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Un clic può cambiare tutto: identità e scelte nell’era dei social

Tipologia dell'esercizio: Tema

Un clic può cambiare tutto: identità e scelte nell’era dei social

Riepilogo:

Scopri come identità e scelte nell’era dei social influenzano Tommaso: un tema per riflettere su intelligenza artificiale, approvazione online e responsabilità digitale.

Un clic può cambiare tutto

Scaletta

1. Situazione iniziale: Tommaso, sedici anni, si sente invisibile a scuola e pubblica brevi video che ricevono poche visualizzazioni. 2. L’occasione: un’app basata sull’intelligenza artificiale gli propone di creare contenuti capaci di attirare l’attenzione. 3. L’imprevisto: Tommaso pubblica un video falso di un compagno, convinto che tutti lo riconosceranno come uno scherzo. 4. Le conseguenze: il video diventa virale, il compagno viene umiliato e Tommaso si lascia inizialmente convincere a tacere. 5. La scelta: decide di confessare e di pubblicare una smentita, accettando le conseguenze del proprio gesto. 6. Riflessione finale: essere liberi online significa anche resistere al bisogno di approvazione e assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

Racconto

Il video durava undici secondi. Ci misi meno di un secondo a pubblicarlo e molto più tempo a capire che non potevo riprendermelo.

Fino a quel giovedì, il mio profilo era un posto quasi deserto. Pubblicavo montaggi di partite, qualche disegno, video in cui provavo a essere divertente. Sotto comparivano sempre gli stessi tre cuori: quello di mia cugina, quello del mio migliore amico e quello di mia madre, che avevo smesso di tentare di dissuadere.

Poi Nico mi parlò di un’app.

«Le dai una foto e ti crea quello che vuoi. Anche la voce. Devi provarla.»

Si chiamava Alter. Appena entrai, mi chiese quali contenuti preferissi, chi seguissi, che cosa volessi ottenere. All’ultima domanda selezionai “farmi notare”. Mi sembrò una risposta innocua.

Per due giorni creai assurdità: me stesso sulla Luna, Nico intervistato dopo aver vinto i Mondiali, il nostro cane che annunciava le dimissioni dalla famiglia. Poi caricai una foto di Riccardo.

Riccardo era il rappresentante di classe. Aveva voti alti e parlava con i professori senza inciampare nelle parole. Il giorno prima mi aveva interrotto durante un lavoro di gruppo.

«Aspetta, Tommi, così non si capisce niente.»

Qualcuno aveva riso. Lui probabilmente se n’era già dimenticato.

Scrissi all’app: “Crea un video in cui dice che copia durante tutte le verifiche e che considera stupidi i suoi compagni”.

Il risultato era impressionante. Riccardo muoveva la bocca proprio come quando esponeva una ricerca. C’era perfino quella piccola pausa che faceva prima delle parole importanti.

Mandai il video a Nico.

*Mettilo sulla pagina dei meme della scuola*, rispose.

Esitai. Poi aggiunsi due faccine che ridevano e premetti “Pubblica”. Pensavo bastassero a spiegare tutto.

Dopo dieci minuti avevo più notifiche che nell’intero mese precedente.

Ridevano. Condividevano. Mi chiedevano di farne altri.

Quella sera cenai tenendo il telefono sulle ginocchia. Mio padre mi domandò come fosse andata a scuola.

«Bene», risposi.

Non lo ascoltai quando cominciò a raccontarmi della sua giornata.

La mattina seguente, Riccardo entrò in classe mentre due ragazzi ripetevano una frase del video. Lui si fermò sulla porta.

«Non sono io.»

Lo disse senza alzare la voce.

«Certo, adesso era il tuo gemello», rispose qualcuno.

Io fissai l’astuccio.

Durante l’intervallo scoprii che il video era arrivato anche a studenti di altre scuole. In alcune condivisioni le faccine non c’erano più. Qualcuno aveva scritto: “Ecco come prendono dieci i rappresentanti”.

Cancellai il post. Per un momento provai sollievo, come quando chiudi in fretta una finestra perché entra freddo.

Poi vidi una nuova copia comparire in una chat.

Scrissi a Nico: *Sta diventando un casino.*

Mi chiamò subito.

«Non dire niente. Non possono sapere che l’hai fatto tu.»

«Ma Riccardo…»

«Domani avranno altro a cui pensare.»

Volevo credergli. Anche Alter sembrava d’accordo: quando aprii l’app, una notifica mi propose di creare un nuovo video “sull’onda del successo”.

Per la prima volta quella frase mi fece vergognare.

Il giorno dopo Riccardo non venne a scuola. Neppure quello successivo. La coordinatrice ci parlò di un contenuto falso che stava circolando e ci chiese di non condividerlo. Disse che dietro uno schermo c’era comunque una persona.

Io continuavo a guardare il suo banco vuoto.

All’uscita aprii la chat di Riccardo. Scrissi “Scusa”, poi cancellai. Scrissi “Era uno scherzo”, ma mi accorsi che serviva soltanto a far sembrare più piccolo quello che avevo fatto.

Alla fine digitai: *Il video l’ho creato io. Vorrei dirtelo di persona, se te la senti.*

La risposta arrivò quasi un’ora dopo.

*Domani. Prima delle lezioni.*

Ci incontrammo davanti alla scuola. Avevo preparato un discorso, ma quando lo vidi riuscii a dire soltanto:

«Sono stato io.»

«Lo so. Me l’ha detto Nico ieri.»

Sentii il viso bruciare.

Riccardo teneva le mani nelle tasche del giubbotto.

«Mia sorella l’ha visto. Ha undici anni. Mi ha chiesto perché parlo così dei miei amici.»

Provai a rispondere, ma lui continuò.

«E adesso ogni volta che qualcuno ride penso che stia ridendo di me.»

Gli dissi che avrei spiegato tutto. Riccardo annuì, senza sorridere.

Quella mattina chiesi alla coordinatrice di parlare fuori dall’aula. Poi registrai un video con il mio viso, la mia voce e nessun filtro. Spiegai che avevo usato un’intelligenza artificiale, che Riccardo non aveva mai pronunciato quelle parole e che la responsabilità era mia. Chiesi a chi aveva condiviso il falso di diffondere anche la smentita.

Prima di pubblicare, rimasi con il pollice sospeso sullo schermo. Sapevo che avrei perso amici, o almeno persone che fino al giorno prima mi avevano chiamato così.

Premetti lo stesso.

Ci furono un provvedimento disciplinare, un incontro con i miei genitori e parecchi commenti cattivi. Partecipai anche alla preparazione di un’attività sui contenuti falsi in rete. Riccardo tornò a scuola, ma per settimane mi rivolse soltanto le parole necessarie. Non potevo pretendere che la mia confessione cancellasse tutto, come un comando dato a un’app.

Adesso pubblico ancora i miei disegni. Ricevono pochi cuori e mia madre continua a mettere il suo.

A volte, prima di caricare qualcosa, mi sorprendo a pensare a come renderlo più popolare. Non credo che quel desiderio sparirà. Però ho imparato a riconoscerlo.

Online possiamo scegliere che cosa mostrare, ma rischiamo di lasciare agli altri la scelta di chi diventare. Io volevo essere visto e, per qualche ora di attenzione, ero diventato qualcuno che non avrei voluto conoscere. Il mondo virtuale non era rimasto dentro il telefono: era entrato in classe, a casa di Riccardo, nei suoi rapporti con gli altri.

Non so se in rete siamo mai del tutto liberi. So che quella mattina, pubblicando la verità senza sapere chi mi avrebbe approvato, mi sono sentito più libero di quando tutti ridevano con me.

Domande frequenti sullo studio con l

Qual è il riassunto di Un clic può cambiare tutto?

Tommaso crea con l’intelligenza artificiale un video falso su un compagno, che diventa virale. Dopo aver visto il danno causato, sceglie di confessare e assumersi la responsabilità.

Che cosa significa identità nell’era dei social in Un clic può cambiare tutto?

L’identità online riguarda il modo in cui una persona si presenta e viene percepita dagli altri. Nel racconto, il desiderio di Tommaso di farsi notare influenza le sue scelte.

Qual è il messaggio di Un clic può cambiare tutto sui social?

Essere liberi online significa resistere al bisogno di approvazione e rispondere delle proprie azioni. Un contenuto pubblicato per scherzo può ferire una persona e diffondersi rapidamente.

Come l’intelligenza artificiale cambia le scelte in Un clic può cambiare tutto?

L’app Alter permette a Tommaso di creare un video falso molto realistico usando la voce e l’immagine di Riccardo. La tecnologia facilita la creazione del contenuto, ma la responsabilità della pubblicazione resta di Tommaso.

Quali conseguenze ha il video falso in Un clic può cambiare tutto?

Il video diventa virale, viene condiviso fuori dalla scuola e umilia Riccardo. Tommaso cancella il post, ma le copie continuano a circolare e lui decide di confessare.

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