La macchina del tempo ti ha trasportato nell’Antico Egitto, proprio nel periodo della costruzione della Grande Piramide: Racconto in prima persona
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 12.01.2026 alle 14:07
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 16.06.2025 alle 19:13
Riepilogo:
Trasportato nell'Antico Egitto, assisto alla costruzione della Grande Piramide: operai specializzati, organizzazione, villaggio, orgoglio e ingegno umano. 🏺🔺
Quando ho aperto gli occhi, il caldo intenso del deserto mi ha avvolto e il sole splendente sopra di me ha reso impossibile non coprire gli occhi con le mani. Mi sono ritrovato in un luogo e in un tempo di cui avevo solo letto nei libri di storia: l'Antico Egitto, al tempo della costruzione della Grande Piramide di Giza. L’aria era densa e vibrante di aspettative, e io ero lì, un osservatore in carne e ossa, di un'epoca remota e leggendaria.
Mentre i miei occhi si adattavano alla luce intensa, il panorama si è gradualmente rivelato. Davanti a me si trovava uno spettacolo grandioso: la Grande Piramide era in costruzione. I suoi massicci blocchi di calcare e granito erano disposti in modo ordinato, in una sequenza che sembrava impossibile da realizzare senza i moderni strumenti che conosciamo oggi. Il rumore incessante di lavoratori all’opera riempiva l’aria: il rintocco ritmico dei martelli, le urla in una lingua antica e il suono di corde tirate al limite del possibile.
Mi sono avvicinato, desideroso di scoprire di più su questo miracolo dell’ingegneria. I lavoratori, inquadrati in gruppi disciplinati, stavano muovendo enormi blocchi con l’aiuto di slitte di legno e argani, insieme a corde spesse. Alcuni avanzavano lentamente, spingendo i blocchi lungo rampe di argilla e ghiaia, mentre altri rendevano il terreno più scivoloso con acqua per facilitare lo spostamento. Tutto seguiva un ritmo preciso, come se fosse una danza perfettamente coreografata. Osservando con attenzione, mi sono reso conto che gran parte di questa organizzazione era grazie a un sistema di gerarchie ben strutturato, in cui scribi e supervisori davano ordini e coordinavano i movimenti dei lavoratori.
Sono stato trascinato dall’energia e dalla dedizione che permeavano l’aria. Nei volti stanchi e sudati dei lavoratori, si leggeva una determinazione feroce. Non erano schiavi, come spesso si è erroneamente creduto, ma operai specializzati e contadini che, nei mesi in cui il Nilo inondava i campi, dedicavano le loro energie alla costruzione della piramide. Era chiaro che sentivano un certo orgoglio nel partecipare a un progetto di tale grandezza e importanza. Era un’opera destinata a durare in eterno, nel nome del faraone Khufu.
Avvicinandomi a un gruppo di artigiani, ho potuto osservare come intagliassero le pietre con precisione meticolosa. Mi sentivo come se stessi ascoltando una lezione di ingegneria architettonica, in cui l'arte si intrecciava con la tecnica. Si utilizzavano strumenti di rame per tagliare le pietre e una miscela di sabbia e acqua per lisciarle. Su un lato del sito, ho notato artisti intenti a decorare blocchi con geroglifici, eternando messaggi divini dedicati al faraone.
Non lontano, sorgeva un villaggio di case di mattoni e fango, abitato da famiglie di operai. Al suo interno, la vita si svolgeva in una sorprendente normalità: bambini giocavano, donne cucinavano e gli anziani discutevano tra loro. Qui, un’improvvisa consapevolezza mi ha colpito: la costruzione della piramide non era solo un’impresa architettonica, ma un fenomeno che coinvolgeva un’intera società, unendo diverse classi sociali in un’unica grande opera.
Più tardi, mentre il sole tramontava sull’orizzonte sabbioso, dipingendo il cielo di arancione e rosso, ho cominciato a riflettere sulla grandiosità di ciò che avevo visto. Ero stato testimone dell’ingegno e della forza di volontà di un popolo che, con risorse limitate ma con un’immensa fiducia nelle loro conoscenze e credenze, aveva realizzato un progetto che ancora oggi suscita meraviglia e ammirazione. Questo viaggio nel tempo mi ha offerto una lezione unica: l’Antico Egitto non era solo una civiltà di mistero e mitologia, ma una società di straordinaria ingegnosità e dedizione, capace di realizzare una delle meraviglie più durature della storia umana.
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