Ero in vacanza a Parigi e improvvisamente sono stato molto male: il ricovero all'ospedale Saint-Antoine e la diagnosi medica
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 20.01.2026 alle 9:40
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 17.01.2026 alle 14:09
Riepilogo:
Scopri cosa imparare dal racconto del ricovero a Parigi, la diagnosi di peritonite e la gestione ospedaliera di un caso urgente ed educativo.
Era una vacanza attesa da tempo, quel viaggio a Parigi rappresentava per me una piccola fuga dalla routine e l'opportunità di esplorare la capitale francese, con i suoi monumenti maestosi e le strade piene di storia. Tuttavia, l'esperienza si rivelò ben diversa da quella che avevo immaginato e, purtroppo, ne porto ancora segni indelebili.
Era una mattina di inizio estate quando iniziai a non sentirmi bene. Non capivo cosa mi stesse succedendo, il dolore era improvviso e intenso, una fitta costante che mi impediva quasi di respirare. Dopo alcuni minuti che sembravano ore, capii che dovevo fare qualcosa di urgente. Una telefonata al numero di emergenza fu seguita dall'arrivo immediato di un'ambulanza che mi portò all'ospedale Saint-Antoine di Parigi.
Gli infermieri e i medici mi accolsero con efficienza e rapidità. Dopo vari esami e un'accurata visita, arrivò la diagnosi: peritonite causata da un diverticolo perforato. Le parole del medico furono chiare e preoccupanti, avrei dovuto essere operato nel giro di 24/48 ore al massimo. La peritonite è un'infiammazione grave del peritoneo, il tessuto liscio che riveste l'interno dell'addome, ed è una condizione che non può essere sottovalutata. Il diverticolo, una piccola sacca che si forma sulla parete intestinale, si era infettato e poi perforato, causando un'infezione interna.
Nonostante le urgenze delle circostanze, l'operazione non ebbe luogo così rapidamente come previsto. Non conosco esattamente le ragioni del ritardo; potrebbe essere stata una questione di priorità ospedaliere, di disponibilità di sale operatorie, o magari di altri fattori medici che non mi furono comunicati. Fatto sta che rimasi ricoverato in quell'ospedale per ben 15 giorni.
Durante quel periodo, la mia situazione era costantemente monitorata: antibiotici potenti, fluidi per via endovenosa e, naturalmente, un periodo di digiuno obbligatorio per permettere al mio intestino di riposare e ridurre l'infiammazione. Negli ultimi giorni del ricovero, però, la situazione prese una piega piuttosto curiosa, se non addirittura paradossale.
Durante la fase di recupero, quando iniziarono a farmi mangiare di nuovo, ebbi delle aspettative ben diverse rispetto a ciò che mi fu effettivamente servito. Mi aspettavo una dieta leggera, pensata per un paziente che aveva appena avuto a che fare con una grave infezione addominale e che aveva bisogno di cibi facilmente digeribili. Invece, mi furono servite pietanze che mai avrei immaginato di vedere in un contesto ospedaliero, figuriamoci di mangiare: salsiccia, pasta alla bolognese, baguette con burro e marmellata, e altre pietanze incredibilmente saporite ma a mio avviso inadatte per il mio stato di salute.
Non so se si trattasse di uno strano approccio alimentare dell'ospedale Saint-Antoine, oppure di un semplice errore del personale della cucina. Quello che è certo è che ogni pasto diventava una vera e propria avventura, un test continuo alla mia capacità di ripresa e alla mia tolleranza alimentare. Ricordo ancora il volto allibito dei miei familiari quando descrivevo loro i pasti, una incredulità che condividevo pienamente.
Fortunatamente, nonostante quella dieta a dir poco bizzarra, le mie condizioni migliorarono. Al quindicesimo giorno fui finalmente dimesso, con prescrizioni mediche ben precise e raccomandazioni per una dieta che invece seguiva coerentemente una dieta blandamente blandamente iponitrogenea, cioè con pochi residui e povera di proteine, per favorire il recupero completo del mio intestino.
Quell'esperienza mi ha insegnato molto, non solo sulla fragilità del corpo umano e la necessità di prestare attenzione ai segnali che ci manda, ma anche sull'importanza di un sistema sanitario efficiente e di una comunicazione chiara tra medico e paziente. Non dimenticherò mai quei giorni passati a Parigi, un ricordo che, per quanto carico di difficoltà, mi ha anche reso più consapevole della mia salute e della necessità di prendersi sempre cura di sé stessi.
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