Storia horror: un racconto di amici in una casa abbandonata
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 15.02.2026 alle 11:04
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 14.02.2026 alle 11:09
Riepilogo:
Scopri come scrivere un racconto horror ambientato in una casa abbandonata, imparando tecniche per creare suspense e atmosfere inquietanti.
Un sabato pomeriggio di fine ottobre, decidemmo di dare ascolto alle voci che circolavano ormai da tempo tra gli studenti della nostra scuola: una casa abbandonata ai margini del paese era diventata il fulcro di racconti inquietanti e macabri. Nessuno di noi credeva veramente ai fantasmi o agli spiriti, ma l’idea di esplorare quell'edificio fatiscente ci attirava come una calamita.
Eravamo in cinque: io, Marco, Laura, Chiara e Simone. Il tempo era perfetto per un’avventura del genere; il cielo grigiastro prometteva pioggia e il vento autunnale faceva cadere le foglie dagli alberi, creando un tappeto scricchiolante sotto i nostri passi. La casa era stata disabitata per anni e nessuno sapeva a chi fosse appartenuta. Alcuni dicevano che era stata la dimora di un ricco nobiluomo, altri giuravano di aver sentito grida provenire dalle sue mura nelle notti di luna piena.
Quando arrivammo di fronte alla casa, la sua struttura sembrava ancora più imponente e sinistra di come l'avevamo immaginata. Il cancello di ferro arrugginito era socchiuso, come se ci stesse invitando a entrare. Marco, il più coraggioso del gruppo, aprì il cancello con un cigolio che sembrò echeggiare per tutta la campagna. Ci fermammo un attimo, scambiandoci occhiate nervose, poi, uno dopo l'altro, ci infilammo nel giardino invaso dalla vegetazione.
L'ingresso della casa era chiuso, ma una finestra sul lato sembrava offrirci una possibilità di accesso. Simone tirò fuori dalla tasca una torcia e la accese, illuminando una stanza ricoperta di polvere e ragnatele. Entrammo uno alla volta, facendo attenzione a non farci male sui vetri rotti. L’interno era esattamente come ce lo eravamo immaginato: mobili coperti da lenzuoli bianchi, pavimenti scricchiolanti e un odore stantio che sembrava impregnare ogni angolo.
Ci dividemmo in due gruppi per esplorare la casa più velocemente. Io, Marco e Chiara decidemmo di controllare il piano terra, mentre Laura e Simone sarebbero saliti al piano superiore. Camminando tra le stanze, trovammo vecchie fotografie sbiadite, libri ammuffiti e, in una credenza, stoviglie che sembravano pronte per essere usate. Ogni stanza che aprivamo sembrava raccontare una storia dimenticata, ma fino a quel momento niente di particolarmente spaventoso.
Ad un tratto, Marco trovò una porta che portava alla cantina. Senza pensarci due volte, decise di aprirla. L’aria fredda e umida ci investì immediatamente, accompagnata da un odore acre e sgradevole. Scendemmo le scale con cautela, la torcia di Simone era l'unica nostra fonte di luce. Alla fine delle scale, la torcia illuminò una scena che ci fece gelare il sangue nelle vene: le pareti della cantina erano coperte di strani simboli e in un angolo c'erano attrezzi arrugginiti che sembravano strumenti di tortura.
Chiara, con la voce tremante, propose di andarcene immediatamente, ma Marco insistette per indagare ulteriormente. Io, seppur titubante, ero d'accordo con Chiara: c'era qualcosa di disturbante in quel luogo che mi metteva a disagio. Tuttavia, prima che potessimo prendere una decisione, sentimmo un urlo provenire dal piano superiore. Era Laura. Senza pensarci due volte, risalimmo le scale di corsa, trovando Laura e Simone pallidi e agitati in corridoio.
Laura ci raccontò che, mentre esploravano una delle camere da letto, lo specchio improvvisamente si era incrinato da solo, come se fosse stato colpito da qualcosa di invisibile. Decidemmo che ne avevamo abbastanza di quella casa e che era ora di andarcene. Mentre ci dirigemmo in fretta verso l'uscita, il vento sembrava ululare intorno all'edificio e un lampo illuminò il cielo, seguito da un tuono assordante.
Fu solo una volta all'esterno che ci fermammo a riprendere fiato, lontani dalla casa e dalle sue storie. Non sapevamo se ciò che era accaduto fosse frutto della nostra immaginazione o di qualcos’altro, ma una cosa era certa: quella casa abbandonata aveva mantenuto le sue promesse di brivido e mistero, e non avevamo intenzione di tornarci presto.
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