Lettera di Sante Pollastri al suo vecchio amico Girardengo: riflessioni di un uomo anziano e malato in prigione
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: oggi alle 7:51
Riepilogo:
Scopri le riflessioni di un uomo anziano e malato in prigione attraverso la lettera di Sante Pollastri al suo vecchio amico Girardengo. 📝
Caro Costante,
mentre scrivo queste parole, sento il peso del tempo che ormai mi scivola tra le dita, come sabbia fine che non riesco più a trattenere. Mi trovo in una cella fredda e umida, dove le ombre della notte e i rumori stridenti della serratura sono diventati i miei unici compagni fedeli. È in questo silenzio opprimente che penso a te, al nostro passato insieme e a quello che siamo diventati. Anche se ormai gli anni hanno consumato le nostre vite, ritengo che il nostro legame meriti ancora un momento di riflessione, una conclusione, se ci sarà mai.
Ricordo con nitidezza i giorni della nostra giovinezza, quando la vita sembrava un libro appena aperto, pronto a essere scritto da noi secondo i nostri desideri e le nostre avventure. Eravamo due anime ribelli, tu con la tua bicicletta instancabile, io con la mia inquietudine e quella smania di libertà che mi bruciava dentro. Le strade polverose, le gare, l’adrenalina, erano il nostro mondo e noi eravamo invincibili. O almeno, così ci sembrava.
Ma il destino, come ben sappiamo, ha il suo modo crudele di dividere le strade di chi si crede inseparabile. Il mio percorso, guidato dalle mie scelte discutibili, mi ha condotto verso una strada che sembrava senza ritorno. Sono diventato un uomo ricercato, un “bandito fuori legge” come mi hanno definito. Avrei voluto credere che in te avrei sempre trovato un amico leale, qualcuno su cui contare anche nei momenti più bui. Ma poi è arrivato quel giorno, il giorno dell’arresto. Quel momento che avrebbe definito il nostro legame per sempre.
Costante, hai scelto di collaborare con le autorità. Hai fornito informazioni su di me, contribuendo alla mia cattura. Tradimento. È una parola che pesa come un macigno nel cuore di chi, come me, ha vissuto nella lealtà e nella fedeltà verso chi considerava un fratello. Mi sono chiesto a lungo perché l’avessi fatto. Era la paura? Era la pressione di un sistema che ti aveva stretto all’angolo? O, forse, non ero mai stato importante come credevo di essere per te?
Eppure, in questo freddo che mi avvolge, mi rendo conto che portare rancore serve a poco ora. Non sono più il giovane ardente e impetuoso di una volta. Gli unici ardori che mi accompagnano ora sono quelli della febbre che lentamente mi consuma. La malattia mi sta portando via, Costante, e con il tempo che mi resta, voglio guardare indietro senza ira, ma con una certa comprensione.
Voglio pensare che anche per te non sia stato facile. Che i tuoi demoni abbiano gareggiato contro di me tanto quanto io ho gareggiato contro i miei. Forse, se avessimo avuto più tempo, avremmo potuto sedere uno di fronte all’altro e spiegarci, capirci. Ma il tempo non ci ha concesso questa possibilità.
Mi piacerebbe sapere se il tuo cuore è mai stato gravato dal pensiero di quei giorni lontani, se mai hai voltato lo sguardo al passato con un pizzico di rimpianto o di nostalgia. Vorrei sapere se mi pensi ancora, nelle tue giornate affollate di ricordi e successi.
Non scrivo questa lettera per cercare perdono, né per offrirne uno che tu non hai chiesto. Scrivo per esprimere quel rimpianto che accompagna l’età e la consapevolezza di ciò che è stato, ma anche di ciò che mai potrà essere. Sto per affrontare il mio ultimo viaggio, Costante, e voglio partire con un cuore più leggero, anche se le parole non potranno mai cambiare la storia.
Se mai passerai da queste parti, forse per una gara o un ricordo, lascia che il vento porti con sé queste mie parole: pace, amico mio. Forse nelle nostre nuove vite ci ritroveremo di nuovo a rincorrere il vento, liberi, come un tempo.
Con affetto sincero,
Sante
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