Un’avventura in montagna: racconto in medias res con flashback
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 12.01.2026 alle 12:39
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 21.10.2025 alle 16:05
Riepilogo:
Durante un'escursione mi sono perso tra i pini delle Dolomiti, ho provato paura ma grazie ai consigli e agli amici sono stato ritrovato e rassicurato.
Ricordo vividamente la sensazione di panico che mi ha assalito quando mi sono reso conto di essere completamente solo, circondato solo dai maestosi pini e dal freddo silenzio delle montagne.
L’escursione era iniziata in modo così semplice. Io e i miei amici eravamo partiti pieni di entusiasmo quella mattina, decisi a conquistare uno dei sentieri più affascinanti delle Dolomiti, immersi nell’atmosfera incantata dei paesaggi montani. Andrea aveva quasi raddoppiato la sua energia solita, continuando a raccontare aneddoti divertenti, mentre Lara, la più esperta tra di noi, scandiva il passo e ci dava consigli sulle migliori tecniche per camminare in salita. Era una giornata perfetta: il sole brillava senza essere troppo caldo e ci illuminava la via, mentre la leggera brezza rinfrescava il nostro cammino.
L’ambiente alpino ci riempie sempre i sensi: il profumo dei pini, il suono cristallino dei ruscelli, i colori vivi dei fiori selvatici. L’animo era pieno dell’entusiasmo di chi si sente piccolo davanti a tanta vastità ma, allo stesso tempo, parte integrante di essa. Eravamo consapevoli che la montagna non è solo un luogo di bellezza, ma anche di rispetto e attenzione. Lara ci aveva spiegato l'importanza di ogni passo, del ritmo da mantenere e di come il silenzio possa talvolta parlare più di mille parole.
Ma i nostri piani, così accuratamente organizzati, hanno presto incontrato un ostacolo imprevisto. Il sentiero, che inizialmente si snodava con chiarezza tra i boschi, improvvisamente si biforcò senza segnalazioni evidenti. Mentre Andrea e Lara discusso animatamente sul percorso da seguire, io, attirato dalla vista di una valle sottostante ricoperta di rododendri in fiore, decisi di esplorare quella direzione, convinto che sarei riuscito a tornare indietro in breve tempo. Non mi resi conto di quanto rapidamente il terreno si facesse ripido e irregolare, e di come, con ogni passo, il sentiero diventasse meno riconoscibile.
Quando finalmente compresi di essermi smarrito, il cielo sopra di me aveva iniziato a tingersi delle prime sfumature del crepuscolo. Il panico si insidiò in me come un’ombra silenziosa: il pensiero di una notte passata in solitudine, tra i rumori sconosciuti della foresta, era opprimente. Non riuscivo a ricollegare il percorso e il cellulare non aveva segnale. Ricordai allora i consigli di Lara, che ci aveva sempre raccomandato di mantenere la calma in situazioni di emergenza.
Sedendomi su una roccia, cercai con forza di controllare la mia respirazione e di pensare a tutte le possibili soluzioni. Il consiglio di Mara mi tornava alla mente: “Se dovesse capitarvi di perdervi, rimanete dove siete. L’istinto potrebbe spingervi a camminare, ma così aumenterebbe solo la vostra distanza da noi.” Decisi quindi di seguire il suo suggerimento e di mantenere la posizione.
Il tempo sembrava scorrere lento e le ombre si allungavano tra gli alberi. Improvvisamente sentii in lontananza un suono familiare: il fischio breve e acuto che usavamo tra di noi per richiamare l’attenzione. Risposi immediatamente, il cuore che batteva all’impazzata, utilizzando la stessa sequenza di fischi.
Fu un processo lento, quasi cerimoniale, ma il suono si avvicinava sempre più. Alla fine, tra le fronde, scorsi la figura di Andrea, con il volto teso ma rincuorato nel vedermi. Poco distante, Lara seguiva con la sua consueta calma rassicurante. Mi abbracciarono, e in quel momento, la sensazione di isolamento e paura si dissolse immediatamente.
Ritrovare il mio gruppo fu un sollievo immenso, ma anche una lezione preziosa. La montagna, con la sua bellezza austera, aveva messo alla prova il nostro spirito di squadra e la nostra capacità di mantenere la calma nei momenti di difficoltà. Nella memoria di quell’avventura rimane la consapevolezza che, anche nelle situazioni più sfidanti, la fiducia nei propri amici e in sé stessi può fare la differenza tra il perdersi e il ritrovarsi.
Mentre ci avviavamo verso il rifugio, una nuova consapevolezza si era impressa in me. La montagna non era solo un luogo di svago e spensieratezza, ma anche un insegnamento di vita, una maestra severa ma giusta che richiede rispetto, attenzione e una buona dose di umiltà. Camminando accanto ai miei amici, sentivo che quella giornata ci aveva uniti ancora di più, rafforzando non solo il legame che già ci univa, ma anche la fiducia reciproca che avrebbe caratterizzato ogni nostra futura avventura. Guardando il cielo, ora scuro puntellato dalle prime stelle, capii che quella esperienza ci avrebbe accompagnati per sempre, nutrendo i nostri sogni e rinvigorendo la nostra voglia di esplorare, insieme, sempre pronti a sostenere l’un l’altro, anche nei momenti di maggiore difficoltà.
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