In che contesto storico è stata costruita la diga del Vajont?
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: oggi alle 15:23
Riepilogo:
Scopri il contesto storico della costruzione della diga del Vajont durante il boom economico italiano e le sue implicazioni sociali ed energetiche.
La diga del Vajont, uno dei più noti disastri della storia italiana, fu costruita in un contesto storico di grande fermento e sviluppo economico. Questo periodo, noto come il boom economico, si colloca principalmente tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale, l'Italia si trovava in una fase di ricostruzione e modernizzazione, sostenuta dagli aiuti del Piano Marshall e dall'industrializzazione crescente che trasformava il volto del paese.
In questo clima di ambizione e progresso, la spinta ad utilizzare le risorse naturali per scopi energetici era forte. La produzione di energia idroelettrica divenne strategicamente importante per sostenere lo sviluppo industriale e soddisfare la crescente domanda di energia. La diga del Vajont, concepita negli anni Cinquanta, era un progetto ambizioso che si inseriva perfettamente in questo quadro, mirato a produrre energia sfruttando le acque del torrente Vajont, una zona montuosa tra le vallate del Friuli Venezia Giulia e del Veneto.
La costruzione della diga, iniziata nel 1957 dalla SADE (Società Adriatica di Elettricità), si sviluppò in un clima di ottimismo e fiducia nelle capacità tecniche e ingegneristiche. La SADE era un potente ente energetico del Nord Italia che aveva già realizzato numerose opere idroelettriche. Per la diga del Vajont, il progetto prevedeva la creazione di un bacino artificiale capace di contenere milioni di metri cubi d'acqua grazie a una diga alta 261,6 metri, una delle più alte del mondo al momento della sua costruzione.
Tuttavia, la costruzione della diga non avvenne senza polemiche e controversie. Vi erano già dal principio avvertimenti circa la precarietà geologica della zona, caratterizzata da instabilità e movimenti franosi. Numerose studi e relazioni, tra cui quelli dell'illustre geologo Edoardo Semenza, evidenziarono il rischio di frane che potevano mettere in pericolo l'infrastruttura e le vite delle popolazioni locali. Nonostante questi avvertimenti, la diga fu completata nel 196, e il bacino venne gradualmente riempito nei successivi anni sotto il forte pressing della SADE, che aspirava a realizzare al più presto i benefici dell'impianto.
Nel contesto storico di quegli anni, con l’Italia lanciata verso un inarrestabile sviluppo economico, questa frettolosa procedura rifletté un certo distacco e sottovalutazione dei rischi ambientali. Rispetto a oggi, infatti, la sensibilità verso le valutazioni di impatto ambientale e la sostenibilità era sensibilmente diversa, e si privilegiavano le opere di grande portata auspicando che avrebbero portato prestigio e economie vitali per il paese.
Il disastro si materializzò l'11 ottobre 1963. Una frana di enormi dimensioni si staccò dal monte Toc, sovrastante il bacino artificiale, precipitò nell’acqua e generò un'onda di maremoto che superò la diga e devastò la valle sottostante, radendo al suolo i paesi di Longarone, Pirago, Villanova, Rivalta e Faè, e causando la morte di circa 2.000 persone.
Questo tragico evento inaugurò una nuova fase di riflessione sulla gestione delle risorse naturali e le responsabilità umane nei confronti dell’ambiente e delle comunità locali. Negli anni che seguirono, il caso Vajont divenne emblematico della necessità di coniugare sviluppo e sicurezza. Emerse una più ampia consapevolezza sulla rilevanza di accurate valutazioni geologiche e ambientali per evitare ulteriori tragedie.
In sintesi, la diga del Vajont fu costruita in un periodo di intenso avanzamento economico, tecnico e industriale, senza considerare adeguatamente i limiti imposti dalla natura. Le lezione di questo tragico avvenimento ebbe un impatto profondo sui criteri di progettazione e sul modo di concepire il rapporto tra progresso umano e ambiente, sottolineando l'importanza di una gestione più attenta e responsabile delle risorse naturali. Questo evento ha indubbiamente gettato un'ombra sulla storia dell'ingegneria civile in Italia, ma ha anche segnato un punto di svolta verso una maggiore protezione dell'ambiente e della società.
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