Tesina per la maturità sul terrorismo internazionale: percorsi interdisciplinari
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 16.01.2026 alle 21:54
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 16.01.2026 alle 21:21
Riepilogo:
Scopri una tesina per la maturità sul terrorismo internazionale: percorsi interdisciplinari, analisi storica, aspetti giuridici e strumenti per l'orale.
Tesina di Maturità: Terrorismo internazionale e collegamenti multidisciplinari
Introduzione
Il terrorismo internazionale rappresenta uno dei fenomeni più drammatici e complessi del nostro tempo, capace di scuotere gli equilibri politici, sociali ed economici a livello globale e locale. Eventi come gli attentati a Parigi, Londra o nelle capitali del Medio Oriente non sono soltanto tragici episodi di cronaca, ma veri spartiacque che ridefiniscono le regole della convivenza civile, delle alleanze politiche e dell’immaginario collettivo. Nel corso degli ultimi decenni, la facilità di comunicazione e la globalizzazione hanno favorito la diffusione di ideologie estremiste e consentito la nascita di reti terroristiche dal carattere transnazionale, rendendo la minaccia imprevedibile e difficile da arginare.Questa tesina si propone di indagare il terrorismo internazionale secondo una prospettiva integrata, analizzando le radici storiche, le tipologie, i metodi e le trasformazioni operate dalla tecnologia, ma anche le risposte adottate dalle Organizzazioni Internazionali e dagli stati nazionali, con particolare attenzione al caso italiano. L’obiettivo è duplice: comprendere le dinamiche profonde di un fenomeno così articolato e offrire spunti critici per la gestione e la prevenzione, con un approccio sempre rispettoso della dignità delle vittime e della complessità del quadro.
Per realizzare questo lavoro, ho incrociato fonti di vario tipo: atti ufficiali (come le risoluzioni dell’ONU), relazioni delle forze dell’ordine, dati statistici dai principali database sugli attacchi (GTD, Europol), articoli di quotidiani italiani (es. «Corriere della Sera», «La Repubblica»), studi specialistici e testimonianze dirette laddove disponibili. In ogni caso, la verifica dell’attendibilità delle fonti e la tutela di una narrazione equilibrata sono state priorità costanti.
La tesina è strutturata in otto capitoli, che spaziano dal contesto storico all’impatto mediatico, dagli aspetti giuridico-politici ai casi di studio, con collegamenti puntuali alle principali discipline dell’esame. La presentazione orale sarà calibrata sulla durata di circa 12–15 minuti, per offrire un quadro sintetico ma approfondito.
Tesi e domande di ricerca
Punto di partenza del lavoro è la convinzione che il terrorismo internazionale non sia un fenomeno monocausale, ma la risultante di un intreccio di cause storiche, politiche, sociali ed economiche: di qui, la tesi che propongo è che contrastarlo richieda risposte integrate a livello politico, giuridico, tecnologico e sociale, evitando soluzioni semplicistiche o dettate dall’emotività.Le domande a cui cerco di rispondere sono quattro:
1. Quali sono le radici storiche del terrorismo contemporaneo? 2. Come le nuove tecnologie hanno innovato le strategie e la propaganda terroristica? 3. Quali strumenti giuridici e politici sono realmente efficaci? 4. In che modo si può bilanciare la necessità di sicurezza con la tutela delle libertà civili?
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1. Contesto storico e tipologie
Il termine “terrorismo” nasce in Europa tra fine XVIII e inizio XIX secolo: originariamente indicava il regime di terrore instaurato dai giacobini durante la Rivoluzione francese. Nel corso dell’Ottocento si diffuse per indicare l’attività di gruppi anarchici e separatisti (esempi emblematici quelli della Russia zarista, ma anche l’attentato di Gaetano Bresci contro il re Umberto I nel 1900, episodio centrale della storia italiana). Nel Novecento, la stagione di piombo (anni ’70 e ’80) vede il fiorire di gruppi armati di diversa matrice: dalle Brigate Rosse in Italia (caso emblematico il sequestro Moro) all’attività terroristica di ETA e IRA. Dopo la fine della Guerra Fredda, mutano i riferimenti ideologici, e il terrorismo religioso, a partire dall’attentato alle Torri Gemelle nel 2001, diventa la principale minaccia internazionale.Le tipologie sono numerose: si parla di terrorismo organizzato (ovvero basato su gerarchie e piani coordinati, es. Al-Qaeda) ma anche di “lupi solitari”, ovvero soggetti radicalizzati in autonomia (come nel caso di Anis Amri, l’attentatore di Berlino, passato attraverso il nostro sistema carcerario). Esiste poi una distinzione tra terrorismo a matrice ideologica (estrema destra/sinistra), religiosa, separatista o “single issue” (ecoterrorismo).
Un utile esercizio per comprendere l’evoluzione è la costruzione di una timeline che ponga in relazione gli episodi chiave con le trasformazioni ideologiche e tecnologiche: dalla dinamitarda anarchica dell’Ottocento alle bombe negli aeroporti degli anni Settanta, fino alla cyber-jihad e agli attacchi “low cost” del XXI secolo.
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2. Attori, motivazioni e mezzi
Gli attori del terrorismo contemporaneo sono estremamente variegati: si va dalle strutture piramidali e gerarchiche (come lo Stato Islamico nelle fasi iniziali) a cellule autonome o “franchising” di piccoli gruppi, fino ai singoli individui ispirati dalla propaganda online. Numerose inchieste hanno rivelato il ruolo ambiguo di network criminali, finanziatori occulti e, talvolta, di stati sponsor (il caso dei rapporti tra taluni governi e Hamas o Hezbollah è una questione irrisolta in sede ONU).Le motivazioni principali sono politiche (rivolte contro il potere costituito o le ingiustizie percepite), socio-economiche (esclusione, povertà, mancanza di prospettive), religiose (interpretazioni radicali dei testi sacri) e psicologiche (bisogno di appartenenza, desiderio di riscatto personale). Centrale nella letteratura odierna è il tema della radicalizzazione: dalle carceri italiane ai forum della darknet, molte indagini hanno documentato come i processi di isolamento possono favorire l’adesione a ideologie estreme.
Sul piano operativo, gli strumenti vanno dagli attentati esplosivi e sequestri classici agli attacchi con veicoli (Nizza, Berlino), fino al cyberterrorismo e alla propaganda online. Quest’ultima, oggi, si avvale di video ben confezionati, meme virali e hashtag pensati per il reclutamento dei giovani: dati Europol mostrano una presenza massiccia di account pro-jihadisti su Telegram, Twitter e persino TikTok.
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3. Impatti sulle società
Gli effetti del terrorismo sono immediati e di lungo periodo. Basti pensare agli 85 morti della strage di Bologna (2 agosto 1980) per capire come anche decenni dopo una comunità non dimentichi il trauma collettivo. Gli impatti economici sono altrettanto rilevanti: secondo stime dell’ISTAT, gli attentati nei Paesi europei riducono drasticamente l’afflusso turistico, mettono in crisi il tessuto imprenditoriale locale e costringono gli Stati a dirottare risorse sulla sicurezza, a scapito di istruzione, sanità o welfare.Un tema delicato riguarda il ruolo dei media. L’eccessiva spettacolarizzazione del terrore può scatenare fenomeni di emulazione (effetto copycat) e deformare la percezione del rischio. Non meno grave è il rischio di stigmatizzazione delle comunità di migranti o minoranze religiose, spesso vittime collaterali delle politiche di sicurezza (si pensi alle polemiche sulle moschee e ai controlli sistematici nei quartieri periferici).
In questa cornice, il bilancio tra sicurezza e libertà individuali diventa il nodo più controverso: limitare i diritti può sembrare necessario nell’emergenza, ma rischia di minare il tessuto democratico su cui si fonda la società.
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4. Risposte nazionali e internazionali
La risposta al terrorismo si muove su diversi fronti. A livello internazionale, si segnalano la Convenzione europea per la repressione del terrorismo (1977) e le numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che impongono agli Stati obblighi di prevenzione, repressione penale e cooperazione giudiziaria. In Europa, Europol e Interpol costituiscono i “nervi” della rete informativa; a livello nazionale, l’Italia ha varato negli ultimi trent’anni diverse leggi antiterrorismo, da quelle contro la criminalità organizzata (L. 646/1982, la “Rognoni-La Torre”) alle più recenti norme contro il terrorismo internazionale (come il D.L. 7/2015). Si sottolinea l’importanza di consultare sempre i testi normativi aggiornati.Fondamentali sono i programmi di prevenzione, che spaziano dalla deradicalizzazione dei detenuti ai progetti scolastici sull’educazione civica e digitale. Tuttavia, si riscontrano criticità: una sicurezza “muscolare” rischia di produrre abusi e inefficacia, se non accompagnata da percorsi di inclusione e cittadinanza attiva, come evidenziato da numerosi rapporti del Consiglio d’Europa.
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5. Studi di caso
Per chiarire meglio la complessità si possono esaminare alcuni casi rappresentativi:- Organizzazione transnazionale di matrice religiosa: Al-Qaeda, fondata da Osama bin Laden, nasce tra Afghanistan e Pakistan negli anni Ottanta, finanziata inizialmente da reti private e con appoggi informali di stati ostili all’Occidente. Gli attentati dell’11 settembre 2001 segnano una svolta: l’organizzazione passa dall’attacco focalizzato sulle aree di conflitto a una vera strategia globale, ponendo nel mirino simboli dell’economia e dello stile di vita occidentale. - Contesto europeo e terrorismo separatista: L’ETA (Euskadi Ta Askatasuna) nei Paesi Baschi si è resa responsabile di centinaia di attentati tra anni ’70 e ’90 per l’indipendenza dalla Spagna. Dopo decenni di mediazioni, repressione penale e cambiamenti sociali, il gruppo ha dichiarato la fine della lotta armata nel 2018, segnando il passaggio da azioni violente a strumenti di democrazia partecipativa.
- “Lupo solitario” e reazione italiana: Il caso di Abdelmajid Touil, arrestato vicino Milano nel 2015 su mandato internazionale per presunti legami con l’attentato al museo del Bardo di Tunisi, mette in luce la difficoltà dei controlli alle frontiere e la complessità del coordinamento tra diverse polizie nazionali. Il trattamento mediatico del caso ha alimentato il dibattito su profili etnici e sicurezza, mostrando come la paura possa influenzare le scelte politiche.
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6. Aspetti tecnologici e cyberterrorismo
La rivoluzione digitale ha profondamente modificato il terrorismo. Oggi, oltre agli attacchi fisici si assiste a cyberattacchi mirati verso infrastrutture critiche (sistemi bancari, linee ferroviarie, servizi ospedalieri). Strumenti come la crittografia e la darknet facilitano la trasmissione anonima di ordini, la raccolta fondi tramite criptovalute e la distribuzione di materiali propagandistici. Diverse piattaforme sociali stanno collaborando con le autorità per individuare e bloccare contenuti pericolosi, ma la velocità di adattamento dei gruppi estremisti rende la sfida costante.Un esempio notevole: la campagna online di “reclutamento” promossa dallo Stato Islamico ha coinvolto migliaia di giovani europei attratti da messaggi semplici e dalla narrativa di “eroismo e martirio”. Analizzando i dati Europol, notiamo che la crescita degli arresti per terrorismo in Italia tra il 2015 e il 2018 è stata accompagnata da un grande lavoro di monitoraggio su forum, chat e profili social.
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7. Dibattito etico e filosofico
Il problema della sicurezza si scontra con il grande tema filosofico della libertà. Teorici come Norberto Bobbio hanno sottolineato come la democrazia viva di un equilibrio fragile: ogni restrizione, anche se motivata dall’emergenza, deve rispettare il principio di proporzionalità. È lecito privare di certi diritti chi è sospettato di terrorismo? Qual è il punto in cui la prevenzione diventa abuso e rischio di stato di polizia?Sono cruciali le riflessioni sul ruolo degli Stati, dei media e dei cittadini: chi manipola la realtà per generare consenso oppure paura si assume una responsabilità morale gravissima. Nel pensiero di Hannah Arendt, la violenza politica è sempre una soluzione fallimentare, perché annulla lo spazio del dialogo e della libertà individuale.
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8. Proposte e raccomandazioni
Dall’analisi svolta emergono alcune raccomandazioni operative:- Intensificare la cooperazione internazionale non solo sul fronte repressivo, ma soprattutto educativo e culturale. - Investire in programmi scolastici sulle competenze digitali e la prevenzione della radicalizzazione, avvicinando i giovani a una lettura critica dei messaggi “estremi”. - Rafforzare servizi di ascolto e inclusione nei quartieri più fragili, coinvolgendo associazioni, istituzioni religiose e famiglie. - Sviluppare linee guida chiare sulla trasparenza delle misure di sicurezza e sulle modalità di sorveglianza, con controllo democratico e indipendente.
Sul terreno locale, la scuola può svolgere un ruolo chiave assegnando spazi di dialogo, promuovendo la memoria delle vittime (viaggi della memoria, incontri con sopravvissuti), e valorizzando il rispetto delle diversità come fondamento della cittadinanza.
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Conclusioni
La lotta al terrorismo internazionale è una sfida che impegna tutta la società. Servono strumenti diversi e integrati: repressione e intelligence, certo, ma anche prevenzione sociale, educazione e attenzione ai diritti costituzionali. Soltanto riconoscendo la complessità delle cause si possono pensare soluzioni efficaci e rispettose della dignità umana. La scuola, la cultura e il dialogo sono alleati imprescindibili. Per il futuro, spunti di approfondimento possono riguardare l’impatto del cambiamento climatico sui conflitti, la relazione tra migrazioni e sicurezza, e le nuove forme di terrorismo sorte in conseguenza della pandemia.---
Collegamenti interdisciplinari
- Italiano: Analisi di testi giornalistici e letterari (segnalo “L’onda nera” di Mario Calabresi sulla stagione delle stragi); la retorica della narrazione giornalistica. - Storia: Studio della stagione delle stragi in Italia, il terrorismo rosso e nero, e i processi di decolonizzazione che hanno dato origine a molti conflitti. - Filosofia: Discussione sul rapporto tra libertà, sicurezza e giustizia, riflessione sull’etica della violenza (Arendt, Bobbio). - Diritto: Analisi delle leggi italiane contro il terrorismo, confronto con le norme internazionali e le procedure estradizionali. - Lingue straniere: Presentazione e traduzione di comunicati di istituzioni europee, estratti dai discorsi di politici o attivisti. - Economia: Esame del finanziamento dei gruppi terroristici, del “money laundering” e dell’impatto economico sugli Stati. - Matematica/Statistica: Elaborazione di grafici sugli attacchi in Italia e in Europa negli ultimi 20 anni. - Informatica: Studio dei sistemi di monitoraggio, delle tecnologie per l’anti-radicalizzazione e della crittografia. - Scienze sociali/Psicologia: Analisi dei processi di radicalizzazione e dell’impatto psicologico collettivo degli attentati. - Geografia: Analisi delle aree più colpite dai conflitti e dal terrorismo; distribuzione geografica degli attacchi. - Arte/Immagine: Esame della propaganda visiva come mezzo di attrazione o spavento. - Educazione civica: Percorsi di legalità e cittadinanza attiva per prevenire fenomeni di discriminazione e radicalizzazione.---
Fonti e metodologia
Il lavoro si basa su una rigorosa selezione di fonti, tra cui la raccolta dati GTD, i rapporti annuali Europol (disponibili sul sito ufficiale), le relazioni dell’ONU, articoli da fonti italiane autorevoli, e saggi di scienziati sociali e giuristi. Particolare attenzione è stata riservata all’attualità delle fonti, alla triangolazione dei dati e alla consultazione di documenti istituzionali.---
Appendice
- Frontespizio e indice - Capitoli numerati come da struttura - Bibliografia secondo standard - Appendice con tabelle, timeline, grafici delle tendenze - Materiale per presentazione: slide tematiche, mappa dei principali attacchi, elenco domande previste---
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