Racconto horror: una mattina d'autunno nel bosco
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 16.02.2026 alle 18:57
Tipologia dell'esercizio: Tema
Aggiunto: 13.02.2026 alle 11:08
Riepilogo:
Scopri come scrivere un racconto horror ambientato in una mattina d'autunno nel bosco, sviluppando suspense e dettagli suggestivi passo dopo passo.
Era una mattina d'autunno, il sole filtrava attraverso le foglie dorate e rossastre degli alberi, creando un mosaico di luci e ombre sul sentiero coperto di foglie. Un gruppo di amici, composto da Marco, Elena, Luca e Sabrina, aveva deciso di approfittare della giornata mite per fare un'escursione in un bosco poco distante dalla loro città. Il bosco, conosciuto come "Bosco delle Ombre", era avvolto da leggende misteriose che raccontavano di strani avvistamenti e inquietanti suoni notturni.
Gli amici, tuttavia, non erano intimoriti. Anzi, consideravano quelle storie come favole per spaventare i bambini e ridevano tra loro giocando con idee di streghe e fantasmi. Incuranti, si inoltrarono sempre di più nel cuore del bosco, conversando animatamente e godendosi lo spettacolo della natura. Le loro voci, accompagnate dal fruscio delle foglie sotto i passi, risuonavano lungo il sentiero solitario.
Dopo un paio d'ore di cammino, trovarono una radura perfetta dove fermarsi per rifocillarsi. Si sedettero in cerchio, aprendo gli zaini pieni di panini e bevande. Il vento accarezzava leggermente le cime degli alberi e portava con sé un profumo di terra umida e muschio. Fu in quel momento che Elena notò un antico edificio in lontananza, nascosto tra la vegetazione.
Curiosi, i ragazzi decisero di avvicinarsi per esplorarlo. L'edificio sembrava un'antica cappella abbandonata, con muri di pietra coperti di rampicanti e finestre rotti da cui spuntavano rami contorti. La porta era socchiusa, cigolante, come se aspettasse una visita da tempo. Nonostante un leggero brivido d'incertezza, il gruppo si fece coraggio ed entrò.
All'interno, la luce era fioca e l'aria sapeva di vecchio, di storie dimenticate. C'erano banchi di legno in rovina, un altare consumato dal tempo e frammenti di vetro colorato sul pavimento, residuo di antiche vetrate istoriati. Sul soffitto pendevano ragnatele spesse come tende. Sabrina, con il suo cellulare, illuminò l'ambiente, mentre Marco curiosava vicino all'altare.
Fu allora che si accorsero di strani simboli incisi sulle pareti, qualcosa che somigliava a rune o forse semplici graffiti. Nessuno di loro poteva decifrarli, ma emanavano un'aura di inquietudine. Improvvisamente, sentirono un rumore, come un sussurro o un'eco lontana. Si guardarono uno con l'altro, cercando rassicurazione, ma nei loro occhi c'era solo perplessità.
Luca suggerì di tornare indietro, ma Elena, affascinata dall'atmosfera misteriosa, propose di rimanere ancora un po'. Decisero, sebbene titubanti, di esplorare il resto dell'edificio. Attraversando un passaggio stretto, si trovarono in una cripta sotterranea, illuminata solo dalle torce dei telefoni. Le pareti erano adornate da sculture consumate e candelabri arrugginiti gettavano ombre ondulanti ovunque.
Mentre procedevano, l'aria divenne improvvisamente più fredda e carica di elettricità statica. Un brivido percorse la schiena di tutti loro quando un vento improvviso spense le torce dei cellulari. In quell'oscurità intensa, sentirono distintamente una voce flebile, come un lamento. Era una lingua che nessuno di loro conosceva, una melodia triste che sembrava arrivare dalle profondità della terra.
Cercando di riaccendere le torce, il panico cominciò a serpeggiare tra loro. Quando finalmente la luce tornò, si accorsero che mancava qualcuno. Sabrina non era più con loro. Il cuore di Marco saltò un battito mentre chiamavano il suo nome, ma non ricevettero risposta. Solo il silenzio rispondeva alle loro grida sempre più disperate.
Terrore e angoscia aumentarono quando, illuminando la stanza, trovarono un nuovo simbolo sul pavimento: non c'era prima. Decisero di tornare in superficie, sperando che Sabrina fosse già all'esterno, ma dentro di loro lottavano con la paura dell'ignoto.
Emergendo dalla cripta, l'ambiente all'aperto era cambiato. Un'oscurità innaturale li avvolgeva, come se il giorno avesse ceduto di colpo. La foresta risonava di suoni sconosciuti, e ombre senza forma si muovevano ai margini della loro percezione. Tremori di paura percorrevano i ragazzi, e il pensiero di Sabrina perduta in quel luogo ostile li spaventava oltre misura.
Alla fine, guidati solo dalla disperazione e dal debole bagliore dei cellulari, riuscirono a ritrovare la via del sentiero. Stanchi e spaventati, giurarono a loro stessi di non tornare mai più in quel bosco, ora consapevoli che le leggende non erano semplici storie.
Di Sabrina non ci fu mai più traccia, e la cappella, il giorno dopo, sembrò scomparsa, come se non fosse mai esistita. Una memoria spettrale di un autunno da dimenticare, che li avrebbe perseguitati per sempre.
Valutazione dell'insegnante:
Questo lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 16.02.2026 alle 18:57
Sull'insegnante: Insegnante - Anna N.
Da 7 anni lavoro in liceo e sostengo la preparazione alla maturità e all’esame di terza media. Mi concentro su pianificazione chiara e scelta di esempi efficaci. Creo uno spazio sicuro per domande ed esercizi, così cresce la fiducia nella scrittura.
Complimenti: ottima struttura e atmosfera inquietante, descrizioni vivide e ritmo coinvolgente.
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