Descrizione di una scena all'interno della palestra della Shiratorizawa: un allenamento di pallavolo in un pomeriggio inoltrato di ottobre
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 12.01.2026 alle 11:19
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 2.06.2025 alle 23:19
Riepilogo:
Sul campo al tramonto, un giovane schiacciatore supera ostacoli e sconfitte, trovando forza nei compagni e speranza nel proprio impegno. 🏐✨
Il tiepido sole di ottobre iniziava a tramontare dietro le colline circostanti, scivolando con grazia oltre l’orizzonte e tingendo di sfumature d’ambra il cielo terso. Attraverso le finestre alte della palestra della Shiratorizawa, i suoi raggi dorati filtravano, creando un gioco di luci e ombre che danzava in sincronia con il ritmico palleggiare del pallone da pallavolo. L’aria, intrisa del profumo tenue e penetrante del legno levigato, risuonava del rifrangersi degli echi dei passi veloci e delle voci decise dei giocatori, che si fondevano in un inno di devozione al gioco.
Lì, tra quelle mura sacre, un giovane schiacciatore si preparava a compiere un ennesimo, disperato tentativo. Il suo cuore, un tamburo instancabile, batteva al ritmo degli incitamenti del proprio spirito. Egli non era solo un atleta, ma un guerriero che sfidava la tempesta. Eppure, nel cuore di quel guerriero, si celava il tarlo delle sue sconfitte passate, un sussurro costante che come vento gelido lo pervadeva, nonostante il sudore che, copioso, scivolava lungo il suo viso accaldato.
Ogni volta che balzava in aria, con la forza di un rapace che mira dritto alla sua preda, il mondo attorno a lui rallentava, come se ogni singolo granello di polvere sospeso fosse una stella nel suo cielo personale. Ma proprio quando si avvicinava al culmine del suo volo, un muro di granito sembrava ergersi dinanzi a lui. Le mani degli avversari, fortezze inespugnabili, respingevano i suoi tiri con l’inevitabilità di un’onda che si frange sulla scogliera.
Ogni muro, un colpo al suo orgoglio, ogni rimbalzo del pallone, un'eco della sua frustrazione. Eppure, non vi era un istante di cedimento. Con la determinazione scolpita nel suo stesso essere, si rialzava, ogni volta più risoluto, come un torrente che non si arrende nemmeno alle rocce più impervie. La luce del crepuscolo diveniva un richiamo lontano, promemoria del tempo che scorre implacabile, mentre lui, prigioniero del suo impegno, continuava a lottare.
L’atmosfera della palestra, un calderone di passione e energia, si caricava di un’aspettativa silenziosa. Il pavimento di legno, in una danza ritmica con i passi dei giocatori, emetteva un mormorio sommesso, quasi fosse lo spettatore ultimo di quelle battaglie. Le mura osservavano imponenti e severe, testimoni mute di innumerevoli allenamenti al tramonto, il luogo ove le ambizioni di giovani campioni prendevano vita.
Il giovane schiacciatore, nonostante il suo tormento interiore, non era solo. I suoi compagni, colonne portanti della sua determinazione, erano lì, vividi nel loro supporto. Ogni incoraggiamento, ogni sguardo di complicità, alimentava quel fuoco interiore che rifiutava di spegnersi. Egli giocava non soltanto per la vittoria, ma per quel legame invisibile eppure tangibile che rendeva ogni sconfitta una lezione futura.
In quel crepuscolo ricamato di possibilità e fallimenti, il giovane comprese che ogni muro non era solo un ostacolo, ma un maestro che lo spingeva a diventare migliore, un sogno destinato a guidare i suoi voli futuri. E mentre il sole calava infine dietro le ombre lunghe della sera, il cavaliere del campo accettò la sua difficile battaglia con rinnovata speranza. Era solo il principio, non la fine. La notte portava consiglio, ma anche promesse nuove di un giorno in cui, finalmente, avrebbe toccato le vette agognate.
Lo spirito della Shiratorizawa richiudeva, amorevole, le sue braccia attorno al giovane guerriero, custodendo i suoi sogni sotto un cielo ora trapunto di stelle e di speranze persistenti.
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