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La lingua dei segni: fonemi e cheremi

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 20.10.2024 alle 15:28

Tipologia dell'esercizio: Tema

Riepilogo:

La lingua dei segni è una vera lingua, con grammatica e cheremi. Promuove inclusione e consapevolezza per le persone sorde. ✋?️✨

La lingua dei segni è una forma di comunicazione che utilizza movimenti delle mani, espressioni facciali e altre parti del corpo per trasmettere significato. Questa lingua è comunemente utilizzata dalla comunità sorda e ipoacusica e varia da paese a paese, molto similmente a come variano le lingue vocali.

Alla base della lingua dei segni ci sono due concetti fondamentali: i fonemi e i cheremi. In linguistica, i fonemi sono le unità minime e distintive di suono di una lingua parlata, che possono distinguere tra diversi significati. Analogamente, i cheremi sono considerati le unità minime e distintive della lingua dei segni. Il termine "cherema" deriva dal greco "chéir," che significa mano.

La linguistica della lingua dei segni è stata dettagliatamente studiata da numerosi linguisti e ricercatori. Uno dei pionieri nelle ricerche sulla lingua dei segni è stato William Stokoe, un linguista americano che, agli inizi degli anni 1960, ha fatto un'importante scoperta: la lingua dei segni americana (ASL) possiede una sua grammatica e sintassi ben definite, paragonabili a quelle di qualsiasi altra lingua parlata. Il lavoro di Stokoe ha gettato le basi per il riconoscimento della lingua dei segni come vera e propria lingua.

Un'ulteriore distinzione tra i fonemi e i cheremi risiede nella loro natura. Mentre i fonemi consistono in vibrazioni delle corde vocali, i cheremi sono movimenti fisici che coinvolgono la posizione delle mani (configurazioni), il movimento delle mani (direzione, velocità, durata), e il luogo dell'articolazione (dove le mani si posizionano o si muovono nello spazio o sul corpo). Inoltre, l'espressione facciale e i movimenti del corpo svolgono un ruolo significativo nel modulare il significato di una determinata espressione nella lingua dei segni.

La ricerca più recente ha approfondito la teoria secondo cui le lingue dei segni e le lingue parlate condividono molte caratteristiche linguistiche fondamentali, nonostante le differenze nel meccanismo espressivo. La linguista Diane Brentari, per esempio, ha condotto studi che dimostrano come la struttura fonologica delle lingue dei segni segua principi simili a quelli delle lingue vocali.

Un’importante scoperta in questo campo è stato il rilevamento del "principio dell'influenza simultanea," che sostiene che nelle lingue dei segni, diverse parti di una parola (rappresentate da cheremi) possono essere articolate simultaneamente, mentre nelle lingue parlate, la maggior parte delle parti di una parola (fonemi) viene pronunciata in una sequenza lineare.

Una peculiarità affascinante della lingua dei segni è che essa permette l'uso dello "spazio segnico." Questo spazio, che si estende davanti al corpo del segnante, permette la rappresentazione di concetti astratti, relazioni spaziali e temporali e persino narrazioni complesse. Ad esempio, il segnante può utilizzare aree specifiche dello spazio segnico per rappresentare personaggi diversi in una storia. Questa capacità permette una descrizione estremamente ricca e dettagliata, sfruttando appieno le tre dimensioni.

Anche in Italia, la lingua dei segni, conosciuta come LIS (Lingua dei Segni Italiana), ha ottenuto un riconoscimento importante, soprattutto a partire dagli anni '80 e '90. Le ricerche italiane, come quelle condotte dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), hanno confermato che la LIS è una lingua autonoma, con grammatica e sintassi proprie. L’accreditamento della LIS come lingua naturale ha avuto un impatto significativo sui diritti e l'educazione delle persone sorde in Italia, portando all’introduzione di programmi di insegnamento della LIS nelle scuole e corsi di formazione per interpreti.

È importante notare che, nonostante i progressi, esistono ancora delle sfide e delle difficoltà. La mancanza di diffusione capillare della LIS, la mancanza di insegnanti qualificati, e i pregiudizi culturali possono limitare l’accesso alla piena inclusione per le persone sorde. Tuttavia, l'aumentato riconoscimento e l'interesse accademico stanno contribuendo a cambiare questa situazione, promuovendo una maggiore consapevolezza e utilizzando la lingua dei segni come strumento di inclusione sociale.

In conclusione, la lingua dei segni, con i suoi cheremi, rappresenta molto più di un semplice mezzo di comunicazione per le persone sorde. Essa è una lingua a tutti gli effetti, con sue complessità, uniche strutture grammaticali e infinite possibilità espressive. La consapevolezza e lo studio approfondito di questa lingua ci permettono di apprezzare le diverse modalità di comunicazione umana e di promuovere una società più inclusiva ed equa.

Domande di esempio

Le risposte sono state preparate dal nostro insegnante

Cosa significa fonema nella lingua parlata?

Il fonema è l'unità minima e distintiva di suono in una lingua parlata. Serve a distinguere significati diversi tra parole. Ad esempio, i fonemi /p/ e /b/ differenziano le parole 'pane' e 'bano'.

Cosa sono i cheremi nella lingua dei segni?

I cheremi sono le unità minime e distintive nella lingua dei segni. Simili ai fonemi nelle lingue parlate, i cheremi comprendono movimenti delle mani, configurazioni e luoghi di articolazione. Questi elementi collaborano a trasmettere significati.

Come la lingua dei segni utilizza lo spazio segnico?

Lo spazio segnico si estende davanti al corpo del segnante e permette la rappresentazione di concetti complessi. Consente la descrizione di relazioni spaziali e temporali e la narrazione di storie utilizzando aree specifiche per personaggi o elementi. Questa capacità arricchisce la comunicazione rendendola tridimensionale.

Chi era William Stokoe e perché è importante?

William Stokoe era un linguista americano che ha studiato la lingua dei segni negli anni '60. Ha dimostrato che la lingua dei segni americana (ASL) possiede una propria grammatica e sintassi. Il suo lavoro ha contribuito al riconoscimento della lingua dei segni come vera lingua.

Perché la LIS è fondamentale per l'inclusione sociale?

La LIS (Lingua dei Segni Italiana) è riconosciuta come lingua autonoma con sua grammatica e sintassi. Il suo utilizzo favorisce l'educazione e i diritti delle persone sorde, promuovendo inclusione sociale. La diffusione della LIS contribuisce a superare pregiudizi culturali e migliorare l'accesso alla comunicazione per le persone sorde.

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Valutazione dell'insegnante:

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 20.10.2024 alle 15:28

Sull'insegnante: Insegnante - Lucia D.

Da 9 anni insegno in liceo, con preparazione continua alla maturità. Approccio pratico: interpretare la traccia, abbozzare il piano e rifinire stile e punteggio. Procediamo con calma e costanza, senza distrazioni.

Voto:5/ 520.10.2024 alle 17:20

Voto: 9 Commento: Ottimo lavoro! Il tema è ben strutturato e ricco di informazioni pertinenti.

Hai chiarito concetti complessi in modo accessibile e dimostrato una solida comprensione della lingua dei segni. Continua così!

Komentarze naszych użytkowników:

Voto:5/ 526.11.2024 alle 23:43

Grazie per questo articolo super utile! Non sapevo che la lingua dei segni avesse una grammatica così complessa!

Voto:5/ 530.11.2024 alle 1:59

Ma è vero che i cheremi sono come i fonemi nelle lingue parlate? ?

Voto:5/ 53.12.2024 alle 22:45

Esatto! I cheremi sono l'unità base della lingua dei segni, proprio come i fonemi!

Voto:5/ 57.12.2024 alle 17:20

Wow, non pensavo che ci fosse tanto da sapere sulla lingua dei segni, è davvero interessante! ?

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