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Secondo Marco d'Eramo: la rimozione della morte continua nonostante la pandemia

approveQuesto lavoro è stato verificato dal nostro insegnante: 16.02.2026 alle 18:26

Tipologia dell'esercizio: Tema

Riepilogo:

Scopri come Marco d'Eramo analizza la rimozione della morte nella società attuale nonostante la pandemia, per comprendere questo tema importante.

La riflessione di Marco d'Eramo sulla rimozione della morte nella nostra società solleva un tema fondamentale e sempre attuale. Nonostante la pandemia di COVID-19 abbia messo in primo piano la fragilità della vita umana e l'inevitabilità della morte, sembra che, come società, cerchiamo ancora di evitare di confrontarci apertamente con questa realtà. Analizzando la realtà odierna e il mondo che ci circonda, è possibile osservare diversi aspetti che confermano la persistenza di questa rimozione culturale della morte.

Innanzitutto, è importante considerare come i media rappresentano la morte. Durante la pandemia, i bollettini quotidiani riguardo ai decessi erano una presenza costante nei notiziari, ma la ripetitività dei numeri e la loro presentazione asettica hanno contribuito a creare una sorta di distanza emotiva. La morte è stata ridotta a statistiche, priva del suo impatto personale e umano. Questa rappresentazione non è riuscita a farci confrontare con la realtà della perdita e del dolore individuale.

In aggiunta, la cultura contemporanea continua a glorificare la giovinezza e la vitalità, e ciò è particolarmente evidente nell'industria della bellezza e del benessere. La pubblicità e i media sociali promuovono incessantemente l'idea di un corpo eterno e perfetto, allontanando ulteriormente la consapevolezza dell'invecchiamento e, di conseguenza, della morte. Il mito della giovinezza eterna contribuisce a alimentare l'illusione di immortalità, relegando la morte a un argomento scomodo e da evitare.

In ambito tecnologico, l'idea di superare la mortalità sta prendendo il sopravvento con progetti come quelli del transumanesimo e dell'intelligenza artificiale, che mirano a prolungare indefinitamente la vita umana o a emulare la coscienza. Anche se queste innovazioni hanno il potenziale di migliorare la qualità della vita, esse riflettono un desiderio profondo di evitare o posticipare il confronto con la mortalità.

È anche significativo considerare come la morte venga affrontata nel contesto delle famiglie e delle comunità. Spesso, si evita di parlare della morte con i bambini o di coinvolgerli nei riti funebri, sottraendo loro la possibilità di comprendere e accettare questa parte inevitabile della vita. L'assenza di educazione e dialogo su questo tema contribuisce a perpetuare il tabù intorno alla morte, mantenendo viva una sorta di incomunicabilità culturale che la allontana dalla sfera della normale esperienza umana.

Tuttavia, per quanto la società possa cercare di rimuovere la presenza della morte, questa rimane un elemento inevitabile della condizione umana. La pandemia ha avuto il merito di ricordarci quanto la vita sia precaria e fragile, ma sembra che l'effetto di questo richiamo non sia stato abbastanza potente da provocare un mutamento significativo nel modo in cui ci confrontiamo con la morte. In effetti, la rapida voglia di "ritorno alla normalità", osservata dopo i mesi più bui della pandemia, potrebbe indicare un desiderio di cancellare l'esperienza angosciante appena trascorsa piuttosto che imparare realmente da essa.

Di fronte a questi aspetti, è possibile concordare con la tesi di Marco d'Eramo riguardo alla continua rimozione della morte nella nostra società. Nonostante i richiami alla fragilità della nostra condizione siano stati numerosi e drammatici, il cambiamento culturale necessario per un accettazione più aperta e consapevole della mortalità è ancora lontano. Forse, uno degli esiti più costruttivi della recente esperienza pandemica potrebbe essere proprio quello di avviare una riflessione più profonda e diffusa sulla morte come parte integrante della vita, stimolando un atteggiamento più maturo e accogliente verso questo mistero che accomuna tutti gli esseri umani.

Domande frequenti sullo studio con l'AI

Risposte preparate dal nostro team di tutor didattici

Qual è la tesi di Marco d'Eramo sulla rimozione della morte?

Marco d'Eramo sostiene che la nostra società rimuove la morte dal dibattito pubblico, evitando di confrontarsi apertamente con la sua realtà inevitabile.

Come la pandemia influenza la rimozione della morte secondo Marco d'Eramo?

La pandemia ha reso evidente la fragilità della vita, ma non ha cambiato profondamente il modo in cui la società evita il tema della morte.

In che modo i media contribuiscono alla rimozione della morte?

I media spesso trattano la morte come una statistica impersonale, creando distanza emotiva e impedendo un vero confronto con la perdita.

Cosa dice Marco d'Eramo sull'influenza della cultura contemporanea sulla morte?

La cultura attuale esalta la giovinezza e la vitalità, alimentando l'illusione di immortalità e allontanando l'accettazione della morte.

Qual è il ruolo della famiglia nella rimozione della morte secondo Marco d'Eramo?

Le famiglie tendono a evitare di parlare della morte, specialmente con i bambini, contribuendo al tabù e alla mancanza di educazione sul tema.

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