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Sallustio: analisi del pensiero e dell'impegno politico nella Repubblica romana

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Tipologia dell'esercizio: Saggio

Sallustio: analisi del pensiero e dell'impegno politico nella Repubblica romana

Riepilogo:

Sallustio fu storico e moralista della tarda Repubblica romana: analizzò le cause della crisi, invocando rigore etico e rinnovamento civile.

Sallustio: il Pensiero

Introduzione

Gaio Sallustio Crispo, noto semplicemente come Sallustio, rappresenta una delle figure più interessanti e controverse della tarda Repubblica romana. Uomo politico, storico e intellettuale acuto, visse in un’epoca di profonde trasformazioni e di crisi delle tradizionali istituzioni repubblicane. La sua attività letteraria, seppur relativamente breve, ebbe un influsso duraturo sia sulla storiografia latina sia sul modo di concepire il ruolo dello storico come coscienza critica della società.

Nel panorama culturale romano, Sallustio si distingue per il suo sguardo amaro e lucido sulla decadenza morale e politica dello Stato, per l’intransigenza nei giudizi e per lo stile originalissimo, caratterizzato da austerità e concisione. La sua produzione è indissolubilmente intrecciata al contesto turbolento della fine della Repubblica, al quale reagisce con un pensiero che fonde impegno politico, rigore morale e innovazione stilistica. L’obiettivo di questo saggio è analizzare le principali componenti del pensiero di Sallustio, illustrando come esse siano il frutto della sua esperienza personale e del tempo in cui visse, e come abbiano lasciato un segno indelebile sulla cultura latina. Verranno esaminate, in particolare, la sua biografia e il contesto storico, le opere, la concezione della storia e della politica, lo stile letterario, ed infine alcune riflessioni critiche sulla sua eredità intellettuale.

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I. Vita e contesto storico di Sallustio

Sallustio nasce ad Amiternum, nel Sannio, nell’86 a.C., pochi anni prima dell’esplosione delle guerre civili tra Mario e Silla che sconvolgeranno Roma. Appartiene all’ordine equestre, posizione che gli permette di accedere alla vita politica ma anche di osservarne le profonde tensioni sociali. Dopo aver rivestito la questura, viene espulso dal senato per motivi di “infamia” — probabilmente per ragioni politiche più che morali — e solo grazie all’appoggio di Giulio Cesare riuscirà a ritagliarsi una nuova carriera.

Nel pieno delle lotte tra populares e optimates, Sallustio si schiera con i primi, sostenendo la fazione di Cesare contro il senato oligarchico. La sua esperienza diretta delle guerre civili, della corruzione e del declino della res publica segnerà profondamente il suo sguardo sulla storia. Dopo la morte di Cesare, e decaduto ogni ruolo politico attivo, Sallustio si dedica completamente alla storiografia, nel tentativo di offrire una riflessione lucida e disillusa sulle cause della crisi romana.

L’epoca in cui egli scrive è quella della dissoluzione delle istituzioni tradizionali: il conflitto tra Mario e Silla, la congiura di Catilina, l’ambiguità delle fortune di Cesare e Pompeo. L’ascesa di nuovi gruppi sociali, la corruzione dei costumi e il progressivo abbandono dei valori antichi sono temi che ricorrono in ogni pagina delle sue opere. Comprendere il contesto in cui Sallustio visse è dunque fondamentale per cogliere la portata delle sue scelte tematiche e l’amarezza delle sue considerazioni.

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II. Le opere principali

Sallustio ci ha lasciato essenzialmente tre opere che possiamo considerare le basi del suo pensiero:

1. Bellum Catilinae (*La guerra di Catilina*): narra la congiura di Lucio Sergio Catilina (63 a.C.), una delle pagine più drammatiche della crisi repubblicana. Più che una semplice cronaca, diventa, grazie all’analisi delle motivazioni profonde (“quid homines egerit ad facinora”), lo specchio delle tensioni sociali e morali di Roma. 2. Bellum Jugurthinum (*La guerra giugurtina*): racconta il conflitto tra Roma e il re numida Giugurta (112-105 a.C.), sottolineando la corruzione senatoria, il ruolo distorto del denaro pubblico e il disfacimento dei valori tradizionali. Il tema centrale è l’impossibilità di una politica onesta in una società dominata dalla cupidigia.

3. Historiae: opera più ampia e frammentaria, proseguiva la narrazione dalla morte di Silla fino alla vittoria di Pompeo sui pirati. Seppur perdute le parti più decise, i frammenti illustrano lo schema interpretativo sallustiano del declino della Repubblica.

Queste opere, oltre a offrire un resoconto degli avvenimenti, hanno una chiara funzione educativa e politica: la riflessione storica, secondo Sallustio, deve diventare uno strumento per leggere criticamente il presente e orientare le future classi dirigenti verso una rinascita morale. Lo storico, quindi, non è solo un narratore, bensì un educatore del cittadino (“magistra vitae”, dirà Cicerone).

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III. Il pensiero storico-politico di Sallustio

1. Storia come partecipazione politica

Allontanato dalla res publica attiva, Sallustio si dedica alla storiografia proprio come forma alternativa di impegno civile. Egli intende la storia come azione: non una scienza neutra ma uno spazio per incidere sulle coscienze, richiamando i cittadini all’etica e ai doveri pubblici. Come scrive nel *Bellum Catilinae*, “ego mihi propter inediam et otium vitanda duxi quidquid ignaviae aut voluptatibus corporis ageretur” (“ritenni di dover fuggire l’ozio e la pigrizia con qualsiasi altra attività”). La narrazione storica, quindi, permette a Sallustio di continuare a influenzare il destino di Roma, pur essendone escluso dai giochi diretti del potere.

2. Richiamo alla storiografia pragmatica di Tucidide

Il modello ideale a cui Sallustio si ispira è quello di Tucidide. Come lo storico ateniese, Sallustio ricerca le cause profonde degli avvenimenti, evitando spiegazioni superficiali e retoriche. Non si limita a compilare cronache, ma analizza le passioni, gli interessi e le motivazioni degli individui (“studia hominum”, ovvero “le inclinazioni degli uomini”). Tuttavia, la pretesa imparzialità è mitigata dalla sua posizione: la denuncia della fazione senatoria e la difesa di Cesare tradiscono una certa partigianeria politica.

3. Ricerca del modello etico-politico

Attraverso la narrazione storica, Sallustio propone un’etica politica ispirata ai valori della *virtus* e della disciplina antica. La spiegazione del declino romano non è solo politica, ma soprattutto morale: la crescita della cupidigia, della luxuria e dell’egoismo segna la fine del *mos maiorum* (costume degli antenati), pilastro della Repubblica. Di fronte a tale degrado, lo storico suggerisce la necessità di recuperare una tensione ideale verso la giustizia, la misura, l’onestà.

4. Soluzione politica proposta

Anche se amaro e disilluso, Sallustio non si limita alla lamentazione; invita alla ricostruzione di una concordia tra le forze moderate dello Stato. Si avvicina così, pur senza piena adesione, all’ideale della *concordia ordinum* di Cicerone, ossia collaborazione tra nobiltà e ceti emergenti. Ma la sua prospettiva è addirittura più aperta: auspica un’integrazione delle nuove realtà economiche e sociali — piccola proprietà, commercio — nel governo della res publica. La storia, secondo lui, indica che solo l’equilibrio tra le varie componenti garantisce la sopravvivenza dello Stato.

5. Valori e moralismo

Il moralismo di Sallustio si riflette tanto nella denuncia delle colpe individuali — Catilina come simbolo dell’ambizione cieca — quanto in quella delle deviazioni istituzionali: corruzione senatoria, demagogia popolare, perdita dell’integrità. “Ambitio, avaritia, luxuria, postquam opes et potentia in civitate crevere, haec mala cumulata sunt” (B.C. XIII). Il rimpianto per la grandezza perduta è, in ultima analisi, nostalgia per un’età di virtù civili e senso del dovere che l’autore vorrebbe restituire a un’Italia ferita dalle lotte intestine.

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IV. Lo stile di Sallustio

1. Caratteristiche generali

Non vi è dissociazione tra pensiero e forma in Sallustio: il rigore morale si riflette nello stile sobrio e quasi severo, così differente dal periodare armonioso dei suoi contemporanei. La sua prosa è essenziale, tesa, priva di ornamenti superflui, progettata per colpire il lettore e spingerlo alla riflessione.

2. La *brevitas*

La *brevitas* di Sallustio si manifesta nell’ellissi frequente del verbo, nell’eliminazione di aggettivi inutili, nell’adozione della paratassi (giustapposizione di frasi coordinate), che rende il periodo denso e incalzante. Ad esempio, nel *Bellum Catilinae*, si legge: “urbis imperium facundia clara, parsimoniā modestiaque maiorum nostrorum” — ogni parola è quella essenziale. Questa sintesi favorisce la tensione morale e fa sì che anche la narrazione acquisti vigore e incisività.

3. La *variatio*

La *variatio* è la costante variazione nella struttura sintattica e lessicale. Periodi brevi, spesso spezzati, alternati a proposizioni lapidarie, talvolta con bruschi cambi di ritmo o costruzione, evitano la monotonia e sottolineano i momenti chiave dell’analisi. La prosa di Sallustio appare così volutamente scomposta, quasi franta, in polemica con la simmetria ciceroniana.

4. Prosa asimmetrica: *inconcinnitas*

Sallustio rifiuta la *concinnitas* — la simmetria armoniosa di Cicerone — per abbracciare la cosiddetta *inconcinnitas*, ovvero una prosa asimmetrica e a tratti dissonante. Questo stile, oltre a segnalare la rottura con i modelli oratori tradizionali, si sposa perfettamente all’urgenza morale della sua opera: lo stile diventa specchio della crisi dei tempi, e la frammentarietà della forma riflette la complessità e le lacerazioni della storia contemporanea.

5. Lessico e tecniche arcaizzanti

Non meno importante è la scelta di vocaboli arcaici (ad esempio, *optumus* per *optimus*, desinenze verbali come *fuere* invece di *fuerunt*), il ricorso al gerundivo in -undus, la preferenza per superlativi in -umus. Questa arcaizzazione deliberata conferisce solennità, gravità e un tono “antico” al testo, evocando un’epoca perduta di austerità e grandezza. Le allitterazioni e le rare figure retoriche sottolineano solo alcuni passaggi di particolare rilievo, senza mai appesantire la narrazione.

6. Eredità stilistica

Il peso dello stile sallustiano sulla letteratura latina fu enorme. Tacito, il massimo storico dell’età imperiale, ne riprenderà la concisione, il pessimismo e il gusto per l’incisività. Anche altri autori come Livio, pur con altre inclinazioni, si confronteranno con la lezione di Sallustio, che resterà modello di storiografia impegnata e stilisticamente innovatrice.

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V. Approfondimenti

Numerosi sono gli spunti di riflessione che Sallustio offre ancora oggi.

Anzitutto il legame profondissimo tra impegno morale e stile letterario. In Sallustio non c’è semplice abbellimento: ogni scelta di forma è funzionale al messaggio. In ciò si distingue dalla retorica ciceroniana, spesso finalizzata alla persuasione, e si avvicina semmai alla secchezza analitica di Tucidide, che pone al centro la responsabilità umana e la ricerca delle cause.

Il confronto con altri storici latini (Livio, Tacito) e greci segnala sia le affinità (soprattutto con Tucidide per il metodo critico e la densità delle analisi) sia le differenze (ad esempio, maggiore partecipazione emotiva e giudizio morale diretto rispetto all’apparente distacco del greco).

Sul piano politico, il modello di Sallustio — un governo dei moderati fondato sulla collaborazione tra gruppi sociali diversi e sul recupero di valori etico-politici — mostra le potenzialità ma anche i limiti della sua visione. La sua utopia di una nuova *concordia* si scontra con la brutalità del declino e della lotta per il potere.

Oggi, gli storici e gli intellettuali italiani vedono in Sallustio specchio di ogni epoca in crisi: il suo pessimismo vitale e la ricerca di un rinnovamento etico non restano confinati all’antichità, ma diventano strumenti di riflessione sul senso stesso di fare storia.

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Conclusione

Sallustio emerge come uno dei massimi testimoni della crisi della Repubblica romana, storico e moralista insieme, lucido analista delle cause profonde della decadenza di Roma. La sua duplice anima — razionalità critica e ansia morale — fa sì che le sue opere siano ancora oggi lette non solo come memorie storiche, ma come autentici manifesti di cittadinanza responsabile.

La sua scrittura, intensa, scarna e vibrante, è specchio di una concezione della storia che non si limita a narrare, ma giudica e ammonisce. L’attualità del suo pensiero risiede nell’idea che solo la partecipazione, la riflessione sulle cause, la riscoperta della virtù possano redimere la società dalla crisi. Invitando a leggere Sallustio non solo come cronista del passato, ma come intellettuale impegnato a dare un senso al destino di Roma, il suo esempio continua a offrire spunti essenziali per chiunque scelga di interrogarsi sulle responsabilità civili dello storico e del cittadino.

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Quali sono le principali idee politiche di Sallustio nella Repubblica romana?

Sallustio denuncia la corruzione politica e morale, auspicando una rinascita della virtù e una collaborazione tra le diverse classi sociali. Il suo pensiero nasce dall'osservazione della crisi delle istituzioni repubblicane.

Quali opere ha scritto Sallustio sulla Repubblica romana?

Sallustio ha scritto Bellum Catilinae, Bellum Jugurthinum e le Historiae. Queste trattano temi come la decadenza morale, la corruzione e le tensioni politiche della tarda repubblica.

Perché lo stile di Sallustio è considerato innovativo nella Repubblica romana?

Lo stile di Sallustio è essenziale, conciso e caratterizzato da lessico arcaico e costruzioni asimmetriche. Questo riflette il suo rigore morale e la scelta di opporsi alla simmetria oratoria tradizionale.

Qual è il ruolo dello storico secondo Sallustio durante la Repubblica romana?

Per Sallustio lo storico deve essere una coscienza critica della società, educando i cittadini e analizzando le cause profonde degli eventi. La storiografia è per lui uno strumento di impegno politico e morale.

Cosa distingue il pensiero di Sallustio sugli eventi politici della Repubblica romana?

Sallustio interpreta la storia come specchio dei costumi e giudica gli avvenimenti partendo dal degrado morale e sociale. Il suo pessimismo e la ricerca di valori antichi lo rendono originale rispetto ad altri storici.

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