 fu quindi percepita come un passaggio speciale, quasi simbolico: non più soltanto verifica finale di un percorso, ma banco di prova di un diverso modo di intendere la valutazione, più centrato sulle competenze e sulla capacità di collegare saperi differenti.
In questo senso, la pubblicazione anticipata delle materie e dei commissari non fu soltanto un atto organizzativo. Fu un segnale culturale. Mostrava una scuola che cercava di rendere più trasparente l’esame, ma anche di chiedere agli studenti una preparazione più consapevole, strategica e meno meccanica.
Il valore della seconda prova nella tradizione dell’esame di Stato
La seconda prova ha sempre avuto un ruolo centrale nella maturità italiana. Se la prima prova misura soprattutto le capacità espressive, argomentative e interpretative nella lingua italiana, la seconda entra nel cuore dell’indirizzo di studi. È la prova che, più di ogni altra, cerca di verificare ciò che caratterizza davvero il percorso svolto nei cinque anni.Nei licei questo significa spesso confrontarsi con le discipline fondanti dell’indirizzo: il greco e il latino al classico, la matematica e la fisica allo scientifico, le lingue al linguistico, le scienze umane nell’omonimo liceo. Nei tecnici, invece, la prova tende a valorizzare competenze applicative e professionali: saper leggere un bilancio, impostare una progettazione, analizzare un sistema produttivo, affrontare un caso aziendale o tecnologico. Nei professionali, infine, il peso delle capacità operative e contestuali è ancora più evidente, perché la verifica guarda al saper fare oltre che al sapere.
Negli ultimi anni, però, l’esame di Stato ha cercato gradualmente di allontanarsi da un modello basato solo sulla ripetizione mnemonica. Non basta più ricordare definizioni, formule o contenuti studiati sul manuale; occorre saperli utilizzare. Questo significa interpretare testi, leggere documenti, risolvere problemi, analizzare dati, costruire collegamenti. È una trasformazione che rispecchia, almeno nelle intenzioni, un’idea di scuola più vicina a quella indicata anche dalle raccomandazioni europee sulle competenze chiave: non accumulare nozioni isolate, ma costruire strumenti per comprendere la realtà.
La multidisciplinarità della Maturità 2019 si colloca proprio in questa prospettiva. Non era sufficiente padroneggiare due ambiti in parallelo: bisognava integrarli. Ed è qui che la prova diventava davvero impegnativa. Molti studenti, abituati a studiare per materie separate, si trovarono costretti a cambiare metodo in poco tempo. La seconda prova, già di per sé la più temuta, assunse così un peso psicologico ancora maggiore. L’incertezza iniziale fu ridotta dall’annuncio delle materie, ma la conoscenza anticipata non cancellò l’ansia: sapere cosa studiare non significava sapere già come affrontare una prova nuova.
La scelta anticipata del MIUR: chiarezza utile, ma non sufficiente
L’anticipo con cui il MIUR comunicò le materie della seconda prova e i commissari esterni fu accolto, nel complesso, come una decisione positiva. In una fase dell’anno scolastico già densa di verifiche, recuperi e programmi da concludere, avere un quadro più chiaro consentì agli studenti di pianificare meglio il lavoro. Le scuole poterono organizzare simulazioni mirate, i docenti orientarono il ripasso verso i nuclei essenziali e le classi cominciarono a ragionare in modo più concreto sull’esame.Questo elemento di trasparenza ebbe un valore importante. Per una volta non si rimandava tutto all’ultimo momento, lasciando che l’attesa si trasformasse in stress inutile. In un sistema scolastico spesso criticato per la sua macchinosità, la comunicazione anticipata apparve come un piccolo segno di efficienza.
Eppure l’anticipo, da solo, non bastava a rendere serena la preparazione. Il tempo restava comunque limitato, soprattutto perché molti percorsi dovevano confrontarsi con una struttura della prova non del tutto familiare. La novità delle discipline abbinate costringeva gli insegnanti a una progettazione rapida e gli studenti a una revisione del metodo di studio. In altre parole, il MIUR offrì più chiarezza, ma questa chiarezza mise anche gli studenti di fronte alla difficoltà reale della sfida.
La svolta multidisciplinare: un esame più realistico, ma anche più esigente
La parola “multidisciplinarità” è spesso usata in modo generico. Nel caso della Maturità 2019, però, aveva un significato preciso: la seconda prova non era più sempre centrata su una sola disciplina, ma poteva richiedere l’integrazione di più saperi. Ciò comportava un cambio di mentalità. Non bastava, per esempio, svolgere correttamente un esercizio di matematica o tradurre un testo con rigore grammaticale; bisognava anche mostrare capacità di connessione, di passaggio da un linguaggio all’altro, di utilizzo di strumenti diversi all’interno di uno stesso compito.Da un punto di vista pedagogico, questa scelta può essere giudicata positivamente. La realtà non presenta i problemi già divisi in capitoli, come accade nei libri di testo. Chi studia all’università, chi lavora in un’azienda, chi progetta un edificio, chi opera nel turismo o nell’informatica si trova costantemente davanti a situazioni complesse, che implicano competenze incrociate. In questo senso, la prova multidisciplinare cercava di avvicinare l’esame alla vita reale.
Tuttavia il principio, da solo, non elimina le difficoltà concrete. Per molti maturandi il rischio di confusione era elevato. Collegare due discipline richiede non solo preparazione, ma anche ordine mentale. Inoltre, è più difficile prevedere le possibili tracce quando le combinazioni aumentano. Per questa ragione le simulazioni ministeriali del 2019 ebbero un ruolo fondamentale: non tanto perché potessero anticipare il contenuto della prova vera, quanto perché aiutavano a capire il formato, il linguaggio delle consegne, la distribuzione del tempo e il tipo di ragionamento richiesto.
Le scelte per i licei: la conferma dell’identità dei diversi percorsi
Le decisioni del MIUR per i licei mostrarono con chiarezza la volontà di conservare l’identità storica dei diversi indirizzi, pur dentro il quadro rinnovato dell’esame.Al liceo classico la seconda prova fu centrata su latino e greco. Era una scelta molto significativa, perché ribadiva il ruolo delle lingue antiche come cuore della formazione classica. Il classico, spesso discusso nel dibattito pubblico italiano, continua a rappresentare una scuola in cui la traduzione non è un puro esercizio tecnico, ma un confronto con una civiltà e con una visione dell’uomo. Tradurre un testo greco o latino significa compiere un lavoro di comprensione, interpretazione e resa espressiva. I commissari esterni furono italiano, lingua straniera e matematica: una composizione che cercava un equilibrio tra asse umanistico e discipline comuni del curriculum.
Al liceo scientifico la seconda prova riguardò matematica e fisica. Qui la novità fu percepita con particolare intensità, perché metteva insieme il formalismo matematico e l’interpretazione dei fenomeni naturali. Lo scientifico, del resto, nasce proprio da questa doppia vocazione: rigore logico e apertura culturale. I commissari esterni furono italiano, lingua straniera e scienze naturali, a conferma di un profilo ampio e non riducibile al solo ambito numerico.
Nel liceo delle scienze umane la seconda prova interessò le scienze umane con riferimenti a diritto ed economia. Questa scelta mostrava bene la natura dell’indirizzo: non una generica formazione umanistica, ma uno studio della persona, della società, dell’educazione e delle istituzioni. In un Paese come l’Italia, segnato da forti trasformazioni sociali, parlare di famiglia, scuola, welfare, cittadinanza e processi culturali significa confrontarsi con temi molto concreti. I commissari esterni furono italiano, lingua straniera e matematica, segno che anche un liceo orientato all’analisi dei fenomeni umani richiede metodo, precisione e capacità logica.
Nel liceo linguistico la seconda prova coinvolse lingua straniera 1 e lingua straniera 3. Era una scelta coerente con un percorso che fa del plurilinguismo il suo tratto distintivo. In questo caso non si valutava soltanto la capacità di “parlare” una lingua, ma di comprenderne testi, strutture, registri e implicazioni culturali. I commissari esterni furono italiano, lingua straniera 2 e fisica. Anche qui emergeva una visione non superficiale del liceo linguistico: non semplice pratica comunicativa, ma formazione complessa.
Per il liceo musicale la seconda prova fu su teoria, analisi e composizione. Si trattava di una decisione importante, perché ricordava che lo studio musicale non coincide con l’esecuzione. Dietro l’interpretazione di un brano c’è una struttura, una grammatica, una riflessione formale. I commissari esterni furono italiano, lingua straniera e fisica. Il liceo coreutico, invece, ebbe una seconda prova sulle tecniche della danza, con commissari esterni ancora una volta italiano, lingua straniera e fisica. In entrambi i casi l’esame riconosceva la specificità di percorsi artistici spesso considerati, a torto, meno “scolastici”: in realtà richiedono disciplina, metodo e alta specializzazione.
Il liceo artistico ebbe una seconda prova differenziata a seconda dell’indirizzo, scelta praticamente obbligata vista la varietà interna di questo percorso: arti figurative, architettura e ambiente, design, audiovisivo e multimediale, scenografia, grafica. I commissari esterni furono italiano, lingua straniera e storia dell’arte. È forse il liceo in cui appare con maggiore evidenza il rapporto tra creatività e sapere teorico: l’idea artistica non basta se non è sostenuta da conoscenze tecniche e culturali.
Gli istituti tecnici: la scuola come ponte tra sapere e applicazione
Se i licei conservarono soprattutto la centralità delle discipline identitarie, negli istituti tecnici emerse con chiarezza la logica delle competenze applicative.Nell’indirizzo Amministrazione, finanza e marketing la seconda prova fu di economia aziendale, con commissari esterni di italiano, inglese e diritto. È una scelta pienamente coerente con un indirizzo che prepara a leggere l’impresa come sistema: bilanci, organizzazione, costi, strategie, aspetti normativi. In un’economia come quella italiana, fatta di piccole e medie imprese, questa preparazione ha un’evidente ricaduta concreta.
In Relazioni internazionali per il marketing la seconda prova unì economia aziendale e inglese. La combinazione era molto eloquente: nel commercio globale non bastano competenze contabili o gestionali, serve anche la padronanza linguistica per muoversi in contesti internazionali. I commissari esterni furono italiano, seconda lingua e diritto.
In Costruzioni, ambiente e territorio la seconda prova riguardò progettazione, costruzioni, impianti e geopedologia, economia ed estimo. È un indirizzo in cui il territorio non è solo spazio fisico, ma patrimonio da leggere, organizzare e valorizzare. Pensare alla figura del geometra, così radicata nella realtà italiana, significa capire quanto questa scuola sia legata alla pianificazione concreta del paesaggio urbano e rurale. Tra i commissari esterni comparvero inglese e topografia, oltre alle altre discipline previste.
Nel settore Meccanica, meccatronica ed energia, la seconda prova coinvolse disegno, progettazione e organizzazione industriale, meccanica, macchine ed energia. Qui appare con forza l’idea della scuola tecnica come cerniera tra formazione e industria. In un Paese con distretti produttivi storici, dalla Lombardia all’Emilia-Romagna fino al Veneto, queste competenze sono essenziali. I commissari esterni furono italiano, inglese e sistemi.
In Informatica e telecomunicazioni la seconda prova riguardò informatica e sistemi e reti, mentre i commissari esterni furono italiano, inglese e tecnologie e progettazione di sistemi informatici e telecomunicazioni. In una società dominata dal digitale, dalle infrastrutture di rete e dai problemi di sicurezza informatica, il valore di questo indirizzo è evidente. Qui il problem solving non è un’espressione alla moda, ma una pratica quotidiana.
In Grafica e comunicazione la seconda prova fu su progettazione multimediale e laboratori tecnici, con commissari esterni di italiano, inglese e processi di produzione. Si tratta di un indirizzo che unisce estetica, tecnica e comunicazione, in un contesto in cui l’immagine ha un ruolo decisivo, dalla pubblicità al web design.
Nell’Agrario la seconda prova toccò produzioni vegetali e trasformazione dei prodotti, mentre i commissari esterni furono italiano, inglese, economia, estimo, marketing e legislazione. In Italia, dove la filiera agroalimentare è una componente fondamentale dell’identità economica e culturale, questo indirizzo assume un valore particolare. Pensiamo soltanto al rapporto tra qualità, territorio, sostenibilità e valorizzazione del made in Italy.
Nel Turistico la seconda prova su discipline turistiche e aziendali e lingua inglese rifletteva perfettamente il carattere del corso. In un Paese che possiede città d’arte, paesaggi, siti archeologici e tradizioni riconosciute in tutto il mondo, il turismo non è un settore marginale, ma strategico. L’accoglienza e la promozione del patrimonio richiedono insieme competenza economica e capacità comunicativa.
Anche negli indirizzi Trasporti e logistica, Sistema moda, Elettronica ed elettrotecnica e negli altri percorsi tecnici, le scelte del 2019 confermavano una linea chiara: l’esame doveva verificare capacità operative, progettuali e professionali, senza rinunciare alla cultura generale garantita dalle discipline comuni.
I commissari esterni: tra timore e garanzia di serietà
Se la seconda prova rappresenta il cuore tecnico o culturale dell’indirizzo, i commissari esterni incarnano invece l’idea dell’esame di Stato come verifica nazionale e non soltanto interna alla singola scuola. La loro presenza viene spesso vissuta con apprensione dagli studenti. Essere valutati da docenti sconosciuti significa uscire dalla zona di comfort costruita negli anni con i propri insegnanti. Non si conoscono abitudini, criteri, sensibilità, stile delle domande.Eppure proprio in questo elemento si trova una delle ragioni principali della loro utilità. I commissari esterni rafforzano la credibilità dell’esame, limitano il rischio di una valutazione troppo influenzata dalle dinamiche interne della classe e introducono un principio di uniformità nazionale. In un sistema scolastico diversificato e talvolta diseguale, questo aspetto ha un peso non trascurabile.
Dal punto di vista delle scuole, la loro presenza impone un supplemento di responsabilità. Non basta “preparare i ragazzi” secondo il proprio metodo; occorre confrontarsi con standard più ampi, con interpretazioni didattiche diverse, con l’esigenza di rendere il lavoro svolto comprensibile e valutabile anche da chi viene da un altro contesto. È, in fondo, una forma di controllo reciproco tra istituzioni scolastiche.
Il bilancio, quindi, è duplice. I commissari esterni sono una fonte di pressione, ma anche una garanzia di serietà. Ed è difficile immaginare un esame nazionale credibile senza una componente di valutazione non interamente interna.
Simulazioni, docenti e strategie di studio
Di fronte alle novità del 2019, le simulazioni ministeriali ebbero una funzione decisiva. Servirono a trasformare l’ignoto in qualcosa di affrontabile. Non eliminavano la difficoltà, ma la rendevano più concreta. Gli studenti potevano misurarsi con i tempi, capire le richieste, verificare i propri punti deboli.Fondamentale fu anche il ruolo dei docenti. In quei mesi finali l’insegnante non è soltanto colui che “spiega il programma”, ma diventa una guida metodologica: aiuta a selezionare i nuclei fondamentali, a usare il lessico specifico, a gestire il tempo della prova, a evitare dispersioni. In molti casi, soprattutto nelle prove multidisciplinari, fu necessario costruire un lavoro collegiale tra docenti diversi.
Gli studenti, dal canto loro, dovettero adottare strategie più mature: ripasso per moduli e concetti essenziali, non semplice rilettura lineare dei capitoli; esercitazioni pratiche su problemi, traduzioni, casi aziendali, progettazioni; collegamenti tra discipline; attenzione alla chiarezza espositiva. La Maturità 2019 premiava meno l’accumulo disordinato e più la capacità di organizzare il sapere.
Conclusione
La Maturità 2019 ha rappresentato un momento di passaggio significativo nella scuola italiana. La pubblicazione anticipata delle materie della seconda prova e dei commissari esterni aumentò la trasparenza e aiutò l’organizzazione; allo stesso tempo, la nuova impostazione, in particolare quella multidisciplinare, rese evidente che l’esame stava cambiando fisionomia. Non si trattava più soltanto di verificare quanto uno studente ricordasse, ma come sapesse collegare, applicare e comunicare ciò che aveva appreso.Le scelte del MIUR per licei, tecnici e professionali mostrarono inoltre la ricchezza e la complessità del sistema scolastico italiano. Ogni indirizzo vide riconosciuta la propria identità: la tradizione umanistica del classico, il rigore dello scientifico, il profilo sociale delle scienze umane, il plurilinguismo del linguistico, la dimensione artistica dei licei musicali, coreutici e artistici, l’orientamento applicativo e professionale dei tecnici.
In definitiva, la Maturità 2019 ha fatto emergere una verità spesso dimenticata: l’esame di Stato non è solo un rito finale, ma uno specchio dell’idea di scuola che un Paese sceglie di avere. E in quell’anno la scuola italiana ha mostrato di voler compiere, pur tra difficoltà e tensioni, un passo verso una valutazione meno nozionistica e più attenta alle competenze reali, senza perdere il legame con le specificità dei diversi percorsi di studio.

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