Divina Commedia, Canto III: Versi 91-120 con spiegazione semplice
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Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 22.01.2026 alle 9:24
Riepilogo:
Scopri la spiegazione semplice dei versi 91-120 del Canto III della Divina Commedia e approfondisci il concetto degli ignavi nell’Inferno di Dante.
Ne “La Divina Commedia” di Dante Alighieri, il Canto Terzo dell'Inferno rappresenta una delle sezioni più emblematiche e profonde dell’intera opera. In questo passo, Dante descrive il suo incontro con gli ignavi, le anime di coloro che in vita non presero mai una posizione concreta tra il bene e il male. Analizzeremo qui i versi dal 91 al 120, fornendo una spiegazione accessibile e dettagliata.
Contesto e Narrazione
In questi versi, Dante si trova ancora all'inizio del suo viaggio nell'Inferno e sta attraversando l’Antinferno, la zona nella quale sono puniti gli ignavi. Gli ignavi sono tormentati da vespe e mosconi, e continuamente rincorrono una bandiera senza riuscire mai ad afferrarla. Si tratta delle anime di coloro che nella vita terrena non seppero mai fare scelte morali decisive, rimanendo indifferenti alle questioni di bene e di male.Analisi dei Versi
91-96: Fernanda gli dimostra, e Dante chiedelo Nei versi precedenti, Dante aveva espresso il desiderio di capire chi fossero questi dannati. Qui, continua il dialogo con Virgilio, che gli fornisce delle spiegazioni.97-99: La compassione di Dante Virgilio nota che Dante mostra compassione per queste anime, ma lo ammonisce. Dante stesso, in quanto personaggio, prova un senso di compassione e curiosità per le sofferenze delle anime che incontra. Tuttavia, Virgilio lo invita a non farsi troppo commuovere da queste anime, poiché sono loro stesse la causa del loro tormento per la loro tiepidezza in vita.
100-102: Parole di Virgilio Virgilio spiega che è giusto che Dante nutra piacere di ciò che vede, visto che la sua guida è la ragione. Tuttavia, lo avverte di non lasciarsi troppo coinvolgere emotivamente, poiché queste anime sono dannate a causa della loro responsabilità personale. Virgilio usa la ragione come simbolo della guida interiore che dovrebbe ancora influenzare Dante nei suoi giudizi.
103-105: Sospiri tra le anime sofferenti Il paesaggio infernale è amplificato da un susseguirsi di sospiri pieni di paura e dolore. Questa rappresentazione visiva del tormento rafforza l’atmosfera cupa e disperata all’interno dell’Inferno. Il “mare di dannati” che Dante e Virgilio stanno per attraversare è una metafora della massa indistinta di anime che hanno perso la propria individualità nel peccato.
106-108: La folla tra canfitin e me e more cose Virgilio e Dante si muovono tra queste anime sofferenti, in un clima di completa disperazione. L'entità del dolore e la delusione che trapelano da queste anime riflettono la punizione eterna che esse meritano per non aver vissuto una vita degna neppure del minimo sforzo morale.
109-111: Vista della fiumana Dante osserva una moltitudine infinita di anime; questa è la "fiumana", una rappresentazione dell’estensione del danno dei peccatori nel mondo reale. Queste anime sono destinate a subire per l’eternità una punizione che riflette la loro incapacità di prendere posizione nella vita terrena.
112-120: Caronte e il fiume Acheronte Nei versi finali di questo passaggio, Dante descrive l’incontro con Caronte, il traghettatore delle anime dannate attraverso il fiume Acheronte. Caronte è rappresentato come una figura imponente e minacciosa, con occhi di brace che esprimono la sua rabbia eterna. Caronte si arrabbia alla vista di Dante, poiché quest’ultimo è ancora in vita. Virgilio rassicura però Caronte, spiegando che il viaggio di Dante nell’Inferno è voluto dal cielo e quindi permesso.
Caronte traghetta le anime sull’altra riva del fiume, dove queste inizieranno la loro eterna dannazione. L’immagine del fiume e del suo oscuro traghettatore esprime tutta la drammaticità e la tragicità della condizione di queste anime perdute.
Conclusione
In questi versi, Dante ci invita a riflettere su molteplici temi: la responsabilità personale, l’importanza delle scelte morali e le conseguenze della tiepidezza e dell’indifferenza nella vita terrena. La figura di Virgilio rappresenta la ragione che guida Dante – e con lui i lettori – attraverso i meandri dell’Inferno, fornendo un contesto razionale alla sofferenza e alla punizione delle anime dannate.Dante non solo racconta delle pene eterne, ma crea anche un simbolismo potente che continua a essere una lezione morale valida nei secoli: la necessità di vivere una vita attiva e consapevole, facendo sempre scelte degne.
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