Come preparare efficacemente l’orale della maturità 2026
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 14.01.2026 alle 20:58
Tipologia dell'esercizio: Saggio
Aggiunto: 14.01.2026 alle 20:03

Riepilogo:
Guida pratica all’orale maturità 2026: preparazione, PCTO, gestione ansia, tecniche di esposizione e strategie per affrontare domande e commissari.
Come impostare l'orale della maturità 2026
L’esame orale della maturità rappresenta, per la maggior parte degli studenti italiani, il vero spartiacque tra il percorso scolastico e il futuro ancora da costruire. Dopo mesi – o meglio anni – di studio, ansia per le prove scritte, e attese quasi infinite per i risultati, l’orale si impone come l’ultimo ostacolo, ma anche come opportunità irripetibile per “raccontare” se stessi, il proprio metodo e il proprio percorso. A dispetto di tutto, l’orale non è solo una verifica di nozioni, ma il vero momento della maturità: si tratta di dimostrare di essere in grado di collegare, ragionare e parlare, proprio come chiedeva Umberto Eco nella sua “lectio magistralis” agli studenti universitari: il sapere non è recitazione mnemonica, ma dialogo critico.
Per il 2026, alcune novità accompagnano l’esame di Stato. Si discute sempre più dell’impiego delle tecnologie digitali – sia per la tesina che per le presentazioni – e il PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), diventato nel frattempo imprescindibile, è ormai parte strutturale del colloquio. L’introduzione di moduli digitali di presentazione ha portato più libertà e stimola a una maggiore originalità.
Scopo di questo elaborato è fornire una guida chiara e concreta su come impostare la preparazione e la conduzione del proprio esame orale per la maturità 2026: quali strategie adottare, come affrontare le domande impreviste e, soprattutto, gestire l’ansia e trasformarla in energia positiva.
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I. Preparazione generale prima dell’orale
Recuperare e ripassare il materiale degli scritti
La prima regola fondamentale della preparazione è non dimenticare il lavoro fatto per gli scritti: spesso, durante lo studio per la prima e la seconda prova, si sviluppano collegamenti e spunti di approfondimento che valgono oro al momento dell’orale. Non si tratta solo di memorizzare le nozioni, ma di consolidare quelle conoscenze e sapere, ad esempio, citare un passo di Manzoni o legare la crisi dell’Ottocento descritta da Verga al contesto europeo post-unitario.È utile suddividere il ripasso in macro-temi, utilizzando schemi, mappe concettuali, oppure cronologie trasversali tra materie: ad esempio, la rivoluzione industriale non riguarda solo storia, ma si collega a letteratura (Testori, Pasolini), arte (il Futurismo), filosofia (Marx, Nietzsche), scienze e persino economia aziendale. Quest’attitudine alla trasversalità è un punto di forza notevole: mostra autonomia di pensiero e capacità di vedere oltre le singole materie.
Raccogliere informazioni sull’orale (se possibile)
Conoscere in anticipo la struttura della prova permette di impostare al meglio la preparazione. Ogni scuola pubblica indicazioni specifiche, quindi è essenziale informarsi presso i coordinatori di classe o visitare il sito ufficiale dell’Istituto. Alcuni istituti offrono simulazioni strutturate; spesso viene chiarito se il colloquio inizierà con la presentazione del PCTO, se sono previste domande multidisciplinari o se sarà dato spazio all’attualità. Ad esempio, in alcune scuole tecniche, la prova potrebbe prevedere la discussione di una problematica pratica collegata alle esperienze di stage.Bisogna anche informarsi sulla durata: mediamente tra i 30 e i 50 minuti, che possono sembrare infiniti ma che, se suddivisi correttamente, diventano gestibili.
Preparare la relazione sul PCTO
Il PCTO ha sostituito l’alternanza scuola-lavoro, ma la sua importanza non si limita all’obbligo di legge: rappresenta la capacità di collegare ciò che si è appreso sui banchi con la realtà esterna. Il consiglio fondamentale è strutturare la relazione seguendo uno schema chiaro:1. Introduzione – Presentazione del contesto, dell’azienda o dell’ente frequentato. 2. Attività svolte – Narrazione puntuale di quanto fatto, evitando però un semplice elenco: meglio raccontare anche le difficoltà incontrate e superate. 3. Competenze acquisite – Qui vanno sottolineate le soft skills (come la comunicazione, il lavoro in team, la risoluzione dei problemi), oltre alle più specifiche mansioni tecniche. 4. Riflessioni personali – Questa parte è cruciale: aggiungere qualcosa della propria esperienza, sensazioni, cambiamenti nella percezione del lavoro e delle proprie capacità.
Essere sintetici ma chiari: la presentazione orale non dovrebbe superare i 5-7 minuti; se si usano slide, curare l’essenzialità e non sovraccaricare di testo.
Simulazioni del colloquio
Nulla vale come l’esercitarsi ad alta voce: davanti a uno specchio, con un amico o (meglio ancora) con uno dei professori disponibili. Simulare il colloquio, abituandosi alle domande impreviste (“Mi parli di un autore che la ha particolarmente colpita nella letteratura italiana” oppure “Le chiedo di fare un collegamento tra la scienza e la questione etica”), aiuta a controllare la voce, i tempi e a scoprire eventuali lacune da colmare. Questo metodo è stato indicato anche da grandi insegnanti italiani, come il professor Alessandro Barbero, che suggerisce di “allenare il discorso, proprio come nell’antica retorica”.---
II. Durante l’orale: come comportarsi
Gestione dell’ansia e atteggiamento mentale
Ansia e agitazione sono inevitabili: anche i più brillanti studenti del liceo classico Parini di Milano o del Galvani di Bologna lo confermerebbero. Il segreto sta nell’imparare a gestirle: qualche minuto di respirazione profonda (tecnica del respiro quadrato, suggerita in molti laboratori teatrali), ricorda che non si tratta di una battaglia, ma della presentazione del proprio percorso.Un pensiero da tenere presente, condiviso da molti maturandi di passate edizioni, è che i docenti non sono lì per “smontare” lo studente, ma per dargli la possibilità di dimostrare quanto vale davvero.
Il primo impatto: presentazione e approccio
La prima impressione conta, come in qualunque colloquio. Vestirsi in modo ordinato, evitare atteggiamenti troppo informali, salutare i commissari e presentarsi il più chiaramente possibile. Nel presentare la relazione PCTO, iniziare con una frase semplice e ferma: “Vorrei illustrarvi il mio percorso svolto presso…”. Lo sguardo diretto – senza fissare, ma nemmeno sfuggente – veicola sicurezza e rispetto.Ascoltare attentamente le domande
Spesso, presi dall’ansia, si rischia di interrompere o sovrapporre la propria risposta alla domanda. Prendersi sempre qualche secondo per riflettere altro non è che un segno di intelligenza: dimostra ascolto e rispetto. Se la domanda non è chiara, chiedere: “Scusi, può ripetere/precisare?” viene visto positivamente.Rispondere in modo chiaro e coerente
Evitare monosillabi: le risposte devono essere argomentate, legate ai contenuti studiati o a esperienze vere (anche errori o dubbi, se ben raccontati, possono diventare punti di forza). Se si resta “a corto”, è meglio dichiararlo (“Ricordo questo aspetto, ma non sono sicuro che…”), mostrando volontà di ragionare piuttosto che sparare a caso.Comunicazione non verbale
Il linguaggio del corpo parla quanto e più delle parole. Va evitato il tamburellare con le dita, lo sfarfallare delle mani o i tic nervosi. Occorre mantenere il contatto visivo e sorridere con discrezione, magari quando si collega un argomento amato o si racconta un episodio personale collegato al PCTO o a un classico della letteratura.---
III. Affrontare i commissari esterni
Chi sono e che ruolo hanno
I commissari esterni, professori provenienti da altri istituti, hanno il compito di garantire l’imparzialità della valutazione. Non conoscendo lo studente, si basano soprattutto sul comportamento esibito in sede d’esame, più che sulle considerazioni pregresse dei docenti interni. È fondamentale quindi “giocarsi” il colloquio al meglio: non solo come elencazione di dati, ma come vera e propria dialogicità.Strategie per non “farli arrabbiare” o apparire poco preparati
Arroganza, toni polemici o sufficienza sono da evitare. Accettare eventuali osservazioni, anche pungenti, con rispetto: a volte una domanda scomoda serve a stimolare la riflessione o a rompere la tensione. Mostrare curiosità, invece che chiusura, può conquistare il commissario: “Interessante questo collegamento, non avevo mai pensato che…”.Come gestire domande impreviste
Se arriva la domanda che non ti aspetti (“Come può collegare il pensiero leopardiano alla società odierna, anche rispetto ai social network?”), niente panico: il segreto è giocare sui collegamenti, mostrando capacità critica. Un esempio: “Leopardi tratta temi come il pessimismo cosmico, che oggi si possono rivedere nelle narrative digitali contemporanee: la solitudine anche nel sovraffollamento dei social”. È molto apprezzato il tentativo di ragionare, piuttosto che il mutismo.---
IV. I trucchi per gestire al meglio l'esame orale
Organizzazione delle idee
Per ogni domanda, meglio costruirsi una mini-scheda mentale: introduzione, sviluppo, breve riflessione finale. Ad esempio, se viene chiesto “parli dell’Impressionismo”, si può pensare a: 1. Nascita del movimento; 2. Esponenti principali e tecniche; 3. Influenza sulla modernità.Usare esempi concreti
Sia che si parli di filosofia (citando, per esempio, una polemica tra Croce e Gentile), che di fisica (descrivendo un esperimento di Galileo studiato in laboratorio), l’esempio concreto rende credibile e interessante la risposta.Mostrare entusiasmo e partecipazione
L’interesse reale colpisce i commissari: chi parla con passione di Foscolo, del proprio progetto PCTO o di una giornata di volontariato dimostra maturità, quella vera, che supera la verifica delle conoscenze.Gestire il tempo
Rispondere in modo esauriente ma efficace: non perdere minuti preziosi su dettagli secondari. Anche qui, le simulazioni aiutano a “sentire” quanto si sta andando lunghi con la risposta.Chiedere chiarimenti se necessario
Meglio domandare (“Potrei riformulare la questione?”) che tentare risposte forzate e poco credibili. Mostra serietà, attenzione, umiltà.---
Conclusione
Il colloquio orale della maturità rappresenta non solo la fine di un percorso, ma l’occasione ideale per mostrare quanto si è imparato davvero: non solo i contenuti, ma la capacità di ragionare, collegare, parlare in modo consapevole, come da sempre richiede la nostra tradizione educativa. Prepararsi con metodo—ma anche con curiosità e coraggio—fa la differenza tra una performance anonima e quella, invece, che lascia il segno.Utilizzare queste strategie significa affrontare l’esame con serenità e fiducia. Ricordiamoci che l’orale è la fase in cui ciascuno può finalmente raccontare la propria storia, dimostrare attitudini e passioni, e prepararsi ad entrare, con una nuova consapevolezza, nel mondo adulto.
In bocca al lupo a tutti i maturandi!
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