Una giornata estiva con elementi di fantasia
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: l'altro ieri alle 18:05
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 24.01.2026 alle 13:55
Riepilogo:
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Era una calda giornata estiva, una di quelle in cui il sole sembra fondersi con l'orizzonte e l'aria è pervasa da un senso di immobilità e pace. Decisi di trascorrere il pomeriggio al parco, un'oasi di verde nel cuore della città che con i suoi alberi secolari offriva sollievo dal calore soffocante. Mentre mi avvicinavo all'ingresso, notai qualcosa di diverso: una strana luminescenza sembrava fluire tra le foglie, come se l'intero parco fosse avvolto da una leggera foschia dorata.
Appena varcato il cancello, il mondo intorno a me cambiò. Gli alberi, che di solito conoscevo per la loro maestosità, sembravano ora più alti e vivi, le loro foglie frusciavano come per sussurrare antichi segreti. Incoraggiato dalla curiosità, mi avventurai oltre il solito percorso e, camminando tra cespugli e fiori dai colori incredibilmente vividi, mi ritrovai ai margini di un piccolo laghetto che non avevo mai notato.
L'acqua del laghetto era così limpida che si potevano vedere chiaramente i ciottoli sul fondo e, osservando con attenzione, notai un baluginio che sembrava provenire da una fonte sconosciuta. Mi avvicinai e, con grande stupore, vidi una piccola chiave dorata adagiata tra i sassi. Senza rifletterci troppo, la presi e, nel momento in cui le mie dita la sfiorarono, una giovane donna apparve sulla riva opposta del laghetto.
Era vestita con un abito dai colori cangianti, che rifletteva il sole in modo quasi ipnotico, e i suoi lunghi capelli sembravano intrecciati con fili d'argento. Mi guardò con occhi profondi e gentili e, con un sorriso, disse: "Finalmente qualcuno ha trovato la chiave del nostro mondo". Non sapevo come rispondere, ma qualcosa nel suo tono mi infuse tranquillità e, spinto da un moto di fiducia, decisi di seguirla.
Attraversato il laghetto su un ponte di pietre, che sembrava apparso appositamente per noi, entrammo in un bosco denso e incantato. Ogni passo svelava meraviglie: alberi dal tronco di cristallo, fiori che cantavano melodie sottili, uccelli dalle piume iridescenti che volavano disegnando figure nell'aria. Eppure, il tutto sembrava stranamente familiare, come se fosse sempre stato lì, al di là di una sottile barriera invisibile.
La donna mi spiegò che quel luogo era un rifugio di armonia e bellezza, un ecosistema perfetto nascosto agli occhi del mondo reale, protetto da incantesimi antichi. La chiave che avevo trovato era un punto di connessione, un oggetto magico che permetteva a chi lo possedeva di vedere e accedere a questo reame segreto.
Continuammo a camminare fino a giungere in una radura dove, al centro, troneggiava un albero imponente. Le sue radici affondavano profondamente nella terra, mentre i rami si aprivano verso il cielo come braccia in un abbraccio eterno. La donna mi confidò che quell’albero era il cuore pulsante del loro mondo, il custode di tutte le storie e i segreti della natura.
Passammo ore a parlare, seduti all’ombra dell'albero. Mi raccontò di creature misteriose che popolavano il parco solo quando gli occhi umani non potevano vederle, di stagioni che seguivano un ritmo tutto loro, di eventi magici che avvenivano in sincronia con le stelle. C'era una saggezza antica in ogni suo racconto, e io assorbii ogni parola come un viaggiatore assetato nel deserto.
Mentre il sole iniziava a tramontare, la donna mi congedò con dolcezza. Mi restituì la chiave, spiegandomi che avrei potuto riutilizzarla ogni volta che il mio cuore avesse desiderato tornare. Con un ultimo sguardo carico di promesse e un sorriso enigmatico, si allontanò nel bosco, dissolvendosi tra le ombre della sera.
Rimasi lì ancora per un momento, contemplando quel luogo meraviglioso, poi tornai sui miei passi. Il parco riprese il suo aspetto consueto mentre varcavo il cancello di uscita, come se nulla fosse accaduto. Avevo però una nuova consapevolezza e in tasca la chiave di un mondo segreto, pronto a svelarsi nuovamente ogni volta che l’estate avrebbe chiamato il mio nome.
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