L'abbraccio di Penelope a Ulisse dal punto di vista di Penelope con il linguaggio dell'Iliade
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 22.01.2026 alle 16:37
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 21.01.2026 alle 11:44
Riepilogo:
Scopri l'abbraccio di Penelope a Ulisse raccontato da Penelope con il linguaggio epico dell'Iliade, approfondendo emozioni e attesa in modo vivido.
L'abbraccio di Penelope a Ulisse dal punto di vista di Penelope, usando il linguaggio dell'Iliade
Oh, come la tela che giorno e notte intessevo, così la mia attesa per il ritorno di Ulisse era tessuta di speranza, timore e amore. Per vent'anni resistetti alla pressione incessante dei Proci, che pretendevano il mio cuore e il trono di Itaca. Ogni volta che il sole ascendeva nel cielo, la mia coscienza era afflitta dall'incertezza del destino del mio amato. I giorni trascorrevano come navi che si allontanano dal porto, portando con sé i venti del tempo e lasciandomi con solo ricordi ardenti e fede incrollabile.In quei lunghi anni, divenni maestra di astuzia e pazienza, tessendo una trama d'inganno che durò finché non volli svelare la mia astuzia. Promisi ai Proci che avrei scelto un pretendente dopo aver terminato di tessere il sudario per Laerte, il padre di Ulisse. Ma ogni notte disfacevo la tela che avevo tessuto durante il giorno, tenendo a bada la loro insistenza e alimentando la speranza nel mio cuore che un giorno il mio amato eroe sarebbe tornato.
E finalmente quel giorno arrivò. Ulisse, dopo aver sofferto innumerevoli travagli e aver affrontato pericoli inimmaginabili, tornò a casa. Non subito riconobbi il mio sposo, poiché si presentò sotto mentite spoglie, simile a un mendicante, sviando gli occhi dei Proci e persino i miei. Tuttavia, in fondo al mio cuore, una voce silenziosa e incessante mi sussurrava che Ulisse era tornato. Era come se le onde del mare di Atene stessero sussurrando un canto antico, e io lo ascoltavo, sebbene la mente razionale mi dicesse di essere prudente.
Fu solo quando Ulisse, con incredibile forza e destrezza, tese l'arco che nessun altro poteva piegare e scagliò la freccia attraverso i dodici anelli, che la verità divenne chiara come la luce del giorno. Ricordo il battito accelerato del mio cuore, come se fosse un tambureggiare di guerra nei miei timpani. Eppure, ancora non mi concessi di cedere completamente; volevo essere assolutamente certa che quel mendicante fosse veramente il mio sposo.
Poi, il segno inconfondibile: il nostro letto nuziale, scolpito in radici viventi, impossibile da spostare. Solo Ulisse conosceva quel segreto, e quando ne parlò, ogni dubbio si dissolse come nebbia al sorgere del sole. In quel momento, corsi verso di lui, il cuore colmo di gioia e lacrime di felicità che rigavano il mio viso. L'odore di mare e di battaglie perse e vinte riempì le mie narici, mentre abbracciavo il mio caro amato.
Le mie braccia si chiusero attorno a lui con una forza che solo la disperazione e la speranza rinnovata potevano dare. Sentii ogni muscolo, ogni cicatrice e ogni singolo segno lasciato dal tempo e dalle avventure nel suo corpo. Ogni linea e piega era una testimonianza del suo viaggio, un racconto di resistenza e fede incrollabile, che trovava rispecchiamento nel mio stesso cuore provato.
"Oh Ulisse, mio marito e mio signore," dissi, la voce spezzata dall'emozione trattenuta per troppi anni. "Come sei cambiato eppure sei lo stesso! Sei la roccia che si erge contro la tempesta, e io sono il mare che ti accoglie, ti abbraccia e ti riscalda."
E così, nel nostro abbraccio trovammo la fine di una lunga separazione e l'inizio di una nuova unione, forgiata dalla pazienza e dalla fedeltà. Nel silenzio del palazzo di Itaca, finalmente svuotato dai Proci, ci promettemmo nuovamente l'amore eterno, il nostro legame più forte di qualsiasi tempesta o battaglia esterna. In quel momento, sentii il peso del tempo sollevarsi dalle nostre anime affaticate.
Il ritorno di Ulisse non fu solo una ricongiunzione di corpi, ma la restaurazione di tutto ciò che era stato perduto. Itaca tornò a vivere sotto il dominio giusto e forte del suo re, e io, Penelope, ritrovai la metà del mio essere che avevo perduto con la partenza di Ulisse. L'abbraccio che ci unì fu l'abbraccio di due anime che, nonostante le distanze e le difficoltà, non si erano mai veramente separate, ma che si erano sempre cercate attraverso il vasto tempo e lo spazio.
Vota:
Accedi per poter valutare il lavoro.
Accedi