Maturità 2024: 5 frasi da evitare con i candidati per sostenerli al meglio
Tipologia dell'esercizio: Saggio
Aggiunto: oggi alle 7:17
Riepilogo:
Scopri le 5 frasi da evitare con i candidati alla maturità 2024 per sostenerli al meglio e ridurre ansia durante l’esame delle scuole superiori 📚
Maturità 2024: Le 5 Cose Da Non Dire Ai Candidati – Sostenerli Davvero, Con Consapevolezza
La maturità è per la scuola italiana quello che il passaggio alla maggiore età rappresenta per la vita: un confine, una prova, una soglia da varcare con emozione, coraggio e spesso tanta paura. Le settimane precedenti l’esame di Stato sono cariche di aspettative e tensioni, sia per chi vi si affaccia sia per chi, famiglia e docenti, accompagna gli studenti in questo viaggio. Proprio in questi momenti nasce la necessità di offrire parole vere, consigli saggi e, soprattutto, evitare quegli errori comunicativi che rischiano di aumentare insicurezze già profonde. L’obiettivo di questo saggio è riflettere su cosa è meglio non dire a chi sta affrontando la maturità, puntando non solo a ridurre stress e ansia, ma anche a promuovere una scelta serena e autentica per il futuro.
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1. Il panorama dell’esame di maturità 2024
L’esame di maturità, come ogni studente italiano ben sa, rappresenta il punto d’approdo di cinque anni di scuola superiore. Si compone di due prove scritte (il tema d’italiano e la seconda prova su una delle materie d’indirizzo), seguite da un colloquio orale in cui lo studente è chiamato a dimostrare non solo conoscenze disciplinari, ma anche capacità argomentative e spirito critico. Negli ultimi anni le modalità sono cambiate più volte; anche per il 2024 non sono mancate alcune novità, come l’ampio utilizzo delle griglie di valutazione e l’attenzione all’educazione civica. Tuttavia, resta invariata la pressione che studenti e studentesse sentono addosso: la maturità è, nell’immaginario collettivo, la “prova delle prove”, un rito di passaggio la cui importanza si specchia tanto nei discorsi familiari quanto nei racconti letterari. Basti pensare, tra gli altri, al “Diario di scuola” di Daniel Pennac, che descrive con vivacità ed empatia i timori e le ansie che accompagnano ogni studente nella fase cruciale degli esami, o all’esperienza della maturità raccontata nei romanzi di Elena Ferrante, dove la scuola è luogo di crescita, ma anche di confronto con i propri limiti, sogni e insicurezze. In questo clima sospeso tra aspettative e timori, le parole di chi ci sta vicino possono davvero fare la differenza.---
2. Stereotipi e frasi comuni: come (non) aiutano
L’immaginario attorno alla maturità si nutre di stereotipi che, spesso inconsapevolmente, vengono riproposti da adulti ormai distanti dalle aule scolastiche. “Ai miei tempi l’esame era più difficile”, “Tanto dopo la scuola la vita sarà tutta in discesa”, “Se non prendi almeno 90 non vali abbastanza”: frasi che, dietro l’apparente innocenza, rischiano di produrre danni profondi, abbassando l’autostima dei ragazzi o caricandoli di responsabilità troppo pesanti. Gli stereotipi legati alle scelte post-diploma, alle facoltà considerate “serie” o “inutili”, alle vie professionali “sicure” e alle “strade sbagliate”, finiscono col limitare la libertà di pensiero e la capacità decisionale dei maturandi. Invece di aiutare, questi commenti aumentano la confusione, generano ansia e possono addirittura ostacolare la costruzione di un’identità forte e autonoma. Eppure, sembrano ripetersi di generazione in generazione, come se fossero parte di un copione che nessuno ha mai avuto il coraggio di riscrivere.---
3. Le 5 cose da non dire ai maturandi (e come fare meglio)
3.1. “Se scegli quell’università, avrai il lavoro assicurato”
Quante volte ci si sente ripetere che basta iscriversi a un certo corso di laurea – magari Medicina, Ingegneria, Economia – per avere un futuro garantito? Sarebbe bello fosse così semplice. Ma la realtà, come ben sa chiunque abbia letto le cronache sulle difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, è più complessa e incerta. Le statistiche del Ministero dell’Istruzione e del Lavoro italiano, non a caso, sottolineano come né la scelta di una facoltà “forte” né il voto di diploma siano da soli una garanzia occupazionale. Dire ai maturandi che basta una scelta per “sistemarsi” rischia quindi di creare false aspettative o, peggio, di indurre a percorrere strade non sentite soltanto per compiacere la logica del posto fisso. È molto più utile invitare i ragazzi a riflettere su ciò che li appassiona davvero, sulle proprie aspirazioni, attitudini e valori, magari attraverso il confronto con chi già frequenta le università o con professionisti dei settori di interesse. Un futuro sereno si costruisce sulla consapevolezza di sé, non sull’illusione di un automatismo che il mercato del lavoro moderno smentisce ogni giorno.3.2. “Stai pensando di fare quella facoltà? Ti aspetta la disoccupazione”
Dall’altra parte della medaglia, ecco il pregiudizio opposto. Lettere, Filosofia, Discipline artistiche: agli occhi di molti adulti vengono considerate “scelte di serie B”, sentieri che portano dritti verso la precarietà. Eppure la storia recente ci insegna che il mondo cambia velocemente, e con esso cambiano le professioni richieste. La poetessa Alda Merini non avrebbe mai scritto le sue opere immortali se avesse dato ascolto a chi le diceva che “con la poesia non si mangia”; allo stesso modo, moltissimi nostri connazionali – ricercatori, musicisti, filosofi – hanno costruito carriere solide in campi ritenuti da molti “poco utili”. Oggi, complice la trasformazione digitale e la necessità di nuove competenze trasversali, si assiste a una rivalutazione persino delle lauree umanistiche. Meglio allora sostenere la curiosità dei giovani, incoraggiandoli a imparare sempre, adattarsi, reinventarsi: la capacità di apprendere lungo tutto l’arco della vita (“lifelong learning”) è, secondo studiosi come Umberto Galimberti, il vero asso nella manica per non temere le crisi del domani.3.3. “Se scegli questo corso di studi, dovrai contare sull’aiuto di qualcun altro per mantenerti”
Nell’Italia di oggi l’indipendenza economica è un traguardo sempre più difficile da raggiungere in giovane età: affitti alti, borse di studio insufficienti, precarietà lavorativa. Tuttavia, dire a uno studente che “non ce la farà da solo” rischia di essere non solo demotivante, ma anche ingiusto. Meglio, invece, aiutare i giovani ad esplorare soluzioni concrete: esistono borse di studio messe a disposizione dalle Regioni, attività di lavoro part-time pensate proprio per studenti universitari, servizi di orientamento, case dello studente e incentivi come la “No Tax Area”. L’importante è mantenere un atteggiamento di fiducia nella capacità dei ragazzi di trovare le proprie strade verso l’autonomia, sostenendoli con informazioni pratiche e consigli equilibrati. Famiglie e comunità possono dare un aiuto senza soffocare, lasciando spazio ai tentativi, agli errori e alle sperimentazioni che caratterizzano ogni cammino di crescita.3.4. “Quella facoltà è troppo difficile per te, scegli qualcosa di più facile”
Ci sono frasi che lasciano segni silenziosi, piccoli graffi sull’autostima di chi le ascolta. Dire a qualcuno che una strada è “troppo difficile” significa spesso dubitare delle sue potenzialità, polarizzare il discorso sulle presunte capacità invece che sulla volontà e la motivazione. Eppure, la letteratura italiana è piena di esempi di talenti incompresi, ad esempio nel celebre romanzo "Io non ho paura" di Niccolò Ammaniti il giovane protagonista dimostra come si possa superare ogni ostacolo affidandosi alla propria determinazione. Ogni persona ha il suo ritmo, le sue strategie di apprendimento, le sue passioni: meglio allora suggerire di scoprire e valorizzare i punti di forza, magari attraverso un percorso di orientamento, tecniche di studio adatte e un ambiente favorevole. Sostenere la motivazione, piuttosto che scoraggiare, può fare la differenza tra il successo e la rinuncia.3.5. “L’università non serve, noi alla tua età lavoravamo già”
La tendenza a confrontare generazioni diverse è forse la più insidiosa fra tutte. Spiegare che “ai nostri tempi la vita era diversa” di per sé è vero: dopo la guerra o negli anni del boom economico, la scuola aveva finalità e dinamiche differenti e il mondo del lavoro assorbiva i giovani con facilità in contesti ora radicalmente mutati. Ma riproporre questi paragoni oggi rischia di delegittimare le scelte dei giovani, già alle prese con percorsi lunghi e complessi. Come scrisse Pier Paolo Pasolini nei suoi “Scritti corsari”, la società che cambia chiede nuove risposte, nuovi strumenti, nuovi sogni. Piuttosto che giudicare, bisognerebbe ascoltare: capire quali sono i desideri dei ragazzi, quali prospettive immaginano e in che modo intendano realizzarsi. Crescita personale e autonomia non sono mete raggiungibili seguendo strade già tracciate, ma nascono dall’incontro tra sogni e realtà.---
4. Il peso delle parole: impatto psicologico e relazionale
Numerosi studi condotti in Italia, come le ricerche dell’Università di Padova sulla relazione tra linguaggio e performance scolastica, confermano quanto anche una singola frase possa aumentare o ridurre lo stress nei periodi di prova. Le parole negative rafforzano il senso di inadeguatezza e fanno salire i livelli di ansia; al contrario, un ambiente di sostegno migliora la percezione di autoefficacia, cioè la convinzione di poter superare le difficoltà. Famiglia, insegnanti e amici sono quindi chiamati ad una responsabilità non banale: costruire un clima sereno significa diventare “rete di sicurezza”, non solo consiglieri. L’ascolto, la comprensione, la capacità di non giudicare in modo rigido: queste sono le vere chiavi per accompagnare i ragazzi nel momento più delicato del loro percorso scolastico e personale.---
5. Proposte per una comunicazione costruttiva
Se dar voce alle paure non è d’aiuto, serve allora affinare nuove modalità di dialogo. Prima di tutto: ascoltare, lasciando che gli studenti si esprimano senza timore di essere giudicati, magari con domande aperte (“In cosa senti di riuscire meglio?”, “Quali materie ti emozionano di più?”). Genitori e insegnanti potranno così scoprire inclinazioni e difficoltà autentiche, offrendo supporto mirato invece di consigli standardizzati. L’empatia – la capacità di mettersi nei panni dell’altro – è la base per ogni relazione educativa efficace. Attraverso il racconto di esperienze personali (senza però imporre modelli datati), la condivisione delle proprie fragilità e la proposta di soluzioni alternative, si crea un dialogo costruttivo. Ricordarsi che il successo, come diceva don Lorenzo Milani nella sua “Lettera a una professoressa”, non è un punto d’arrivo ma lo sforzo di ciascuno nel realizzare ciò che sente vero e importante.---
Conclusione
L’esame di maturità resta uno degli spartiacque fondamentali della giovinezza italiana. Tuttavia, è bene ricordare che il modo con cui ci rivolgiamo ai nostri studenti, le parole e i consigli che diamo, possono renderlo un’esperienza di crescita oppure un ostacolo difficile da superare. Occorre evitare stereotipi e giudizi affrettati, scegliendo di ascoltare e sostenere senza invadere. Solo così sarà possibile aiutare i giovani a costruire il proprio cammino con consapevolezza, serenità e rispetto. La maturità, oggi più di ieri, non è soltanto una prova da superare, ma soprattutto l’occasione per imparare a scegliere la strada migliore per sé.---
Appendice: Mini-guida per genitori e insegnanti
Frasi da usare: - “Ti sei mai chiesto/a cosa ti entusiasma davvero?” - “Vuoi parlare con qualcuno che ha già fatto questa esperienza?” - “Sei libero/a di cambiare idea se capisci che una scelta non fa per te.” - “Qualunque sia la tua strada, sarò felice di accompagnarti.”Frasi da evitare: - “Se scegli quella facoltà non troverai mai lavoro.” - “Non ce la farai mai, è troppo difficile per te.” - “Ormai è tutto deciso, le possibilità sono poche.” - “Alla tua età dovevi già lavorare.”
Risorse utili: - Portali regionali per le borse di studio (es. Regione Lombardia – Dote Scuola) - Servizi di orientamento universitario (COSP, università statali) - Spazi giovani dei Comuni e supporti psicologici scolastici
Sviluppare un confronto aperto e costruttivo sulla maturità significa prendersi cura del futuro, non solo dei nostri ragazzi, ma della società di domani.
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