La guerra tra Palestina e Israele: analisi e riflessioni
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Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 3.11.2025 alle 15:37
Riepilogo:
Il conflitto israelo-palestinese nasce da dispute storiche e territoriali, perdura da decenni e resta irrisolto nonostante vari tentativi di pace.
Il conflitto tra Israele e Palestina rappresenta una delle questioni geopolitiche più complesse e dibattute al mondo, segnando quasi un secolo di tensioni e scontri tra diverse culture e tradizioni. Questo scontro, piegato da radici storiche che affondano nel cuore del XIX secolo, ha visto una costante evoluzione, occupando una posizione centrale sia nella disputa territoriale che nelle rivendicazioni identitarie di entrambi i popoli coinvolti.
Le origini del conflitto risalgono al momento in cui il movimento sionista iniziò a promuovere la creazione di una patria ebraica in Palestina, allora parte dell’Impero Ottomano. L’arrivo degli immigrati ebrei, fuggiti principalmente dalle persecuzioni europee, accese una serie di rivalità con la popolazione araba locale, la cui presenza su quei territori era radicata da secoli. La situazione si aggravò ulteriormente dopo la Prima Guerra Mondiale, quando la Palestina passò sotto il controllo britannico in seguito alla sconfitta dell’Impero Ottomano. Questo periodo, noto come Mandato Britannico, vide l’intensificarsi delle tensioni tra i due gruppi.
Punto di svolta cruciale è il 1947, anno in cui le Nazioni Unite proposero un piano di spartizione della Palestina in due stati distinti: uno arabo e uno ebraico, con Gerusalemme sotto amministrazione internazionale. Gli ebrei accettarono la risoluzione delle Nazioni Unite, mentre gli arabi la rifiutarono. L’indipendenza dello Stato di Israele, dichiarata il 14 maggio 1948, scatenò un immediato conflitto armato con i paesi arabi limitrofi, noto come la Prima Guerra Arabo-Israeliana.
Il conflitto del 1948 si concluse con la vittoria di Israele, che annetté territori oltre quelli previsti dal piano ONU. La Cisgiordania passò sotto il controllo della Giordania, mentre la Striscia di Gaza fu amministrata dall’Egitto. Gli effetti di questa guerra furono devastanti: circa 750.000 palestinesi furono costretti all’esilio, dando origine al dramma dei rifugiati palestinesi.
La situazione si complicò ulteriormente con la Guerra dei Sei Giorni nel 1967, quando Israele occupò la Cisgiordania, Gaza, il Sinai e le Alture del Golan. Sebbene alla fine Israele restituì il Sinai all’Egitto nel 1982, la Cisgiordania e Gaza rimasero sotto occupazione. Questo conflitto inaugurò la fase della resistenza armata palestinese, con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) a guidare la lotta. La costituzione della OLP nel 1964 segnò il principio della rivendicazione del diritto all’autodeterminazione da parte del popolo palestinese.
Gli anni '80 e '90 furono caratterizzati da diverse sommosse, intifade e tentativi di pacificazione. La Prima Intifada, esplosa nel 1987, fu una ribellione di massa dei palestinesi contro l’occupazione israeliana. La risposta israeliana fu severa, provocando un enorme numero di vittime. Tuttavia, questo periodo rappresentò anche un'opportunità di svolta per il processo di pace, culminata negli Accordi di Oslo del 1993, che riconobbero reciprocamente Israele e la OLP. Tali accordi prevedevano la creazione di un'autorità palestinese e costituivano una base per negoziati futuri in vista della risoluzione delle questioni più complesse come lo status di Gerusalemme, il diritto al ritorno dei rifugiati e la definizione delle frontiere.
Nonostante le speranze suscitate dagli Accordi di Oslo, la pace rimane irraggiungibile. Una seconda intifada scoppiò nel 200. Negli anni successivi, il conflitto ha visto varie escalation, come la guerra di Gaza del 2008-2009 (Operazione Piombo Fuso), quella del 2014 (Operazione Margine Protettivo) e le violenze ricorrenti tra Israele e Hamas, il movimento islamista che controlla Gaza.
Attualmente la situazione rimane instabile, con continui episodi di violenza. La questione dei rifugiati, la propaganda e la costruzione di insediamenti israeliani in Cisgiordania rappresentano ancora nodi cruciali non risolti. Le tensioni persistono, alimentate dalla profonda divisione politica e territoriale tra la Cisgiordania, governata dall’Autorità Nazionale Palestinese, e la Striscia di Gaza, sotto il controllo di Hamas.
La comunità internazionale cerca da anni una soluzione pacifica per la creazione di due Stati. Tuttavia, il processo di pace sembra spesso bloccato da sfiducia reciproca e interessi contrapposti. Gli scenari futuri restano incerti, evidenziando la necessità di una soluzione che tenga conto delle legittime aspirazioni di autodeterminazione di entrambi i popoli nella speranza che, un giorno, sia possibile trovare una convivenza pacifica nella Terra Santa.
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